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Reddito di cittadinanza: chi ha diritto? E quanto costerà? | Il confronto col resto d’Europa – corriere.it

I tecnici sono al lavoro per individuare le coperture. Il riferimento all’Isee

di Antonella Baccaro

«Nove miliardi più uno per i centri per l’impiego è la manovra minima per far funzionare il Reddito di cittadinanza». È stato il vicepremier Luigi Di Maio, ieri mattina, a «blindare» il fabbisogno della sua misura-bandiera. Salvo, in serata, subire la solita ridda di voci, come quella fatta girare dalla Lega, che inchiodava l’importo a 7-8 miliardi. È da questi numeri che bisogna partire per capire se il M5S può davvero centrare nel 2019 l’obiettivo dichiarato di integrare il reddito di 6,5 milioni di italiani fino a 780 euro al mese, che corrisponde alla soglia di povertà relativa indicata dall’Ue. È chiaro che se i 6,5 milioni di indigenti avessero tutti un reddito pari a zero, e dunque dovessero percepire per intero il trattamento per un ammontare annuo di 9.360 euro, di miliardi ne servirebbero circa 60.

Il reddito di cittadinanza sarà erogato tramite la tessera sanitaria
  • Il reddito di cittadinanza sarà erogato tramite la tessera sanitaria
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L’assegno su carta elettronica
Cifre in libertà

La «coperta» invece è molto più corta. Così, se anche si tenessero buoni i 9+1 miliardi di Di Maio e gli altri numeri, ci sarebbero due possibilità: dare 780 euro al mese a meno di un milione di persone oppure dare solo 115 euro a 6,5 milioni di individui. Una cifra, quest’ultima, persino inferiore ai circa 300 euro al mese che intascano oggi le circa 270 mila famiglie titolari del Reddito di inclusione, introdotto dal precedente governo. Nessuna di queste ipotesi però si avvicina a quelle divulgate dal M5S nelle ultime settimane. E allora? È probabile che per ridurre l’importo della manovra i tecnici vicini stiano lavorando sui tempi e sui modi della misura. Vediamo come. Per il primo anno di applicazione del Reddito di cittadinanza, il prossimo, viene in soccorso la durata del trattamento. L’assegno dovrebbe essere distribuito a partire da marzo-aprile, in questo caso lo Stato dovrebbe erogarlo per otto-nove mesi anziché dodici. Un piccolo aiuto per far quadrare i conti. Che però verrebbe meno a partire dal 2020.

Platea ballerina

L’altra variabile su cui i tecnici stanno lavorando è il numero degli aventi diritto. La platea di 6,5 milioni di individui è convenzionale: rappresenta qualcosa di più dei cinque milioni di individui in povertà assoluta, attestati dall’Istat nel 2017, e qualcosa in meno rispetto ai nove milioni di italiani in povertà relativa. Ma è più probabile che per distribuire il reddito di cittadinanza si faccia riferimento a un’altra categoria, quella del «nucleo familiare» a base dell’Isee, l’indicatore della ricchezza delle famiglie che tiene conto dei redditi e del patrimonio. In che modo? Il Reddito d’inclusione oggi è percepibile per nuclei familiari con un Isee che non superi i 6 mila euro. Ora, dalle dichiarazioni Isee del 2017 pubblicate dall’Inps, emerge che a totalizzare un Isee pari a zero sono in 580 mila, seguono circa un milione di nuclei familiari tra zero e 3 mila euro; circa 650 mila tra i 3 mila e i 7.500 euro. Dunque se si volesse andare anche un pochino oltre la platea del Reddito d’inclusione, si dovrebbero coprire almeno queste prime classi di reddito, per un totale di tre milioni di nuclei familiari. In questo caso però l’importo medio del sussidio, solo per il primo anno, sarebbe di 300-375 euro.

Proprietari al Sud

E se è vero che chi viene ammesso al sussidio riceve solo la differenza tra il suo reddito e i 780 euro al mese, è vero pure che più grande è la famiglia, più si percepisce. Dal M5S fanno notare però che l’assegno per i proprietari di case sarà decurtato della rendita e che circa il 50% delle famiglie «relativamente povere» vive in case di proprietà. Soprattutto al Sud, dove le abitazioni hanno una rendita media intorno ai 300-350 euro. La praticabilità della misura è appesa anche a fattori tecnici. Come la sua erogabilità. Ai fini della tracciabilità si userà una carta-acquisti (come per il Reddito d’inclusione) spendibile per beni di prima necessità, come alimenti e medicinali, o per l’affitto. I soldi non verrebbero accreditati per l’intero ammontare ma solo per la cifra effettivamente spesa a fine mese, dunque non sarebbero accumulabili. Esclusa anche la possibilità di spendere i soldi in giochi d’azzardo. La sottosegretaria M5S all’Economia, Laura Castelli, ha già evocato i controlli della Guardia di Finanza.

Collocamenti nel caos

Resta poi da capire come riorganizzare in pochi mesi e con solo un miliardo i 552 Centri dell’impiego, dove 8 mila persone già oggi faticano a star dietro a 360 disoccupati a testa. Risultato: appena il 3,4% di chi vi si affida, trova lavoro. Il loro compito sarà offrire almeno tre occasioni di lavoro per ogni percettore del reddito. Una mission impossible, visto che non esiste una banca-dati nazionale delle offerte e che la maggior parte dei datori di lavoro al Nord si rivolge ai privati. E al Sud, a nessuno.

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