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2018: come è cambiata l’Italia? Dall’immigrazione alla politica la nuova identità – Info Data

Chi siamo, come siamo cambiati ma più che altro quando torneremo a essere quelli di prima? Crisi di identità per gli italiani che quest’anno hanno dimostrato di essere altro da quello che abbiamo sempre pensato. A marzo il terremoto delle elezioni politiche ha ridisegnato i colori dell’Italia. Il Movimento 5 Stelle è diventato il primo partito italiano. Il Centrodestra è la prima coalizione.

Sfruttando il lavoro di OnData per la raccolta dati, è stata costruita l’InfoData delle elezioni italiane. Le informazioni che contiene si concentrano sulle performance dei quattro partiti principali in ognuno degli oltre 7mila comuni italiani per quanto riguarda il voto alla Camera. La quattro mappe nella parte alta della grafica mostrano la distribuzione del voto di Forza Italia, Lega, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. La mappa nella parte bassa è invece colorata in base al partito che tra i quattro ha preso la percentuale più alta. I colori dell’Italia sono cambiati. Noi li abbiamo rappresentati così.

NB: La mappa non tiene in considerazione altri partiti più piccoli. Non tutti i comuni visualizzati hanno realmente avuto come primo partito uno dei quattro principali. È il caso, ad esempio, del Trentino, dove la Südtiroler Volkspartei ha ottenuto grandi risultati, ma non è considerato nella visualizzazione.

Accanto, ogni piccolo pallino rappresenta un comune. È possibile evidenziare i risultati dei 4 partiti su tutta la visualizzazione cliccando sulle icone dei suoi leader. Il menù a sinistra permette di scendere nel dettaglio, filtrando il dato per regione e provincia.

 

 

La crisi del Pd, le vecchie categorie e le nuove emergenze. L’invasione dei migranti è diventato uno dei temi elettorali che hanno spinto la vittoria della Lega. Sotto accusa il multiculturalismo e per certi versi anche le politiche favorevoli all’integrazione dei governi passati. Per capire chi siamo o come siamo diventati abbiamo cominciato a guardare agli stranieri regolari.  Sono 5 milioni 47 mila e 28 i residenti stranieri in Italia al primo gennaio 2017. In attesa dell’aggiornamento annuale, il paese riscontra una graduale crescita di residenti stranieri, con un incremento del 24.5% rispetto ai 4 milioni 52 mila e 81 residenti del 2012. Per InfoData abbiamo infatti raccolto i dati sui cittadini stranieri forniti dall’Istat, dal 2012 al 2017, confrontandoli con i dati sulla popolazione residente, per comprendere qual è la percentuale della minoranza straniera comune per comune. Questa è la prima di tre puntate che andrà ad analizzare i flussi migratori da Nord a Sud e le conseguenze demografiche.

Nella prima delle grafiche, oltre a un sunto del totale della popolazione straniera anno per anno, abbiamo inserito diversi grafici, che ci aiutano a comprendere come i residenti stranieri sono distribuiti sul territorio italiano, oltre che aggiungere dettagli sul sesso è la fascia d’età del campione di popolazione che stiamo analizzando. È possibile filtrare i dati cliccando nel menù con indicate le regioni italiane. Di seguito si aprirà un ulteriore menù che permette di scendere a livello di dettaglio provincia. Passando col mouse sopra i singoli comuni sarà possibile filtrare ulteriormente il dato al minimo livello di dettaglio disponibile. Sono tante le storie e le curiosità che possono raccontare i dati di questa analisi esplorandoli attraverso la grafica. Noi abbiamo raccolto alcune di queste.

 

La presenza degli stranieri si manifesta nelle comunità. Abbiamo scoperto che due sole province ospitano nazionalità che ricorrono una sola volta in testa alla classifica: Pordenone ospita più statunitensi che cittadini di altri paesi (il dato è probabilmente collegato con la presenza della base militare di Aviano) mentre a Parma sono i Moldavi (seppur di poco) ad essere i più numerosi tra gli stranieri residenti.

