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TAMOIL – Raffineria di Cremona – inquinamento della falda – ilfiumepo.org

 

 

Introduzione

Cremona è una città per molti aspetti bella, gradevole, te la giri a piedi e in bicicletta, ha un centro storico da mozzare il fiato. Ma è anche un luogo dove si vive pericolosamente vicini a industrie pesanti:
– RAFFINERIA DI CREMONA TAMOIL- raffineria di greggio con produzione di carburanti e gas liquefatti
– LIQUIGAS S.p.A. – deposito di gas liquefatti (GPL)
– ABIBES S.p.A. – deposito di gas liquefatti (GPL).
Queste tre aziende a rischio di “incidente rilevante” sono concentrate in un raggio di 3500m e la Tamoil dista meno di 2500m dal centro storico in linea d’aria essendo per di più attacata ad un quartiere residenziale (quartiere Po). Il concetto di “delocalizzazione” non esiste a Cremona.
Nel 2001, la TAMOIL si era autodenunciata in base alle norme di legge, perché dalle analisi compiute sull’acqua di falda all’ interno del perimetro della raffineria era risultata la presenza di idrocarburi. Ma il 2 luglio 2007 erano state trovate tracce di idrocarburi anche nella falda acquifera attorno all’impianto.
Ecco i risultati delle analisi dell’inquinamento delle acque della falda riscontrato sotto la raffineria Tamoil (12/07/2007 Corriere della Sera, pagine regionali della Lombardia.)
– Idrocarburi: limite consentito: 350 microgrammi per litro, valore rilevato dai tecnici ARPA: 70.000 microgrammi per litro;
– Benzene: limite consentito: un microgrammo per litro, valore rilevato: 315 microgrammi per litro;
– Antidetonante (MBTE?): limite consentito fra i 20 e i 40 microgrammi per litro, valore rilevato: 381 microgrammi per litro;
– Tetracloroetilene: limite consentito un micrigrammo per litro, valore rilevato 503 microgrammi per litro.
Previsti da Arpa sei-sette mesi di lavoro per mettere in sicurezza la falda e dieci anni di lavoro per bonificare tutta l’area!…

Ingresso dello stabilimento della Tamoil Ingresso dello stabilimento della Tamoil

Mappa

Mappa Clicca sull’immagine
Collocazione della Tamoil rispetto alla città
Riquadro rosso: Raffineria Tamoil
Riquadro blu: Canottieri, centri sportivi, piscine, pista di ciclismo
Cerchio verde: Quartiere Po
Cerchio giallo: Cremona e il centro storico
La Tamoil ricorda che è dal 1986 che ha in gestione la ditta in linea con gli standard più alti di sicurezza e tutela ambientale. L’inquinamento è precedente. La ditta era infatti operativa già dagli anni ’50 quando l’attenzione alle tematiche ambientali era scarsa e non aveva riflessi nelle norme e nelle pratiche aziendali. La Tamoil si autodenuncia nel 2001, dichiarando i livelli di contaminazione rilevati per usufruire dei benefici di una legge che consente di attivare la messa in sicurezza senza la dismissione dell’attività.
Lavori di caratterizzazione ambientale
La caratterizzazione rappresenta le indagini (sondaggi, piezometri, analisi chimiche etc.) condotte in un sito contaminato o ritenuto potenzialmente tale. Di fronte ad un simile gravissimo inquinamento sorgono immediate alcune domande: come mai simili dati emergono solo oggi visto che la raffineria ha operato sotto diversi proprietari dal 1960? Come mai in tutti questi anni non sono mai stati resi noti i dati sullo stato dell’aria e del suolo? Quali sono state le campagne di analisi del suolo, dell’aria e dell’acqua e quali i risultati?
Fino ad ora le analisi sono arrivate fino a 70 metri, trovando tracce di inquinamento. Si pensa che il terreno potrebbe essere compromesso anche oltre i 70 metri raggiunti fino ad ora. Inoltre a monte della Tamoil, dalle analisi effettuate dall’Arpa oltre la cinta muraria della raffineria, sono state trovare tracce di solventi chimici altamente cancerogeni.


