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Cariche, molotov e proiettili. La leggerezza del ’68 finì davanti al portone della Bussola – Il Dubbio

La notte del 31 dicembre il movimento studentesco voleva fare la “festa ai padroni”. Tra i contestatori c’erano D’Alema e i futuri dirigenti di Potere Operaio

L’ immagine felice del ‘ 68, solo in parte abbellita e indorata dal mito e dalla nostalgia, degenerò in tragedia la notte dell’ultimo dell’anno. In quelle stesse ore convulse e tragiche, con le barricate erette sul lungomare esclusivo della Versilia e la polizia che sparava ad altezza d’umo, con i manifestanti che sfuggivano alle cariche sulla spiaggia, e con loro il futuro segretario dei Ds Massimo D’Alema, iniziò a nascere il principale gruppo della sinistra extraparlamentare, Lotta continua, anche se per la gestazione ci sarebbero voluti mesi e a fare da levatrice ci si sarebbe messa l’imprevista rivolta operaia autonoma alla Fiat, nella primavera successiva.

Quella notte camminò anche per l’ultima volta Soriano Ceccanti, di appena 16 anni. Una pallottola lo raggiunse alla colonna vertebrale. La paralisi, nei decenni successivi, non gli ha impedito di diventare campione di fioretto e spada, oro mondiale in Olanda nel 1990, medagliere folto di argenti e bronzi in quattro tornate olimpiche. Senza mai dimenticare l’impegno: Ceccanti è stato consigliere comunale eletto con Rifondazione, attivo per decenni nella cooperazione in Africa. Con la ferocia tipica della burocrazia, nel 2013 l’Inps, nel quadro del rigorismo europeo, gli revocò la pensione d’invalidità. Un passo involontariamente ad alto tasso di significato simbolico.

La protesta di fronte alla Bussola era stata forse ispirata da quella della Scala del 7 dicembre. L’aveva organizzata “Il Potere Operaio di Pisa”, un gruppetto attivo in Toscana già dal 1965, con un periodico omonimo che nel ‘ 68 aveva visto moltiplicarsi sia le vendita che le adesioni non solo fra gli studenti ma anche di alcuni giovani operai. Il manifesto che convocava la protesta era stato diffuso in tutta la Toscana, preparato da due futuri dirigenti del gruppo che dal “Potere Operaio” sarebbe na- to, Lotta Continua. I due, Giorgio Pietrostefani e Paolo Brogi, avevano scelto uno stile truculento: “Il 31 dicembre faremo la festa ai padroni”. Al principale esponente del gruppo, Adriano Sofri, quella frase granguignolesca non era piaciuta affatto: «La trovava una caduta di stile», avrebbe raccontato molti decenni dopo Pietrostefani.

Alla Bussola, locale di lusso della Versilia ma certo distante anni luce dall’esclusività della Scala, il veglione di fine anno prevedeva due star in concerto: Fred Bongusto e Shirley Bassey. Gli organizzatori sapevano che non sarebbe stata una protesta pacifica. Prevedevano gli scontri con la polizia, erano preparati e pronti, ma nessuno poteva immaginare una sparatoria ad altezza d’uomo. Anche se meno di un mese prima c’erano state due vittime ad Avola, in Sicilia, le uccisioni durante le manifestazioni sembravano solo un ricordo del passato, dei sanguinosi anni ‘ 50, e tanto più dato che a protestare erano soprattutto giovani e studenti.

