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Sud Sudan, una ragazza 16enne è in vendita all’asta su Facebook – La Stampa

Lo denuncia l’associazione delle donne avvocato del paese, che chiede al governo l’immediata chiusura di questa pratica

Una ragazza 16enne è stata messa in vendita all’asta su Facebook in Sud Sudan. Lo denuncia l’associazione delle donne avvocato del paese, che chiede al governo l’immediata chiusura di questa pratica. Nel post si vede la foto di una giovane senza espressione accanto a un uomo più basso che sorride e a corredo c’è un messaggio che recita: «La competizione è perfettamente legale nella cultura Dinka/Jieng». Per completare lo squallore, commentando l’altezza della giovane, si legge che «ai suoi figli è garantito un posto nella NBA». Sembra che al momento il “candidato” in testa abbia offerto 500 mucche e tre macchine. Ma ci sono anche altri pretendenti. Forse anche alti funzionari governativi.

 

L’Associazione delle donne avvocato del paese ha cercato di raggiungere la famiglia, che dovrà decidere il “vincitore” per far rimuovere il post, ma invano finora

L’Associazione ha cercato di raggiungere la famiglia, che dovrà decidere il “vincitore” per far rimuovere il post, ma invano finora. Di conseguenza, chiede al governo di investigare e di sospendere ogni membro delle istituzioni coinvolto. Inoltre, le donne avvocato si rivolgono alle giovani, incoraggiandole a riportare casi di matrimoni forzati o precoci. Sia alla polizia sia alle organizzazioni della società civile. A proposito ricordano anche alle ragazze che se sono maggiorenni (oltre i 18 anni nel paese africano) hanno diritto di scegliere cosa fare e soprattutto se sposarsi o meno. Perciò, invitano tutte quelle che si trovano in una situazione simile a dire No. Soprattutto perché il governo sud sudanese recentemente ha approvato una legge per la protezione delle ragazze e delle donne.

In Sud Sudan si assiste ancora a molti matrimoni forzati nella zona

 

Ma in alcune comunità, la cultura e le tradizioni locali spesso impediscono l’implementazione delle norme. Di conseguenza, si assiste ancora a molti matrimoni forzati nella zona. Peraltro, la vendita di donne, anche online, ricorda molto le pratiche barbare di Isis. I jihadisti dello Stato Islamico organizzavano aste fisiche e virtuali (soprattutto sui loro canali Telegram, ma non solo) per cedere al miglior offerente le sabaya: le prigioniere catturate nei villaggi in Iraq e Siria, trasformate in schiave sessuali e oggetti. Le piazze principali erano Mosul e Deir Ezzor. All’inizio erano in particolare le yazide, a volte vendute anche insieme ai figli. Poi, la tratta delle donne si è estesa anche ad appartenenti ad altre etnie o religioni.

 

Secondo l’UNICEF, il 12% delle bambine sotto i 15 anni e il 34% sotto i 18 sono sposate, e in base a una legge i matrimoni sono permessi sin dai 10 anni

Nel Sud Sudan non ci sono vendette o presunte “purificazioni” come scusa. Solo quella delle tradizioni per violare i loro diritti di base. Per di più aggravata dall’età delle vittime. Tanto che, secondo l’UNICEF, il 12% delle bambine sotto i 15 anni e il 34% sotto i 18 sono sposate. Ciò in base alla Personal Status Law del 1991, che permette i matrimoni fin dai 10 anni. La legge, inoltre, prevede che le nozze possano avvenire solo col consenso di un “guardiano”. Un uomo che solitamente è il padre, il fratello o lo zio. Ma che altre volte è stato lo stesso figlio della sposa. Di fatto, un contratto tra maschi, in cui la donna o la giovane è solo l’oggetto. Questo nonostante la Costituzione garantisca in teoria parità di diritti e Juba abbia fatto un provvedimento ad hoc, che però viene applicato poco e male. E soprattutto non c’è nessuno che punisce chi la infrange. Anzi, spesso sono proprio coloro che dovrebbero vigilare i primi trasgressori, come conferma il caso della 16enne messa in vendita all’asta su Facebook.

 

Sorgente: Sud Sudan, una ragazza 16enne è in vendita all’asta su Facebook – La Stampa

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