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Come e perché la Corte costituzionale ha “graziato” il governo – La Stampa

L’ipotesi di bocciare la Manovra del Popolo è stata seriamente presa in esame. Ma la Consulta non se l’è sentita di affondare il colpo

Un grosso meteorite ha sfiorato giovedì scorso il governo Conte, inconsapevole (come tutti) del pericolo corso. Cosa è accaduto? Che la Corte costituzionale ha molto seriamente valutato il ricorso Pd contro il bavaglio al Parlamento imposto durante il dibattito sulla manovra. Alla fine i giudici hanno deciso di soprassedere. Ma da quanto autorevolmente filtra, il ricorso è stato respinto non per motivi di tipo giuridico, o non tanto per quelli, quanto per un doveroso senso di responsabilità nazionale. Il solo fatto di dichiarare ammissibile il ricorso, avrebbe determinato uno sconquasso politico-finanziario senza precedenti, da evitare visto come siamo messi. A tale conclusione la Consulta è pervenuta – ecco la vera notizia – solo dopo un serrato esame dall’esito niente affatto scontato. Soprattutto ci è arrivata partendo da una relazione iniziale che ha messo sul tavolo l’intero ventaglio delle possibilità, compresa la più esplosiva.

Nell’incertezza si sarebbero scatenati gli speculatori, i mercati, lo spread, magari dopo Carige sarebbe «saltata» qualche altra banca

I rischi presi in considerazione
L’impostazione della relatrice Marta Cartabia è stata (riferiscono fonti bene addentro) aperta e problematica. Si è conclusa senza indicazioni, tantomeno quella di bocciare il ricorso Pd. Ne è seguita, raccontano, una discussione corretta, seria e appassionata. Qualcuno ha fatto notare che, ammettendo il ricorso, la Corte poi si sarebbe dovuta nuovamente riunire per decidere se la museruola imposta al Parlamento sia stata così grave da configurare una violazione della Carta costituzionale e, in quel caso, da invalidare l’intera legge di Bilancio. Questa nuova riunione della Consulta non si sarebbe potuta tenere prima di giugno: il tempo minimo necessario per approfondire il caso, ascoltare le parti in causa, rifletterci su adeguatamente. Nel frattempo, profittando dell’incertezza, si sarebbero scatenati gli speculatori, i mercati, lo spread, magari dopo Carige sarebbe «saltata» qualche altra banca. Insomma, l’attesa del verdetto finale non sarebbe stata certo indolore. Tutti ne avremmo pagato il conto.

In nome della carità di patria
Non a caso il presidente della Repubblica, che pure aveva le sue riserve rese pubbliche nel messaggio di San Silvestro, ha preferito mettere la firma alla manovra. Soppesati i pro e i contro, l’arbitro Mattarella giudica in questa fase prioritario evitare nuovi guai all’Italia, l’esercizio provvisorio e tutto il resto. Idem la Corte: accettando il ricorso Pd, avrebbe in qualche misura sconfessato lo stesso Capo dello Stato, mosso da carità di patria. A quanto risulta, pure questo aspetto è stato preso in considerazione. Cosicché, al momento di tirare le somme, tralasciando i risvolti giuridico-costituzionali è stato deciso di conformare il verdetto alla saggia valutazione presidenziale. Il meteorite per questa volta ci ha risparmiato.

Sorgente: Come e perché la Corte costituzionale ha “graziato” il governo – La Stampa

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