La composizione del tessuto sociale e culturale delle nostre città è solo un pezzo del nostro cambiamento. Come sempre alla base delle tensioni nazionaliste c’è una componente economica. I ricchi e i poveri, la paure dello straniere che porta via il posto di lavoro, le condizioni reali di vita delle italiani. Tra i moltissimi indicatori usciti nel 2018, abbiamo scelto i numeri sull’invecchiamento e sulle cure della sanità.  Come abbiamo scritto gli italiani invecchiano, ma le risorse per la loro cura non aumentano, e spesso le famiglie devono rivolgersi altrove, al di fuori del pubblico. Solo un anziano non autosufficiente su tre è attualmente preso in carico dai servizi, sanitari o sociali, così come un terzo delle persone in disabilità dai 15 ai 64 anni. E ancora meno sono i posti disponibili presso strutture residenziali o semi residenziali rispetto al fabbisogno stimato, sia che si tratti di anziani che di adulti con disabilità. In numero assoluto sono 900 mila gli anziani over 65 in carico ai servizi sanitari e 500 mila in carico ai servizi sociali, ma il fabbisogno stimato è di 2.857.801 anziani non autosufficienti (fra coloro che vivono in famiglia che chi risiede permanentemente presso presidi residenziali sociali e socio-sanitari); il che significa che per la metà di loro non c’è posto. Il numero di posti letto per anziani non autosufficienti è pari a 301.693 unità, che per il 94,45% si trovano all’interno di strutture sociosanitarie.
Per quanto riguarda gli adulti con disabilità, la bilancia è ancora più sfasata, con 200 mila persone prese in carico dai servizi socio-sanitari e il doppio di persone che ne restano escluse. Il numero di posti letto sociosanitari complessivi a disposizione è di 53 mila unità, molto inferiore rispetto a quello per anziani non autosufficienti.

 

 

 

Questi numeri sono solo un punto di partenza per rispondere alla domanda che si pone il Pew Research Center: Gli italiani sono davvero tra i popoli più intolleranti d’Europa?

Per capire qual è l’atteggiamento degli italiani verso immigrati e – più in generale – minoranze, la cosa più semplice è chiederglielo. L’ha fatto per esempio l’americano Pew Research, organizzazione che produce statistiche a livello mondiale su un gran numero di temi. L’istituto pone spesso domande identiche a cittadini di paesi diversi, dandoci così la possibilità di capire cosa ci rende simili e cosa ci distingue dagli altri.

In uno dei loro ultimi studi  si sono concentrati proprio sul rapporto con stranieri e minoranze, oltre a cercare di capire quanto siano diffusi sentimenti nazionalisti. I risultati hanno trovato che nel 2017 gli italiani risultano di gran lunga il popolo meno tollerante in Europa occidentale. O per dirla in altri termini, rispetto agli altri risultano avere molto più di frequente atteggiamenti nazionalisti, anti-immigrati e anti-minoranze come ebrei o rom.

Sintetizzando queste domande in un solo indice, come hanno fatto i ricercatori del Pew Research, troviamo tedeschi e spagnoli nel mezzo, con olandesi e svedesi fra i più “aperti”. Se vogliamo capire anche come sono distribuite le risposte, troviamo anche che il 38% degli italiani ricade nel gruppo che ottiene un punteggio elevato, a indicare un atteggiamento di forte intolleranza. Gli svedesi della stessa categoria sono l’8%, gli spagnoli il 17.

Per dare un’idea del tipo di domande che formano questo indice, troviamo per esempio che un italiano su quattro dice che non accetterebbe un ebreo come membro della propria famiglia, il 43% non accetterebbe un musulmano. Si tratta in entrambi i casi dei valori maggiori fra tutti i paesi censiti.

Sorgente: 2018: come è cambiata l’Italia? Dall’immigrazione alla politica la nuova identità – Info Data

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