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“Rischio più tasse in futuro”, l’allarme di Confindustria sulla manovra

Senza una copertura “credibile” delle voci più pesanti del contratto di governo si potrebbe profilare un doppio rischio: che ex post il rapporto deficit Pil sia più alto del 2,4% e che per sostenere le misure di welfare previste dall’accordo Lega-M5S si debbano in futuro aumentare le tasse. E’ il Centro studi di Confindustria, nel Rapporto di autunno presentato oggi, ad esprimere le preoccupazioni degli imprenditori sulla prossima manovra del governo Lega-M5S, che ha fissato l’asticella del rapporto deficit/Pil al 2,4.”L’aumento del deficit – spiega il Csc – serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali”. “Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi”, sostiene Confindustria, che prevede anche come “l’aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto”.

L’allarme lanciato da Confindustria è stato commentato a stretto giro dagli esponenti del governo. “Chi si illude – come alcuni centri studi in queste ore, tra cui quello di Confindustria – che il governo torna indietro sulle misure del contratto di governo, si sta facendo una cattiva idea dell’atteggiamento di questo governo”, ha sostenuto il vicepremier Luigi Di Maio, difendendo la manovra. Il ministro dell’Economia Tria, intervenuto al convegno di Confindustria, ha invece cercato di rassicurare i mercati sostenendo che i conti pubblici non sono a rischio.

LE COPERTURE – Secondo Confindustria “anche accrescere l’obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo. Servono coperture credibili e un’ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate”. A pesare infatti sulla crescita futura del Paese, ribadisce il Csc, soprattutto la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose, dalla Flat Tax al reddito di cittadinanza alla controriforma delle pensioni. Per questo, ammonisce ancora, “è fondamentale che le coperture siano credibili per avere un impatto macroeconomico positivo”.

DEFICIT– “Puoi anche sforare sul deficit – sottolinea il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia – se però quello sforamento comporta una crescita dell’economia che comporta una riduzione del debito per trasmettere effetti positivi sull’economia reale”. “Con un impatto positivo sull’economia il problema non è se il governo sfora il deficit di un punto”, spiega. Per questo “il metodo del governo è anche condivisibile ma a patto che il merito affronti l’economia reale”. Ma per arrivare a crescere “serve evitare errori“. Come sul reddito di cittadinanza: “Non diventi un disincentivo al lavoro ma un acceleratore”, continua Boccia, ripetendo come le imprese sul governo in carica “non nutrano illusioni ma aspettative”. “Attenzione al costo del denaro – aggiunge Boccia – perché se aumenta lo spread poi lo pagano le famiglie, le imprese e lo stesso Stato italiano”. “E’ sbagliato credere che una riforma delle pensioni faccia automaticamente entrare giovani nel mercato del lavoro. E’ un errore. Abbiamo piuttosto un problema di competenze e formazione”.

STIME PIL – Nel rapporto di Confindustria vengono inoltre riviste al ribasso le stime del Pil dello 0,2% per ciascuno anno. Una crescita in frenata per il prossimo biennio che taglierà il traguardo del 2018 con il +1,1% e il 2019 con +0,9%. A pesare l’indebolimento dei fattori di crescita esterni ed interni al netto della prossima manovra che non è inclusa nelle stime. Se sul fronte internazionale il rallentamento è connesso all’imprevedibilità di alcuni fattori, tra cui le elezioni di mid term americane a novembre, i risultati delle elezioni in Baviera a metà ottobre e le elezioni del Parlamento Ue del 2019, sul fronte interno la frenata è essenzialmente legata alle reazioni dei mercati alla manovra che il governo è in procinto di presentare e sopratutto alla sostenibilità dei punti centrali del contratto di governo.

CONDONI FISCALI – Il Csc mette in guardia anche da provvedimenti di emergenza per far fronte ad “ammanchi contingenti”, in particolare dall’uso frequente dei condoni fiscali che può innescare un circolo vizioso in cui l’autorità fiscale perde progressivamente il controllo di una parte delle entrate con il rischio “di dover adottare misure una tantum anche negli anni successivi”. In Italia, d’altra parte, spiega ancora Confindustria, “l’utilizzo dei condoni appare quasi una prassi consolidata“, anzi, “sembra quasi che abbia assunto lo status quo di un qualsiasi altro strumento di politica fiscale”. Il Csc ricorda infine come dal 2001 al 2017 “non c’è stato anno in cui le entrate non abbiano beneficiato di flussi generali da questo tipo di provvedimenti anche se con differenze marcate a seconda dei governi”.

Sorgente: “Rischio più tasse in futuro”, l’allarme di Confindustria sulla manovra

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