Si tratta del tricloetilene, trovato in due rilevazioni con una concentrazione di 17 e 34 microgrammi contro un limite di legge di 1,5 e il tetracloroetilene, trovato con una concentrazione di 500 microgrammi contro un limite di legge di 1.
– Il tricloetilene è una sostanza nociva per via inalatoria e può determinare effetti irreversibili. Uno dei suoi organi bersaglio è il fegato.
– Il tetracloroetilene, per le sue caratteristiche di ottimo solvente, viene utilizza nello sgrassaggio dei metalli e in alcune attività dell’industria chimica, farmaceutica e tessile. II tetracloroetilene, è un solvente nocivo per l’uomo e pericoloso per l’ambiente.
Questi composti non sono stati mai usati in raffineria, quindi provengono da lavorazioni a monte. Certamente della Tamoil è invece la contaminazione delle falde con toluene, etilbenzene, idrocarburi vari, xilene, l’antidetonante Mbte. In un pozzo si è trovato persino piombo. Questo dimostra che l’inquinamento persiste nella storia della raffineria da tempo.

Simboli di rischio chimico del Tetracloroetilene
Fumi per l’incidente del 10 aprile 2007 alla Raffineria Tamoil (foto Simona Saccani) Concentrazione di idrocarburi superiore a 2000 volte il limite
«I dati sono ormai piuttosto pacifici. Non sono opinabili. Le analisi hanno dimostrato un grave grado di contaminazione della falda acquifera superficiale con un concentramento di idrocarburi superiore anche di 2000 volte al parametro consentito. Sono già stati aspirati più di 250mila litri di idrocarburi». Era il 19 maggio 2008, quando il sostituto procuratore, Cinzia Piccioni, aveva fatto il punto dell’indagine sull’inquinamento della falda acquifera, decollata nel luglio di un anno fa, in forza dei risultati della consulenza tecnica affidata al proprio perito. Al quale aveva poi chiesto ulteriori approfondimenti. «Si conferma il grave inquinamento sotto la Tamoil che ha superato i confini catastali della raffineria e si è estesa all’area golenale delle canottieri, con particolare riferimento al Cral Tamoil e alla Bissolati» aveva evidenziato il pm, che ha indagato per avvelenamento di acque e per altri reati in materia di ambiente dieci componenti del cda della Tamoil dal 1999 al 2007. La perizia ha inoltre svelato il contenuto dei 13 fusti sotterrati nella zona del depuratore della Tamoil e portati alla luce dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico). Il consulente tecnico ha accertato che i fusti contenevano rifiuti pericolosi «cioè idrocarburi cancerogeni, prodotti petroliferi». Si tratta di materiale «non imputabile alla Tamoil, perché molto risalente nel tempo», dal 1980 al 1994. Il pm Piccioni aveva inoltre evidenziato la «piena efficienza» della barriera idraulica realizzata dalla Tamoil. «Sono già stati aspirati 250mila litri di idrocarburi. Naturalmente bisognerà valutare quali saranno le concentrazioni residue lasciate dal prodotto stesso». Nel dare atto alla Tamoil di essersi attivata «dopo l’allarme dello scorso anno» con la realizzazione della barriera idraulica, tuttavia il magistrato aveva invitato a non fare trionfalismi «perché per la bonifica ci vorranno decenni». (fonte La Provincia, 2 giugno 2008)
Il magistrato sta indagando inoltre su uno sversamento sospetto di idrocarburi che finivano in Po davanti alla Canottieri Flora, dove c’è uno scarico per le acque di raffreddamento.


LA STORIA E I DATI.
Settrembre 2009.
Il caso Tamoil scoppiò nel 2007 quando emersero gli idrocarburi. Nel 2001, la Tamoil si era autodenunciata in base alle norme di legge, perché dalle analisi compiute sull’acqua di falda all’interno del perimetro della raffineria era risultata la presenza di idrocarburi. Ma il 2 luglio 2007 erano state trovate tracce dì idrocarburi anche nella falda acquifera attorno all’immpianto.
Ecco i risultati delle analsì dell’inquinamento delle acque della falda riscontrati sotto la raffineria.
– Idrocarburi: limite consentito: 350 microgrammi per litro, valore rilevato dai tecnici Arpa: 70.000 microgrammi per litro;
– Benzene: limlte consentito: un microgrammo per litro. valore rilevato: 315 microgrammi per litro;
– Antidetonante: limite consentito fra i 20 e 40 microgrammi per litro. valore rilevato: 381 microgrammi per litro;
– Tetracloroetilene: limite consentito un microgrammo per litro, valore rilevato 503 microgrammi per litro.

Sorgente: TAMOIL – Raffineria di Cremona – inquinamento della falda

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