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Così Italia e Cina collaborano per la ricerca di idee e business innovativi

Un’intera regione della Cina ricostruita in scala con mattoncini Lego per simulare e prevenire dissesti idrogeologici, una casa interamente alimentata da energia solare, dispositivi basati su tecnologia “turbo-switch” per l’internet fotonico, tecnologie per la diagnosi di tumori e malattie degenerative, misure per rendere più efficienti i sistemi di disinfezione delle acque reflue, cristalli per la rilevazione della materia oscura, un satellite al servizio della ricerca su fenomeni elettromagnetici. Non sono ambiziose idee da realizzare, ma progetti concreti già avviati tra università, centri di ricerca e imprese italiane e cinesi.

Mentre il governo è impegnato a promuovere a Shangai i prodotti del made in Italy in occasione del primo China International Import Expo, in Italia si lavora alle ultime rifiniture dell’Innovation Week, la piattaforma di cooperazione che da nove anni rende sempre più saldo l’asse Roma-Pechino sul fronte della ricerca e dei più evoluti scenari del mercato globale.

In programma dal 4 al 6 dicembre la Settimana Italia-Cina della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione si terrà quest’anno a Milano, Roma, Cagliari e Napoli. Un tour all’insegna di una capillare azione di networking e matchmaking che condurrà startup, imprese e università ad avviare business e progetti di collaborazione scientifica nella seconda economia più grande del mondo.

La Settimana Italai-Cina, un’opportunità per chi fa innovazione

I numeri delle precedenti edizioni fanno ben sperare. Dal 2010 la Settimana Italia-Cina, organizzata alternativamente nei due Paesi, ha coinvolto 8000 esperti in occasioni di visite reciproche, ha attivato 4.900 azioni di trasferimento tecnologico e favorito oltre 600 accordi di cooperazione. Risultati importanti, che tuttavia possono e debbono diventare ancora più corposi a fronte di un gigante che in pochissimo tempo ha realizzato quello che a molti sembrava impossibile: trasformarsi da un’enorme fabbrica a basso costo in leader mondiale di un’economia ad alto tasso di conoscenza. Ricordate l’acronimo Brics? Dal Fondo monetario Internazionale all’Ocse, solo pochi anni fa non si faceva che parlare dei Brics, ovvero di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa per indicare i Paesi emergenti. Complice il rallentamento (di parte) di quelli emersi, chi si sentirebbe di definirli ancora così? La Cina nei Brics, in particolare, fa oggi un effetto straniante.

Pubblicato pochi giorni fa, lo Strategy&Global Innovation 1000 redatto dalla PricewaterhouseCoopers vede la Cina saldamente in testa nella corsa verso l’innovazione (+34% degli investimenti) seguita di slancio dall’Europa (14%), e poi da Nord America (+7,8%) e Giappone (+9,3%) con aumenti a una sola cifra. A fare da traino sono soprattutto i settori delle telecomunicazioni, sanità, automotive, aerospaziale e difesa. Altro dato interessante segnalato dal report Pcw è la forte crescita delle imprese cinesi passate dal 3% nella prima valutazione degli innovatori ad alto potenziale di innovazione nel 2007 al 17% del 2017. Ancora più impressionante è il dato degli “unicorni”, startup da almeno 1 miliardo di euro, che secondo il recente report diffuso da Hurun (società di ricerca cinese conosciuta soprattutto per la sua classifica annuale delle persone più ricche del Paese) hanno raggiunto in Cina la ragguardevole quota di 181 a fronte delle 138 registrate negli Stati Uniti. Quel che stupisce, ma forse anche no, è la velocità di crescita. Il rapporto indica che 15 startup hanno raggiunto lo status di unicorno entro tre anni dalla loro fondazione.

