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Elezioni Usa midterm, America divisa in due: i democratici prendono la Camera – corriere.it

Affluenza da record, gli avversari del presidente registrano un +9 per cento nel voto popolare. Ma i repubblicani strappano seggi importanti al Senato e incrementano il vantaggio

di Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington

I democratici conquistano il controllo della Camera. I repubblicani restano in maggioranza nel Senato. Potrebbe sembrare un pareggio, ma dal punto di vista politico è una sconfitta per Donald Trump (Qui il pezzo di Aldo Cazzullo su “La sfida infinita di Donald”). I progressisti si avviano a superare largamente l’asticella dei 218 parlamentari alla House of Representatives. Nel corso della giornata arriveranno i numeri definitivi, il margine potrebbe essere di 35 seggi: un recupero notevole, considerando che i progressisti partivano con uno svantaggio di 23 unità.

Ma il segnale è chiaro, perché tutto il Paese, circa 50-55 milioni di elettori, un numero record per il midterm, è stato chiamato alle urne per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera, mentre al Senato erano in gioco solo 35 seggi, un terzo sul totale di 100.

È dunque una sconfitta per Trump. Del resto lo stesso presidente aveva anticipato il probabile risultato finale e questa volta le previsioni della vigilia si sono rivelate esatte: «Non ci sarà spargimento di sangue». E con le urne ancora aperte aveva detto in un’intervista a Sinclair Broadcasting: «A me piace andare d’accordo con gli altri e penso che ora potranno accadere molte cose».

Ma per la Casa Bianca il problema adesso è capire quale sarà l’atteggiamento della nuova maggioranza alla Camera. I democratici potranno, giusto per fare un solo esempio, intimare a Trump di consegnare la dichiarazione dei redditi. Oppure usare la commissione intelligence per tenere sotto pressione il presidente. Va sempre ricordato, però, che la procedura di impeachment può essere avviata a maggioranza dalla Camera, ma il verdetto spetta al Senato, dove è necessario un quorum dei due terzi (Leggi anche “Ora inizia la gara per l’anima del partito democratico” di Massimo Gaggi) . Nella nottata la leader Nancy Pelosi, in corsa per diventare ancora Speaker dell’House, ha assicurato che i «democratici si sforzeranno per trovare soluzioni bipartisan per il bene degli Stati Uniti»

Elezioni Usa Midterm: nuovi volti e prime volte
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Rashida Tlaib, prima musulmana in Congresso

I democratici hanno sfondato anche in alcuni degli stati tradizionalmente repubblicani. In Texas, per esempio, il senatore repubblicano Ted Cruz ha sconfitto, sia pure di misura, l’emergente Beto O’Rourke. Ma in diversi distretti sono passati i deputati repubblicani, in particolare lungo la fascia del confine, da El Paso a Laredo, cioè nell’area dove Trump ha già inviato cinquemila soldati per fronteggiare la carovana dei migranti in arrivo dall’Honduras.

I democratici sono riusciti a mobilitare le donne, i giovani, le minoranze (Leggi “Alexandria: la deputata più giovane, guida l’onda di volti nuovi” di Massimo Gaggi) . Forse ha funzionato anche l’appello dell’ ex presidente Barack Obama: «Siamo di fronte all’elezione più importante della nostra vita. È in gioco il carattere, il tessuto morale della nazione».

I repubblicani, invece, hanno retto bene al Senato. Ai democratici è venuto a mancare l’apporto dei candidati più moderati. Nell’America profonda, in Indiana, Missouri, North Dakota, i senatori progressisti sono stati travolti. Il voto, quindi, dimostra come l’onda blu sia sempre più alimentata dalle posizioni radicali, come quelle di Alexandria Ocasio-Cortez di New York.

Alla fine, dopo molte oscillazioni, la Florida ha scelto ancora una volta i repubblicani. Sconfitto il democratico afroamericano Andrew Gillum, in corsa per la poltrona di governatore. Battuta nettamente anche Stacey Abrams in Georgia che non è riuscita a diventare la prima governatrice nera nella storia degli Stati Uniti.

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