Conte alla Ue: «Andate piano». Ma i vicepremier non mediano | il manifesto

23 Novembre 2018 0 Di ken sharo

Sembrano aperture. Sono invece espedienti per guadagnare tempo oltre che quanto era dovuto da Giuseppe Conte e Giovanni Tria al capo dello Stato, le cui esortazioni al confronto non potevano essere lasciate cadere come se nulla fosse. Così nell’informativa del presidente del consiglio sullo stato della crisi con l’Europa, a Montecitorio, qualche accenno a possibili revisioni della manovra il premier lo infila: «Ci sarà un’accelerazione degli investimenti e una rimodulazione di alcuni interventi». La «rimodulazione» consisterebbe in un rinvio dell’entrata in vigore di quota 100 e del reddito di cittadinanza, non all’inizio del 2019 ma in aprile, in modo da rinviare l’apertura della finestra e risparmiare così un po’ di miliardi.

CHE L’EUROPA si accontenti è improbabile, anche se certamente questo sarà uno degli argomenti sui quali punterà il premier italiano nel colloquio di sabato con il presidente della commissione Jean-Claude Juncker, un incontro in vista del quale il presidente Mattarella ha appunto raccomandato massima disponibilità al dialogo. Quel che Conte mira a ottenere è in realtà una dilazione. Lo dice apertamente: se ci sarà la procedura «chiederemo tempi d’attuazione molto distesi». Tempo per dimostrare all’Europa che i conti del governo italiano sono realistici (o forse anche un po’ per dimostrare ai vicepremier che non lo sono). Tempo per scavallare le elezioni europee, perché comunque dopo quella data il clima a Bruxelles sarà diverso, meno condizionato dalle esigenze della campagna elettorale.

SI UNIFORMA alla temperie dialogante anche Tria. Ammette per la prima volta che, a lungo andare, lo spread potrebbe incidere sui tassi delle banche per i mutui. Sottolinea, riferendosi proprio a quota 100 e al reddito, che «il disegno è ancora in via di definizione». Poi, interrogato su eventuali «novità» nella manovra, risponde sibillino: «Quando ci sarà la trattativa vedremo».
Sono segnali sostanziali? Forse sì, se davvero lo stesso ministro Paolo Savona inizia a ritenere inevitabile modificare la manovra. Più probabilmente no, perché né Matteo Salvini né Luigi Di Maio possono arretrare di quanto sarebbe necessario per siglare una tregua con Bruxelles senza perdere faccia e consensi. Infatti anche ieri, nonostante qualche immancabile accenno liturgico al dialogo prossimo venturo, i due piloti della nave gialloverde hanno confermato che non si arretra di un centimetro. «Io gli italiani non li tradisco», commenta lapidario il pentastellato. E il leghista, nell’ennesimo duello con un Pierre Moscovici sempre in campagna elettorale che dice no a «trattative da mercanti di tappeti», è anche più sbrigativo: «Moscovici continua a insultare l’Italia trattando il popolo italiano da mercante e accattone. Ora basta. La pazienza è finita». Poi, ancora più lieve: «Gliela mandiamo noi la letterina all’Europa. Dicendo che ci ha rotto le scatole». Le meraviglie del dialogo…

LA REALTÀ È CHE il governo è arrivato a uno scontro con l’Europa messo nel conto e in parte provocato ma in condizioni del tutto impreviste. Isolato nell’Unione, senza neppure un alleato. Circondato dalla sfiducia degli investitori, anche quelli istituzionali che ieri hanno reso un mezzo flop l’asta dei Btp Italia, il secondo peggior risultato di sempre. Con uno spread, certamente in parte attizzato proprio dalla sfida con Bruxelles e dalla durezza delle repliche europee, che pur senza impennarsi erode giorno dopo giorno la solidità del sistema bancario. Soprattutto con una Unione decisa a correre il rischio di una crisi potenzialmente distruttiva per tutti. Il governo gialloverde, in realtà, ha fatto i conti con l’Europa forte di ieri, non con quella di oggi, troppo debole per consentire a un Paese di sfidarla senza rischiare un effetto centrifugo ingovernabile.

A FRONTE DI QUESTA situazione imprevista, il governo non sembra avere alcuna idea di come procedere. Le voci che circolano ovunque sull’insoddisfazione di una parte della Lega, sulle preoccupazioni della base soprattutto nordica, che inizia a sentire sul collo il fiato bollente della restrizione del credito, sulla tentazione di evitare il cozzo con l’Europa provocando la crisi prima che sia troppo tardi sono probabilmente fondate. Ma la Lega è un partito in cui decide uno solo, e quell’unico leader sembra invece deciso a portare l’azzardo sino alle estreme conseguenze.

.

Sorgente: Conte alla Ue: «Andate piano». Ma i vicepremier non mediano | il manifesto

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •