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Elezioni di midterm, referendum su Trump. The Donald terrà il Senato?

L’America vota. I democratici in vantaggio alla Camera: ma se i repubblicani resistono nell’altra Aula, il presidente canterà vittoria. The Donald ai suoi sostenitori: «Usa di nuovo rispettati nel mondo». Facebook blocca 115 account sospettati di «interferenze»

Donald Trump alla prova. Fine dei comizi e dei sondaggi. Oggi gli americani votano per le elezioni di midterm: rinnoveranno interamente la Camera e per un terzo il Senato, ma soprattutto diranno che cosa pensano del presidente da due anni alla Casa Bianca. Urne aperte anche per scegliere 36 governatori, con alcune gare di spicco, come quelle in Florida e in Georgia. Poi ci sono i sindaci, i consiglieri locali, i procuratori generali in diversi Stati. In totale sono in palio 6.665 posizioni.

I risultati, innanzitutto, possono cambiare gli equilibri nel Congresso, l’organo legislativo degli Stati Uniti. È per questo che – dopo il Russiagate e gli hacker stranieri accusato di aver influenzato il voto del 2016 che portò Trump al comando degli Stati Uniti – Facebook ha immediatamente bloccato 30 account della sua piattaforma e 85 su Instagram sospettati di essere coinvolti in un piano coordinato per interferire sulle elezioni di metà mandato perché forse legati a entità straniere.

Al momento i repubblicani controllano i due rami. Secondo le previsioni, potrebbero mantenere la maggioranza al Senato, forse migliorando leggermente il margine attuale di soli due parlamentari (51 a 49). I democratici, invece, potrebbero conquistare la Camera, recuperando lo svantaggio di 23 seggi. È lo scenario che sembra condiviso dagli stessi partiti. Molto, però, dipenderà dall’affluenza. Per tradizione nel midterm solo un terzo degli aventi diritto si presenta ai seggi. Questa volta, però, la spinta sembra essere più forte e si pensa si possa arrivare a un partecipazione del 50% (nelle presidenziali è oltre il 60%).

Trump si è speso fino all’ultimo per mobilitare la base, così come i democratici hanno investito molti soldi nella macchina elettorale. Nelle ultime ore prima del voto, The Donald ha lanciato le sue arringhe nei comizi in Ohio, Indiana e Missouri. «In un certo senso è come se fossi in ballo», ha detto ai supporter a Cleveland. Poi collegandosi telefonicamente con il comizio di Fort Wayne, Indiana; ha spiegato: «L’America è di nuovo rispettata in tutto il mondo. I tempi in cui si approfittavano di noi sono finiti». L’intervento del presidente è stato brevemente interrotto da alcuni giovani manifestanti che sono stati allontanati: «Ora avete un presidente che lotta per il nostro Paese, un Paese che invece i democratici voglio distruggere» ha aggiunto Trump. «Ma noi non lo permetteremo», ha proseguito, «non molleremo mai e non ci arrenderemo mai. E vinceremo, perché noi siamo veri americani».

Se l’esito sarà un Congresso bicolore, avremo di fronte due possibilità. La prima, e anche la più probabile, è che lo scontro nel Paese diventerà ancora più aspro. Per Trump sarà molto più difficile proseguire con il suo programma di politica interna: dalla riforma fiscale alla costruzione del Muro. I democratici avranno la possibilità di sabotarne le misure e di aumentare la pressione sulla Casa Bianca. L’alternativa, solo di scuola in questo momento, è che Trump e i progressisti stabiliscano una qualche tregua.

Il «Rutgers’ Center for american women and politics» ha intanto calcolato che le candidate per un seggio al Congresso sono 255: è un numero record. Nel 2016 erano 185. Anche se le percentuali indicano come la quota femminile sia ancora largamente minoritaria: pari al 32,4% tra i candidati in corsa per il Senato e al 28,7% per la Camera. La visibilità, però, è nettamente superiore, soprattutto nel partito democratico, dove sono emerse giovani figure come Alexandria Ocasio-Cortez, sicura deputata nello Stato di New York. Si vedrà se le preferenze premieranno le donne anche nell’America più profonda, dall’Arizona al North Dakota. Sarà un modo per misurare l’effetto politico del movimento MeToo, nato un anno fa per protestare contro gli abusi sessuali. Sarà un test anche per i cambiamenti della società americana, in una fase in cui la propaganda di Trump ha alimentato l’allarme tra i latinos e gli afroamericani. Le possibili novità provengono dalle fila del partito democratico.

Stacey Abrams, 44 anni, potrebbe diventare la prima governatrice nera della Georgia. Rashida Tlaib, 42 anni, avvocata di origine palestinese, Detroit (Michigan) e Ilhan Omar, 37 anni, del Minnesota, potrebbero diventare le prime deputate musulmane. Possibilità per un seggio alla Camera anche per Debra Haaland, 57 anni, del New Mexico: sarebbe la prima nativa americana a sedere tra i banchi del Congresso. Infine Christine Hallquist, 62 anni, Vermont, diventerebbe la prima governatrice transgender della storia.

Sorgente: Elezioni di midterm, referendum su Trump. The Donald terrà il Senato?

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