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Spread, allarme di Visco sul risparmio e cresce la paura per la patrimoniale | Rep

Alla giornata nazionale del risparmio il governatore di Bankitalia avverte che “le tensioni sul debito possono provocare gravi conseguenze sulle famiglie”

di Roberto Petrini

ROMA – Nella gigantesca aula magna dell’Angelicum, a due passi dal Quirinale e dalla Banca d’Italia, la parola non viene pronunciata neppure per sbaglio. Eppure tra i banchieri dell’Acri, alti funzionari ed economisti di prima fila che hanno partecipato ieri alla celebrazione della 94° Giornata mondiale del Risparmio, sono pochi coloro che non hanno letto l’articolo dei giorni scorsi di Karsten Wendorff, della Bundesbank, che propone all’Italia una patrimoniale del 20 per cento.

Così mentre il governatore della Banca d’Italia metteva in guardia sulle “gravi conseguenze” che le “tensioni” sul debito pubblico possono provocare su “risparmio e benessere degli italiani”, fuori il dibattito sul “prelievo forzoso” imperversava. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, parlava esplicitamente di “rischio patrimoniale”, Salvini che pure nelle settimane scorse aveva evocato l’oro alla patria smentiva secco e sarcastico: “Le patrimoniali le lasciamo a Monti ed Amato”. Giulio Tremonti avvertiva, come fa da qualche giorno, che una misura di tal genere sarebbe “devastante per l’Italia”.

Tutto questo aleggia nell’aula dell’Angelicum e la Giornata del Risparmio, segnata da un forte allarme a difesa delle risorse delle famiglie, si svolge mentre cresce nel paese la paura per la patrimoniale. Giungono quasi come un appello accorato le parole del presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio, Giuseppe Guzzetti: “Il risparmio non può essere sacrificato sull’altare del debito pubblico”, scandisce alla fine di un intervento che sarà salutato da un lunghissimo applauso. Anche il ministro del Tesoro Giovanni Tria che pure è imbrigliato tra i suoi viceministri gialloverdi, non nega i pericoli: “Siamo vigili, perché delle tensioni sui mercati rischiano di risentirne anche le nostre banche”, ripete che i “fondamentali sono a posto” e che lo spread sale per via del “grande equivoco” che l’Italia lasci l’euro, volontà – aggiunge – che il governo “non ha mai espresso”.

Ma sono le parole di Ignazio Visco a suscitare la maggiore apprensione. Un’analisi asciutta e dettagliata che ha scoperchiato tutti i rischi che le tasche degli italiani stanno seriamente correndo. La concatenazione degli eventi manca del motore primo, ma basta pensare alla strigliata di Draghi al governo italiano quando disse che “le parole hanno fatto danni”, per rintracciarlo. Visco si limita ai fatti: lo spread che da gennaio ad aprile di quest’anno, prima che arrivasse il governo gialloverde, stava intorno a quota 130 oggi è intorno a 300.

Ma se la familiarità con il concetto di differenza tra Bund e Btp decennali ormai è un po’ di tutti, meno si sa dei Cds, i Credit default swap. Si tratta di titoli, assai trattati, che permettono di assicurarsi contro il rischio di “inadempienza” di un paese: ebbene costano sempre di più, sia quelli per assicurarsi contro il rischio di default dell’Italia che contro il cosiddetto rischio di denominazione, ovvero di uscita dall’euro. Dà i brividi il grafico allegato al discorso del governatore: assicurarsi contro l’uscita dall’euro dell’Italia costa cinque volte di più rispetto agli altri paesi e i “premi” sono schizzati verso l’alto da luglio.

“Direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane”, dice Visco e dà la dimensione della partita in gioco: le famiglie italiane possiedono 100 miliardi titoli pubblici, che salgono a ben 850 miliardi se si calcolano anche il risparmio gestito, le polizze assicurative, i depositi bancari. Già la perdita netta c’è stata: i titoli di Stato superiori all’anno hanno perso da maggio l’8 per cento. Quella che qualcuno ha chiamato una sorta di “patrimoniale strisciante”.

Senza contare gli altri danni del rialzo dei tassi d’interesse dovuto a tensione politica e slalom sulle nostre intenzioni sull’euro: dalla stretta al credito all’aumento della spesa per interessi dello Stato. Bisogna “dissipare le incertezze” sull’intenzione di rimanere nella moneta unica, su quella di ridurre il debito e si deve evitare l’espansione del bilancio pubblico. “Da questo dipendono la difesa del risparmio delle famiglie e la capacità di sostenere la crescita della nostra economia”. Altrimenti rischiamo grosso.

Sorgente: Spread, allarme di Visco sul risparmio e cresce la paura per la patrimoniale | Rep

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