La scalata della Cina nelle pubblicazioni scientifiche

A completare l’elenco dei primati e, in fondo, a spiegarne le ragioni c’è infine quello sul numero di pubblicazioni scientifiche. Secondo Web of science, la banca dati globale su scienze, scienze sociali, arti e scienze umanistiche, in quindici anni la ricerca cinese per numero di pubblicazioni è salita al secondo posto nel mondo, superando colossi della ricerca come Regno Unito, Germania, Francia e la stessa Italia. Per percepire l’ampiezza del passo compiuto basti dire che fino agli anni Ottanta Pechino pesava per appena l’1% sul totale della ricerca scientifica mondiale, mentre oggi arriva dalla Cina il 16% delle pubblicazioni scientifiche.

È In questa cornice che si iscrive la “Settimana Italia-Cina dell’Innovazione” che verrà inaugurata a Milano il prossimo 4 dicembre presso il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci” alla presenza dei due ministri della Ricerca, Marco Bussetti e Wang ZhiGang. Seguiranno il 5 e il 6 dicembre dei focus territoriali tematici a Roma presso l’Accademia Nazionale di San Luca, e poi Cagliari presso l’ex Manifattura Tabacchi. A chiudere gli appuntamenti sarà Napoli, sempre il 6 dicembre, con il Sino-Italian Exchange Event. Qui il programma dettagliato delle singole giornate.

Una vetrina per startup e pmi innovative

Il grosso delle attività di matching si terrà nella giornata inaugurale, quando sono previsti gli incontri one-to-one tra ricercatori, imprenditori e investitori (la partecipazione è gratuita, occorre solo registrarsi entro l’11 novembre, vedi qui). A Milano si terrà anche la terza edizione dell’Italy-China Best Startup Showcase – Entrepreneurship Competition, l’evento più atteso rivolto alle start-up e Pmi innovative. L’evento vedrà il coinvolgimento di 30 realtà innovative italiane e 10 cinesi, che avranno l’opportunità di presentarsi ad un parterre qualificato di investitori (Fondi di Investimento, Venture Capital, Business Angel, Banche), incubatori ed esperti provenienti dai due Paesi. L’iniziativa rappresenta la prima tappa di un percorso di selezione progressiva, che prevede benefit ed incentivi economici crescenti, che proseguirà in Cina nel 2019 con accompagnamento e visite, fino alla premiazione finale che verrà realizzata il prossimo autunno a Pechino, nel contesto dell’edizione 2019 della Settimana Cina-Italia.

Una piattaforma comune per l’innovazione

La piattaforma Italia-Cina sull’innovazione non nasce oggi, molti frutti sono già realtà e moltissimi altri in dirittura di arrivo. Nel corso della giornata principale, tutti i partecipanti potranno toccarli con mano visitando la “Vetrina della Cooperazione”, un’area espositiva che presenta le attività e i protagonisti del programma, con tutti i risultati (prototipi, tecnologie, ricerche) nati grazie ai progetti congiunti avviati negli ultimi anni nei contesti innovativi di ricerca e impresa tra Italia e Cina. Saranno trenta i progetti esposti sviluppati negli ultimi anni in settori come aerospazio, fisica, medicina, materiali avanzati, sostenibilità ambientale, tecnologie agroalimentare e urbanizzazione sostenibile. Da dispositivi basati su tecnologia “turbo-switch” per l’internet fotonico a innovative misure per rendere più efficienti i sistemi di disinfezione delle acque reflue, cristalli per la rilevazione della materia oscura,

Tra i soggetti coinvolti gli atenei di Bergamo, di Messina, la Federico II di Napoli, La Sapienza di Roma, l’Università del Sacro Cuore di Milano, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il Galileo Galilei Italian Institute, i Politecnici di Milano e di Torino, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Agenzia Spaziale Italiana, numerosi istituti del Cnr e Città della Scienza.

La maggior parte dei progetti che saranno rappresentanti in quest’area rientrano nei Progetti Scientifici di Grande Rilevanza finanziati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero per la Scienza e la Tecnologia nel periodo 2016-2018. A proposito, il nuovo bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca per il periodo 2019-2021  è stato pubblicato pochi giorni fa, lo trovate qui.

Sorgente: Così Italia e Cina collaborano per la ricerca di idee e business innovativi

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