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Airaudo: «A Torino il vero treno perso è stato quello del lavoro» | il manifesto

 

Intervista. Oggi in piazza c’era un tentativo di restaurazione laddove non vi è stata alcuna rivoluzione. E questa manifestazione porterà la regione nelle mani della Lega

Airaudo, c’è stata la nuova marcia dei quarantamila?
Non sono stupito che la manifestazione sia andata bene. Detto questo quarantamila non c’erano nel 1980 e quarantamila non c’erano ieri. È bene però sapere che quando l’Unione industriale e le associazioni d’impresa comprano intere pagine pubblicitarie sui giornali, non si può parlare di manifestazioni spontanee. In ogni caso siamo di fronte a una manifestazione che mette la città in fuorigioco: Torino non è andata in declino perché non c’era ala Tav. Il successo di oggi, in ogni caso prepara per contrapposizione e lancia una grande manifestazione NoTav dell’8 dicembre. Ma oggi in piazza c’era anche altro, oltre al Tav: c’era un tentativo di

restaurazione laddove non vi è stata alcuna rivoluzione.Gli imprenditori torinesi cosa vogliono restaurare?
Indubbiamente sono interessati ai lavori del tunnel di base, ma è solo una verità parziale. Io non posso credere che realmente leghino lo sviluppo della città ad un tunnel che accorcerebbe i tempi di viaggio di 40 minuti. Faccio notare che al momento la famiglia di riferimento di Torino non ha detto ancora nulla al riguardo, forse perché consapevole della reale marginalità economica dell’opera. Forse perché ormai lontana da Torino? È Johm Elkann che ci deve dire se è ancora vera l’affermazione di suo nonno, Gianni Agnelli, secondo cui “non può esistere una Fiat senza Torino, non esistere una Torino senza la Fiat”.

Dicono che senza quell’infrastruttura non sarà più possibile esportare.
Sono affermazioni spericolate. Ricordo che quando nacque il comitato promotore, quasi trenta anni fa, a dirigerlo c’era l’ing. Pininfarina: oggi non esiste nemmeno più la fabbrica Pininfarina. Il Tav quindi è una visione, legittima finché si vuole, ma antica, fuori tempo.

Parliamone.
La Fiat, ora Fca, non sappiamo se sta andando verso la vendita parziale o totale, condizione accelerata dopo la morte di Marchionne. Il polo del lusso è lontanissimo dal potersi considerare un’operazione riuscita e nuovi modelli per Mirafiori sono una chimera. Sull’auto elettrica sono in ritardo di anni. Ricordo quando molti anni fa a nostra precisa domanda in merito, Marchionne rispose: “Avete ragione ma la proprietà non mi dà i soldi”. Le automobili prodotte a Torino sono passate da 230.000 nel 2006 a 30.000: meno 85%. Capisce che di fronte a questi numeri sostenere che il Tav è strategico per il futuro di Torino, e addirittura del nord ovest, è difficile. Il vero treno perso è quello dei motori, delle carrozzerie, della fabbrica, della mobilità sostenibile. Il treno perso è quello del lavoro: e non sarà un’infrastruttura a riportarlo.

A Torino nasce un nuovo movimento politico?
Si tratta di una fase originaria di un processo molto più ampio, che coinvolge anche il superamento dell’attuale amministrazione comunale. Che, di fronte alla continuità dimostrata con le amministrazioni precedenti, paga un singolo voto contrario, in due anni e mezzo, ai desideri della borghesia industriale. Grazie a questa manifestazione la regione viene spinta nelle mani del centro destra a guida leghista. È finito il tempo in cui Chiamparino toglieva i voti alle Lega: anzi, per molti aspetti ora lui stesso glieli sta portando inconsapevolmente.

Sorgente: Airaudo: «A Torino il vero treno perso è stato quello del lavoro» | il manifesto

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