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Quando la vittima è una “straniera” con lo stigma della “prostituta” e l’assassino è (solo) un italiano

Se non sei straniero non fai notizia o la notizia non viene commentata così tanto. Non c’è nessuno che mette il mostro in prima pagina e nessuno poi si scomoda per raccontare delle pene orribili subite da una donna rumena. Ma come: non erano i rumeni i cattivi della situazione? Eppure hanno respinto in massa l’intento omofobico di  un referendum promosso dalla destra. Eppure il killer seriale, stupratore, femminicida di cognome fa Esposito e si tratta di un italiano. Uno di quegli italiani che la Lega difende dicendo che le atrocità sarebbero commesse da stranieri.

Vorrei chiedere lumi riguardo al destino di codesto italiano: sarà espulso dalla faccia della terra? E vorrei capire perché su alcuni quotidiani si insiste sul presunto mestiere della vittima. Prostituta? E dunque? Oltre che assassino è anche uno che sceglie persone marginalizzate e ricattabili. In genere le sex workers sono condotte ai margini della città per via di ordinanze sulla tutela del decoro cittadino. Non so se a Modena ce ne sia una che corrisponde a queste caratteristiche ma di certo se quella donna, senza considerare altre due probabili vittime, fosse stata libera di lavorare in contesti più sicuri, in casa propria, in cooperative tra colleghe, come loro chiedono da tempo, non fosse per la legge Merlin che chiama “favoreggiamento” anche affittare una casa ad una sex worker, allora a tizi violenti come lui non sarebbe stato così semplice colpirla.

In ogni caso quella donna, che di nome fa Vasilica Nicoleta Neata, non è stata presa di mira per il suo presunto mestiere ma perché donna, corpo di donna considerato come oggetto e trattato come carne da usare e poi da bruciare, intendo letteralmente. La furbata del rogo alla vittima non è cosa inusuale oramai. In Italia, questo luogo che la Lega definisce civilissimo, i numeri di donne ammazzate e poi bruciate crescono. Le ex fidanzate, le ex mogli, donne uccise che vengono bruciate per liberarsi delle “prove”. E ancora li chiamano raptus quando in realtà sono delitti premeditati, in cui si esprime chiaramente l’intento dell’assassino. Donne martoriate perché hanno detto no. E tra quelle che hanno il diritto di dire no ci sono anche le sex workers, senza alcun dubbio.

Lui italiano e lei una “straniera”, come altre straniere uccise da italiani di cui la Lega non si interessa affatto. E ne parlo perché la narrazione tossica leghista fornisce a killer tanto spietati l’idea di incolpare uomini “di colore” (Esposito dixit). E quanti sono quelli che incolpano altri uomini “di colore” per cercare di tirarsi fuori dai guai? Se all’assassino è venuta l’idea di usare questo argomento per me vuol dire che siamo in clima di apartheid, come in Mississippi, quando il nero veniva impiccato all’albero e incriminato di qualunque cosa. Dall’istigazione al linciaggio a quello della generalizzazione razzista passa poco. Che dire poi dello stereotipo che accompagna le chiacchiere da bar sulle vittime straniere. Perché rumena deve essere per forza una “poco di buono” dato che le straniere valgono meno delle italiane, no? Non è quello che dicono i fascisti quando urlano un “non toccate le nostre donne”?

Vasilica non è abbastanza “nostra” da parlarne con rispetto? E perché leggo commenti imbarazzati da chi non fa che complimentarsi con i gendarmi senza mai fare un riferimento all’assassino e alla sua vittima? Dunque se lo straniero è colpevole allora al rogo tutti gli stranieri e se la straniera è una vittima allora tanti complimenti alle nostre forze dell’ordine. E pensare al securitarismo e alla repressione contro migranti e sex workers, cose che generano marginalizzazione e ricattabilità sociale anche per le vittime come Vasilica? Quel che amate o con chi vorrete complimentarvi non è affar mio ma non posso fare a meno di notare la differenza negli argomenti e l’assenza, in molti casi, di commenti in cui si sparano accuse generalizzate contro persone di etnia, religione, colore differente.

Esposito è un imbarazzo per gli italici fascisti, questo è certo. Non è straniero, non è musulmano, non gli si può dire che faceva male alle donne “perché vestivano all’occidentale” e non si può neppure negare che quella che lui ha compiuto si chiama violenza di genere, ovvero la violenza inflitta per imposizione di un preciso ruolo di genere. Il ruolo della donna/oggetto, quella che non può dire no e che perfino quando viene ricordata le attaccano subito lo stigma della prostituta. Che dire: grande amarezza e molte carezze per lei e per tutte le vittime di uomini violenti.

Sorgente: Quando la vittima è una “straniera” con lo stigma della “prostituta” e l’assassino è (solo) un italiano – Al di là del Buco

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