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Abbiamo tradito la democrazia e l’abbiamo consegnata in mano ai fascisti | Globalist

La vittoria di Bolsonaro in Brasile è l’ennesima e per ora la peggiore conferma che siamo a un punto di collasso del sistema. La grande spinta libertaria nata dall’antifascismo si è esaurita

La democrazia è la peggiore delle tirannidi. E i governanti del Popolo lo sanno, e hanno saputo sfruttare con estrema maestria le enormi falle di un sistema di governo così fragile da meritare vigilanza costante. Vigilanza che non abbiamo avuto, sostituita invece da pigrizia, corruzione, ruberia e abbandono dei territori più poveri del nostro mondo.

La vittoria di Bolsonaro in Brasile è l’ennesima e per ora la peggiore conferma che siamo a un punto di collasso del sistema. Può suonare apocalittico, ma la grande spinta libertaria nata dall’antifascismo del secondo dopoguerra si è esaurita, è marcita a causa di custodi del potere che del potere hanno fatto un uso sconsiderato. Le sacche di disagio, ignoranza e analfabetismo si sono allargate, l’istruzione e la memoria di ciò che è stato sono diventate elitarie. Quello è stato il primo passo. Il resto, come si dice, è Storia.

Davanti alla notizia che fa tremare ciò che del mondo rimane sinceramente democratico, di quella parte di noi che sanno che democrazia è più della volontà popolare, più di uno vale uno, il Popolo ha espresso ancora una volta la sua opinione. Lo ha fatto sui social, che hanno incredibilmente accelerato il processo di perversione della democrazia. “Bolsonaro è stato eletto dal popolo, ma voi sinistroidi falliti non siete in grado di rispettare la volontà popolare”; “Certo, fanno schifo solo quelli che non piacciono a voi zecche, vero?”. E ancora, in un inneggiare sconsiderato alla vittoria di un fascista, omofobo, nostalgico della tortura, della dittatura, favorevole al disboscamento dell’Amazzonia, convinto che le donne non debbano lavorare, il trionfo di un individuo del genere viene accolto con gioia feroce dalla maggioranza del mondo.

Perché? Siamo impazziti? Di fronte a evidenti volontà liberticide, perché il Popolo gongola felice?

Non è altro che un sentimento di rivalsa: una vendetta contro quelle che sono chiamate le èlite, che hanno governato il mondo negli ultimi 70 anni e che non sono state in grado di capire che il nemico stava crescendo, stava riconquistando sangue e muscoli nutrendosi del malcontento, dell’ignoranza, della povertà provocata da decisioni disastrose. Siamo tutti più bendisposti quando abbiamo la pancia piena. Ma la fame, la frustrazione, l’infrangersi dei sogni di ricchezza e benessere che il terzo millennio portava con sé prima della crisi, quelle sono state concime per questo instupidimento delle masse. E il virus del neofascismo e della tirannide ha cominciato a rialzare la testa, comportandosi come tutti i parassiti: si è insinuato nelle maglie larghe del sistema che poi ha intenzione di distruggere.

Pensiamo alla signora che andava in giro a Predappio con una maglietta che prendeva in giro Auschwitz e che sosteneva che è diritto democratico dei fascisti manifestare. Il cortocircuito di queste parole è talmente evidente che risulta impossibile ribattere: il fascismo desidera annullare la democrazia; la democrazia assicura la libertà di espressione; assicura quindi anche la libertà di esprimersi contro di essa, di candidarsi con la promessa di distruggerla, di vincere le elezioni. È un sistema immunitario assolutamente inutile, un paradosso che si compensa solo con una costante attenzione a preservare la memoria di ciò che è veramente stata la dittatura. E il luogo in cui si conserva la memoria è la scuola, tempio del sapere.

