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Reddito di cittadinanza, il bancomat slitta ad aprile: come funzionerà

Reddito di cittadinanza, il bancomat slitta ad aprile: come funzionerà

Accanto al Reddito ci sarà anche una Carta di cittadinanza. Tra febbraio e aprile prossimi dovrebbe essere inviata a circa 6,5 milioni di persone (disoccupati, inoccupati e pensionati residenti in Italia da cinque anni) una card magnetica – funzionerà come un bancomat – per acquistare beni e servizi di prima necessità, grazie ai 780 euro del sussidio. A spedirla dovrebbe essere l’Inps, anche se il presidente Tito Boeri sta facendo un po’ di resistenze su tutto il progetto. L’economista sarebbe preoccupato che l’ennesima misura di assistenza gestita dall’istituto possa mettere ancora più in sofferenza i conti e i livelli dell’operatività dell’ente.

I DETTAGLI
Tra il ministero del Lavoro e quello dell’Economia (qui ha preso in mano il dossier il viceministro Laura Castelli) stanno mettendo a punto, e in tutta fretta, il reddito di cittadinanza. Ed è ancora moltissimo il lavoro da fare. Quel che è certo è che la Carta di cittadinanza sostituirà di fatto e in tutto la Social card, con la quale viene erogato il Rei, il reddito di inclusione lanciato dal governo Gentiloni.

Nome diverso ma stessa piattaforma – quella gestita da Poste, Inps e Agenzia delle entrate – stesso circuito bancario – quello Mastercard sul quale si appoggiano le Poste, anche se non sono esclusi altri fornitori -, soprattutto stesse modalità di funzionamento: ogni mese l’ente previdenziale caricherà il badge della cifra occorrente (dai 780 euro massimi per chi è senza reddito fino a 1.170 euro per le famiglie più numerose), che può essere utilizzata per l’acquisto di quanto è necessario e che non può erogare cash. Utilizzare l’infrastruttura esistente garantirà sia di contenere i costi sia la tracciabilità degli acquisti. Il chip nella carta vieterà di comprare beni non prodotti in Italia e, come lì definì il vicepremier Luigi Di Maio, «immorali»: cioè televisori, alcolici o sigarette. Si sta implementando anche un’App apposita.

Più complessa la questione sui controlli sui requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza. «Sarà direttamente lo Stato a individuare chi ne ha diritto», ha annunciato 48 ore fa il viceministro Castelli. Quindi non servirà più presentare domanda e autocertificazione ai centri per l’impiego. L’Inps e il Mef, in base alle dichiarazioni Isee già presentate, scremeranno la platea. Al riguardo al ministero del Lavoro girano stime definitive, che parlano di 5 milioni tra disoccupati e inoccupati e di oltre un milione e mezzo di pensionati. I centri per l’impiego, invece, monitoreranno se i beneficiari accetteranno o meno le tre proposte di lavoro obbligatorie, le 8 ore di volontariato nei comuni di appartenenza e i percorsi di formazione delineati per loro. Ma su questo versante, più complesso sarà il lavoro dell’Inps per scoprire se i titolari del sussidio non svolgano lavoro in nero oppure se non sono già destinatari di misure assistenziali. Anche quest’attività dovrebbe essere svolta dall’ispettorato dell’Istituto con l’aiuto della Guardia di Finanza.

Intanto, anche su pressione della Lega, il governo starebbe studiando un doppio sgravio per le aziende che assumono disoccupati e inoccupati destinatari del reddito di cittadinanza. Alle imprese sarà certamente garantito uno sgravio sull’Irap, al quale potrebbe aggiungersi anche la parte di reddito che non è stata ancora versata al lavoratore. Sempre su spinta del Carroccio e delle Regioni settentrionali come la Lombardia, dovrebbe essere riconosciuto alle agenzie del lavoro un ruolo maggiore rispetto a quello ideato nella proposta iniziale dei Cinquestelle. Al momento Di Maio ha aperto a un loro coinvolgimento nella fase iniziale, ma dal ministero del Lavoro spiegano che il loro ruolo potrebbe diventare strutturale, visti i ritardi e i limiti dei centri per l’impiego nelle attività di formazione.

Ultimo aggiornamento: 11:20

Sorgente: ilmessaggero.it

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