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Governo, non c’è pace: ora è lite sulla prescrizione | Rep

Bongiorno (Lega): “Lo stop è una bomba atomica sui processi”. Bonafede: “Si va avanti così”. Tensioni su sicurezza e manovra. Reddito e quota 100 nella legge di bilancio in extremis

di ANNALISA CUZZOCREA E LIANA MILELLA

“Sulla legalità non possiamo cedere neanche di un millimetro”. In partenza per la Cina, Luigi Di Maio lascia ai suoi un messaggio inequivocabile: “Sul disegno di legge anticorruzione non dobbiamo farci mettere i piedi in testa, se vogliono accontentare Berlusconi è un problema loro”. Il vicepremier M5S è sempre più preoccupato per le cannonate che arrivano dagli alleati, tanto da dubitare della reale volontà di andare “avanti per cinque anni” ostentata a più riprese da Matteo Salvini. Soprattutto, il capo politico del Movimento non può permettersi passi indietro sulle questioni identitarie.

Così, alla ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, che ieri durante L’intervista di Maria Latella, su SkyTg24, ha definito il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio “una bomba atomica sul processo penale”, ribatte subito il Guardasigilli Alfonso Bonafede: “La bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunità”. La leghista chiede che sia il Consiglio dei ministri ad occuparsene e che Bonafede tolga l’emendamento dal ddl anticorruzione. Ma il ministro della Giustizia si dichiara dalla parte delle vittime delle stragi, cita Viareggio, il processo Eternit, il terremoto dell’Aquila, l’inquinamento di Marghera, funestati dalla prescrizione. E dice: “Io vado avanti”.

Ricorda, tra l’altro, che il contratto di governo prevedeva l’intervento sulla prescrizione. La Lega, quindi, non potrebbe sottrarsi. Deve rispettare l’impegno assunto a quel tavolo. Ma il niet di Bongiorno (“un imputato innocente deve vedere la fine del suo processo”) è destinato a pesare sul futuro dell’emendamento Bonafede, che il Carroccio vorrebbe stralciare dall’anticorruzione – già crivellato di emendamenti soppressivi – e approfondire altrove.

Non è l’unico fronte aperto. Al Senato i dissidenti 5 stelle sul decreto sicurezza non accennano passi indietro. Anzi, Gregorio De Falco – l’anti-Schettino che tanto Di Maio aveva voluto nel Movimento – ha annunciato: “Se, come mi auguro, non verrà posta la fiducia chiederò di sottoscrivere alcuni emendamenti di altri partiti. E se verranno bocciati chiederò di fare una dichiarazione di voto in dissenso dal gruppo”. De Falco dice: “Siamo tutti a tempo”, e lo dice anche al capo politico accusandolo di avere un'”idea padronale” del M5S.

Non bastasse, ci sono i problemi sulla manovra. Di Maio ha parlato di un decreto a dicembre per inserire reddito di cittadinanza e revisione della Fornero, ma è ancora probabile che, verso la fine del dibattito parlamentare, arrivino due emendamenti governativi per stabilire la platea precisa del reddito e le finestre di quota 100. Per poi rimandare a circolari e decreti attuativi il resto. Il sottosegretario leghista Armando Siri ha detto ieri al Gr1: “Sul reddito di cittadinanza ho proposto che la dotazione finanziaria, anziché andare ai singoli beneficiari, possa essere data a imprese che si facciano carico di formarli”. L’ennesima presa di distanza da una misura che così com’è ai leghisti non piace. Ma anche l’anticipazione di qualcosa cui i 5 stelle stanno pensando: dare tre mesi di reddito di cittadinanza a un imprenditore che assuma un disoccupato attraverso i rinnovati centri per l’impiego.

Sorgente: Governo, non c’è pace: ora è lite sulla prescrizione | Rep

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