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Il Muro di Berlino, una lezione persa

Ventinove anni fa finiva la Guerra Fredda e con lei si abbatteva uno dei principali simboli di confine del mondo. Ma i popoli continuano ad essere divisi

di Alessia Arcolaci

«Mio caro Christoph. Voglio essere breve per non addolorarti troppo. Ritorno ora dall’ufficio competente e sono molto avvilita. Mi è stato spiegato che si rilasciano autorizzazioni esclusivamente a parenti di primo grado. Anche a Natale, nessun lasciapassare, e tantomeno per i fidanzati. Ciò che abbiamo da discutere, possiamo comunicarcelo tranquillamente per iscritto. Ecco quanto mi ha detto la signora con cui ho appena parlato».

La vita quotidiana di chi si amava da una parte e dall’altra del Muro di Berlino era questa.

Fatta di lettere piene di malinconia, famiglie separate, vite spezzate. Come quella di Dorothea e Christoph. Tutto era cominciato il 13 agosto del 1961 quando le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire un muro lungo tutta la città. Accadeva davanti allo sguardo impietrito dei cittadini. Non solo a Berlino ma il tutta la Germania.

Vivere con il muro significava non potere vedere chi era rimasto dalla parte opposta, interrompere quella parte di vita, in ogni suo aspetto: scuola, lavoro, relazioni. «La signora dell’ufficio mi ha consigliato di chiederti cosa intenderai fare d’ora in avanti, visto che per il momento di trasloco non se ne parla neanche. E se proprio vogliamo sposarci potremmo farlo quando c’è la fiera. Tuttavia dobbiamo renderci conto delle conseguenze a cui andiamo incontro. E nessuno può sapere quando ci sarà un trattato di pace».

Dorothea, mentre scriveva questa lettera oggi conservata al Tranen Museum, non immaginava che il corso degli eventi sarebbe cambiato. «Devo dirti che la logica di concederti il lasciapassare per la fiera ma a natale invece no, è qualcosa che non riesco a comprendere a fondo; però davanti a lei sono rimasta zitta e tranquilla. E non le ho neppure detto che voglio trasferirmi assolutamente ad ovest. Caro Christoph, ti abbraccio forte, ti bacio, ti accarezzo, appoggio la mia bocca sui tuoi occhi. Io tengo duro e sono convinta che il nostro amore sarà più forte di ciò che attualmente ci separa. Adesso chiudo perché ho altre lettere da scrivere. Per sempre tua, Dorothea».

Quel giorno arrivò ventinove anni fa, il 9 novembre 1989, quando il muro crollò e con lui uno dei più significativi simboli di divisione del mondo tra est e ovest. Era la fine della Guerra Fredda. Ad annunciarlo fu, per errore, il portavoce della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), Gunter Schabowski, durante una conferenza stampa. Fu il corrispondente italiano dell’Ansa Riccardo Ehrman a porre la domanda che segnò la storia.

«Chiesi: “Non crede lei, che abbiate commesso un grosso errore nel promulgare una precedente legge di viaggio che era solo propaganda senza sostanza?”. Rispose: “No, non è stato un errore”. Tradotto: con questa risposta annunciò la possibilità storica di andare a ovest senza passaporto e senza visto, da subito», ci ha spiegato Ehrman. Senza rendersene conto, Schabowski aveva detto che da quel momento tutti i cittadini tedesco-orientali potevano varcare qualsiasi frontiera senza visto o passaporto.

Migliaia di persone, le stesse che da tempo protestavano ogni giorno nelle piazze per chiedere pace e libertà, con lo slogan «Wir sind das Volk!» (Noi siamo il popolo), iniziarono a prendere a picconate il Muro che aveva congelato le loro esistenze. Quello su cui altrettanti cittadini avevano perso la vita nel tentativo di attraversarlo, colpiti dai proiettili dei soldati che avevano ricevuto l’ordine di sparare su chiunque cercasse di varcare il confine.

Accade ancora oggi, in tutto il mondo. Nel 1989 i muri di confine erano 15, oggi sono almeno 70. Dividono la superficie terrestre per circa ventimila chilometri. È in Europa dell’Est dove sono stati maggiormente costruiti negli ultimi anni. Dall’Ungheria lungo in confine con la Serbia ma anche da Bulgheria e Grecia lungo i rispettivi confini con la Turchia.

I muri corrono poi dalle due Corree alla Cisgiordania, tra India e Pakistan, India e Bangladesh, Arabia-Saudita e Yemen, Israele ed Egitto, Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole situate in Marocco, Kuwait e Iraq. Tra Stati Uniti e Messico, dove il governo americano ha costruito una barriera lungo un terzo del percorso per bloccare l’immigrazione dal Messico e altri Paesi dell’America centrale. Confini blindati per impedire un movimento naturale, quello degli esseri umani e dei popoli.

Sorgente: Il Muro di Berlino, una lezione persa

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