Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Fango e detriti, nel Garda riversato il sacrificio della montagna

Apertura dello scolmatore per «salvare» le città: il lago paga un prezzo altissimo. Il sindaco di Malcesine: «Chiediamo aiuto»

di Annamaria Schiano

VERONA Il bilancio del prezzo pagato dal lago di Garda per salvare Verona, (ed anche i territori affacciati sull’Adige, dal Trentino fino alla bassa padana), dalla piena del fiume di lunedì e martedì scorsi è ancora tutto da stimare. Di certo le immagini di quanto accaduto con l’apertura dello scolmatore Adige-Garda fanno impressione: una marea di fango e di legname che si è sparsa sulle acque del lago. Ma il peggio, pare, sia arrivato dal Sarca, l’immissario del lago, andato in piena anch’esso e che ha portato giù una quantità enorme di fango, tronchi d’albero e altre sostanze chimiche.

L’allarme dei sindaci

In attesa della conta dei danni, politici e amministratori pensano già ad un coordinamento regionale per chiedere l’eventuale «calamità naturale» anche per il Garda, appello da rivolgere alle regioni come anche alla Comunità Europea. E c’è da capire bene, pure, quali sostanze inquinanti siano finite nel lago attraverso gli sversamenti del Sarca e dell’Adige. Il fango, pare, sia la preoccupazione minore, perché andrà a depositarsi sul fondo del lago, detriti e legname verranno raccolti, ma l’eventuale contaminazione chimica è ancora tutta da verificare. A tale scopo il segretario generale della Comunità del Garda, Pierlucio Ceresa, conferma la volontà di dare incarico ad indagare la salubrità dell’acqua alla Fondazione San Michele all’Adige, il prestigioso istituto trentino di ricerca internazionale.

Torbole
Torbole
Risveglio con l’acqua marrone

Rimanendo nell’alto lago, in provincia di Trento, infatti, Riva si è risvegliata mercoledì con la piazza e il lungolago sommerso da fango e detriti. Da lì in giù, fino alla costa veneta del lago più grande d’Italia, le azzurre acque si sono tinteggiate di marrone a macchia di leopardo. Il peggio l’hanno subito Torbole e Riva, che hanno dovuto fronteggiare fin da domenica e lunedì raffiche di vento fortissime, con l’Ora, il vento che soffia da sud a nord, che ha trascinato in su gran parte della melma fuoriuscita dalla galleria Nago-Torbole. A cui si è aggiunta la forza delle onde spinte da fortissime raffiche di vento, che hanno sferzato lungolaghi e spiagge, erodendo le rive e accatastandovi montagne di legname. Alberi divelti si sono registrati un po’ lungo tutta la costa veneta del lago (con anche la strada gardesana bloccata per ore per le piante cadute). Malcesine ha subito importanti danni dalla forza del maltempo: il tetto dell’Hotel omonimo affacciato sul porto è stato scoperchiato, lasciando le camere dell’ultimo piano con il soffitto a cielo aperto. «Ma anche la chiesa parrocchiale dietro il municipio – spiega il vice sindaco Claudio Bertuzzi – ha subito il crollo della vetrata storica della chiesa, che è andata ad infrangersi sui banchi sottostanti». Per fortuna è accaduto lunedì notte, quando la chiesa era chiusa. «Chiederemo aiuto anche per i danni a terra – precisa Bertuzzi – stanno uscendo infatti continue segnalazioni. Malcesine ha già stanziato 60/70 mila euro per le prime emergenze, che assegneremo con incarichi esterni, ma il problema è che non si trovano ditte, poiché sono tutte impegnate, soprattutto nel trentino dove i danni sono stati maggiori».

Argini «mangiati» dalla lagheggiata

Il primo cittadino di Torbole, Gianni Morandi (omonimo del famoso cantante), punta il dito soprattutto sul Sarca. «Ci sono state più concause a quanto accaduto – spiega – oltre all’acqua uscita dallo scolmatore dell’Adige ci siamo trovati ad affrontare la piena del Sarca, che abbiamo cercato di arginare ponendo delle reti da una sponda all’altra per fermare i detriti, ma purtroppo il forte vento di domenica l’ha sradicata, e così è venuto giù di tutto. Poi la lagheggiata si è mangiata gli argini di lungolaghi e spiagge, per cui siamo già all’opera per ripristinarle». Morandi sottolinea come il Trentino sia già attrezzato per i contributi da elargire ai Comuni che subiscono catastrofi naturali.

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

adversing