Bene, pensiamo a cosa è stata la scuola negli ultimi anni. Pensiamo alle decine di casi di alunni che picchiano, deridono, bullizzano professori. Pensiamo agli insegnanti umiliati da stipendi da fame, pensiamo alla criminalità organizzata che strappa i ragazzi alle aule e li consegna alle strade, allo spaccio, alla microcriminalità, al machismo da marciapiede, alla droga e alla morte. La marcia dei latinos che sta attraversando il Messico per sfondare le barriere americane scappa da questo disagio. È una gigantesca fiumana di esseri disperati, una carovana degli ultimi, che come uno stormo di uccelli ha seguito un manipolo di poco più di 100 individui che ha iniziato questa folle impresa. Perché per quanto poetica possiamo dipingerla, questa non è una marcia di libertà, ma una macabra sfilata di morte. Quando e se arriveranno al confine con gli Stati Uniti, e si troveranno davanti i fucili spianati dei Border Patrol, quello sarà un momento in cui si deciderà la storia. Così come la Grande Marcia del Ritorno a Gaza, a centinaia di migliaia di chilometri: orde di giovanissimi disperati che si lanciano a capofitto sulle bombe israeliane, consapevoli fino all’ultimo che stanno andando a passo di marcia verso la morte. Eppure, vanno lo stesso. Questo impulso autodistruttivo è l’unica risposta alla fame, alla miseria che non conosce fine. Nei paesi più poveri del mondo si manifesta in guerriglia disordinata e violenta. Nelle grandi democrazie, con l’avanzata dei governi liberticidi. Un enorme consenso di uomini e donne a individui che promettono, senza neanche nasconderlo, il loro desiderio di smantellare il sistema di diritti che abbiamo faticosamente costruito. Un sistema che ha fallito, che è sentito estraneo, che ha disatteso ogni promessa che aveva fatto. Non è un programma politico quello che promettono i Bolsonaro, i Salvini, le Le Pen, i Kurz, i Trump del mondo. Inneggiano continuamente alla distruzione, usano un linguaggio violento che incita alla morte, al sangue, alla tortura: è un continuo parlare di deportazioni, castrazioni, espulsioni, demolizioni, ruspe, annientamenti. Non è un impulso creativo, ma incendiario. La volontà cosciente di incasellare di nuovo il mondo nelle strette maglie di ferro dell’industria, dell’ordinario, del regime. L’ordine, la disciplina, il bianco e il nero, l’assolutismo: il linguaggio di questa gente è binario, basico, facile da capire. Non si perde in sofismi, non richiede attenzione. È un linguaggio che può essere compreso da chiunque e dato che la soglia dell’attenzione dei nostri giovani non va oltre i 140 caratteri di un tweet, è ovvio che chi ha la capacità di condensare un pensiero in uno slogan va avanti. La complessità è abolita, va annullata, censurata. Bisogna snellire la macchina del pensiero, a scapito di tutto ciò che merita approfondimento. Ciò che non può essere capito in pochi minuti è sbagliato. A slogan si risponde con slogan, oppure si sta in silenzio.

Quale può essere la soluzione? Sarebbe incredibilmente ottimista sostenere che esiste una possibilità di ritorno alla vecchia governance delle sinistre. Quel capitolo è chiuso, e non tornerà. In fondo, possiamo dire che Renzi aveva promesso la rottamazione e c’è riuscito in pieno: lui è stato l’ultimo, devastante esponente di un modo di fare politica che non esiste più, che ha fagocitato sé stesso.

No, la via di fuga da questa marea buia che è rimasta a noi che non siamo ancora nel più totale abisso è solo e soltanto l’istruzione: ritornare nelle scuole, tornare al futuro che abbiamo abbandonato. Piantonare gli ingressi degli istituti d’Italia togliendo spazio e Casapound e Forza Nuova, che da anni avvelenano le menti dei più giovani parlando il loro linguaggio, facendo leva sulle pulsioni adolescenziali di sesso e morte, per citare uno splendido reportage di Christian Raimo su Internazionale. Strappare i giovani al fascismo, anche a costo di combattere. Ah sì, perché non possiamo pensare di vincere questa guerra che si profila all’orizzonte con la forza della democrazia, con il pacifismo, con il dialogo edulcorato. Di nuovo, quelle sono utopie da tempi ormai chiusi: quando in Brasile gay, donne, neri e indios cominceranno a essere ammazzati per strada (come Marielle Franco qualche mese fa) chi vuole resistere avrà davanti una soluzione, e non comprenderà marce colorate per la libertà. Vorrà dire lottare, mordere, sanguinare e forse anche morire.

Ed è colpa nostra. Noi siamo arrivati a questo, noi lo abbiamo permesso. Ora, prima che sia tardi, dobbiamo essere pronti ad affrontare le conseguenze della nostra pigrizia, fisica e mentale. E di rimettere in discussione tutto il nostro sistema.

Sorgente: Abbiamo tradito la democrazia e l’abbiamo consegnata in mano ai fascisti | Globalist

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