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Manovra, Mattarella firma tra i dubbi: «L’equilibrio dei bilanci assicura la sovranità»

Manovra, Mattarella firma tra i dubbi: «L’equilibrio dei bilanci assicura la sovranità»

Il presidente della Repubblica ha firmato il disegno di legge allegando una raccomandazione e un invito alla cautela nell’equilibrio dei conti e nel negoziato con l’Unione europea

di Marzio Breda

Il via libera è arrivato a tarda sera. Sergio Mattarella ha firmato l’autorizzazione a trasmettere al Parlamento la legge di bilancio messa insieme, non senza tormenti, dal governo. Un passaggio scontato, dato che il testo era da giorni in larga parte conosciuto dagli uffici del Colle. Insomma: elementi di palese incostituzionalità non ve ne sono, anche se sono note le preoccupazioni e i dubbi che il capo dello Stato ha avuto su certi capitoli di questa manovra fin dalle fasi della prima gestazione. Riserve che si erano acuite durante le più febbrili performance dello spread.

Due per lui i versanti critici, sui quali ha riservatamente esercitato ripetuti tentativi di «persuasione morale» con Palazzo Chigi, concedendosi comunque sullo stesso tema anche diverse sortite pubbliche. Da un lato la necessità di calibrare con prudenza e senso di responsabilità i saldi dei provvedimenti riassunti nel centinaio (abbondante) di articoli del testo, per evitare che il Paese vada fuori strada sul piano degli equilibri finanziari e della sostenibilità del debito. Dall’altro lato il bisogno imperativo di usare cautela e misura nel negoziato tra Roma e Bruxelles, per evitare ulteriori tensioni o strappi e cercare invece un accordo.

Ma era davvero inevitabile la firma presidenziale, in un passaggio simile? È sempre un atto dovuto? Si può dire che in sostanza lo è, anche se su questo tipo di passaggi si è sostenuto e fatto di tutto, in dottrina e nella prassi. Lo dimostrano alcuni precedenti di disegni di legge di cui il Colle ha consentito il transito alle Aule parlamentari, corredando però l’avallo con qualche richiesta di chiarimento o di miglior coordinamento all’insegna della leale collaborazione fra istituzioni.

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I nodi

Un esempio che viene alla mente è del 2 luglio 2008, quando l’allora presidente Giorgio Napolitano volle accompagnare la propria firma sul controverso lodo Alfano con una missiva nella quale spiegava come e perché fosse giunto a quella determinazione. Stavolta la questione è molto diversa e riguarda temi che sono diventati quasi un assillo, per Mattarella. Senza dover cercare negli archivi i suoi interventi delle ultime settimane, basta il messaggio che ha indirizzato ieri, «Giornata mondiale del risparmio», al presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti. Un messaggio nel quale è impossibile non cogliere il timore che il risparmio privato sia messo a rischio, lesionando la libertà dei cittadini, per sanare il debito pubblico. Scrive il capo dello Stato: «I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici — espressamente richiamato dalla Costituzione all’articolo 47 — è condizione essenziale dell’esercizio della effettiva sovranità del Paese». E questo cenno sembra esplicitamente rivolto a quanti lanciano incauti slogan sovranisti.

Ora, se per Mattarella il popolo dei risparmiatori costituisce «un enorme valore per la stabilità del sistema economico-finanziario italiano», un nuovo e maggiore impegno tocca pure alle banche e agli intermediari finanziari. Insieme alle istituzioni e alla politica dovrebbero gestire il risparmio in maniera trasparente, in modo di renderlo «il motore di uno sviluppo responsabile e sostenibile». E lo sviluppo ha a sua volta bisogno di «iniziative dirette alla crescita dell’economia reale». Ecco l’ultimo memorandum che il presidente si concede, poche ore prima di firmare il disegno di legge. Adesso che la manovra comincerà il percorso parlamentare, si asterrà dall’intervenire.

Sorgente: corriere.it

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