All’appello avevano risposto alcune migliaia di persone. Erano fornite di sacchi di vernice rossa e qualcuno anche di da buste piene di escrementi. La polizia intervenne. I ragazzi costruirono barricate. Ma di fronte alla Bussola, quella notte, c’era di tutto. Alcuni gruppetti di fascisti. Qualche cliente dal grilletto facile. Ma sugli spari dalle file della forze dell’ordine le testimonianze furono unanimi. Quando videro le esplosioni, i manifestanti pensarono addirittura che fossero colpi a salve, sparati solo per spaventare. Poi Ceccanti si accasciò sulla barricata. Seguirono le cariche, le fughe sulla spiaggia e a volte anche nelle ville vicine, saltando i muri, i fermi e, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, la latitanza dei leader del gruppo pisano, a partire da Sofri. Tra gli organizzatori della tragica protesta in Versilia figuravano molti dei futuri dirigenti di Lc. «Tutto cominciò lì», ricordava anni fa Pietrostefani e davvero, per alcuni versi, Lc nacque quella notte, di fronte alla Bussola. Sino alla fine dell’estate 1968, quando la protesta dilagò al festival di Venezia e Pasolini si trovò a manifestare con quello stesso movimento che aveva poeticamente disprezzato pochi mesi prima, dopo Valle Giulia, il Movimento studentesco era rimasto unitario, sia pur traversato dalle centomila sfumature ideologiche che da sempre lacerano e affliggono la sinistra, quella rivoluzionaria anche più di quella riformista. In autunno si cominciarono a formare le organizzazioni extraparlamentari, che nel loro lato peggiore sarebbero state spesso caricature di partitini ma in quello migliore andrebbero invece ricordate come “strutture di movimento” che gestirono la fase migliore del decennio, i primi anni ‘ 70.

Il primo gruppo a presentarsi sulla piazza fu l’Unione dei comunisti italiani marxisti- leninisti. Filocinesi, dogmatici e integralisti, “debuttarono” nello sciopero generale del 5 dicembre a Roma, egemonizzando la manifestazione degli studenti con una coreografia ricavata da quella delle guardie rosse cinesi. Due giorni dopo, a Milano, la protesta alla Scala fu organizzata dal Movimento studentesco della Statale, di Mario Capanna: a onta del nome un gruppo a tutti gli effetti, sia pur concentrato a Milano dove però sarebbe rimasto a lungo egemone, anche in virtù dell’abitudine di sedare i dissensi a bastonate. In Toscana era attivo già da un paio d’anni il gruppo che stampava Il potere operaio, da non confondersi con la futura e più nota organizzazione nazionale dal nome quasi identico, quella di Negri, Piperno e Scalzone. L’anima del gruppo era un docente di 26 anni, Adriano Sofri, che nel 1964, aveva affrontato il segretario del Pci Palmiro Togliatti, evento ai tempi quasi inimmaginabile, alla Normale di Pisa, contraddicendolo in pubblico e accusandolo di aver abbandonato l’obiettivo rivoluzionario. Tra gli altri leader del “Potere operaio di Pisa” c’erano Luciano Della Mea, di vent’anni più anziano, fratello del cantautore Ivan e Gian Mario Cazzaniga, coetaneo di Sofri, con alle spalle l’esperienza fondamentale nella cultura della sinistra marxista italiana dei Quaderni Rossi di Raniero Panzieri.

“Il Potere Operaio” era attivo in moltissime fabbriche della Toscana già dal 1965 e il 15 marzo 1968 aveva partecipato all’occupazione della stazione di Pisa, conclusa con scontri molto violenti tra studenti e polizia.

Proprio in seguito a quegli scontri Sofri e Della Mea erano stati per mesi latitanti. Nell’autunno ‘ 68 i leader del Potere Operaio si ponevano il problema di come dar vita a un’organizzazione capace di dare una prospettiva alle mobilitazioni dell’anno precedente ed emergevano contrasti profondi tra la visione più tradizionale di Cazzaniga e quella più “spontaneista” di Sofri. Era stato, come usava allora, un dibattito serrato e colto, che ruotava intorno all’attualità del leninismo e di quel modello di partito di militanti, al quale Sofri si opponeva.

La tragedia della notte di San Silvestro spostò quella discussione dalle pagine delle riviste teoriche alla realtà cruda e sanguinosa. Cazzaniga accusò Sofri di “avventurismo”. Il grosso del gruppo difese la scelta della protesta finita in tragedia. Il Potere Operaio si divise: Della Mea costituì la Lega dei comunisti, Cazzaniga il Centro Karl Marx. Sofri si spostò a Torino, dove dall’esplosione di Mirafiori sarebbero nate sia Lotta Continua che Potere Operaio. I leader pisani furono indagati per il “tentato omicidio” di Soriano Ceccanti e il caso si chiuse solo molti anni più tardi: dopo lo scioglimento di quella Lc di cui Ceccanti era stato militante.

Sorgente: Cariche, molotov e proiettili. La leggerezza del ’68 finì davanti al portone della Bussola – Il Dubbio

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