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Negli Stati Uniti c’è un problema con il diritto di voto – Internazionale

In quanto segretario di stato della Georgia, Brian Kemp è il principale funzionario incaricato di sovrintendere alle elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati Uniti il 6 novembre. L’esponente repubblicano si presenta per la carica di governatore dello stato contro la democratica Stacey Adams. Nel 2016, appena due mesi prima delle elezioni presidenziali, Kemp accettò di sospendere una norma locale che stabiliva di respingere le domande di registrazione dei cittadini alle liste elettorali se i dati della persona non coincidevano esattamente con quelli presenti nei registri dello stato.

La prassi prevedeva che le domande potessero essere sospese anche a causa di un singolo trattino, lettera o accento mancanti, oppure se i responsabili dei registri ritenevano che una firma non fosse abbastanza simile a quella presente nei documenti a disposizione dello stato.

A chi aveva presentato una domanda ritenuta scorretta veniva inviata una segnalazione e dati 40 giorni di tempo per rettificare le discrepanze, a prescindere che fosse responsabile o semplicemente vittima di un errore suo malgrado. Vari altri stati hanno rinunciato a procedure simili, ritenendole troppo punitive nei confronti degli elettori.

Le corrispondenze esatte
Un gruppo di associazioni in difesa dei diritti civili aveva fatto causa alla Georgia, accusando lo stato di aver respinto circa 35mila domande tra il 2013 e il 2016 e denunciando che, tra le domande respinte, quelle dei neri fossero otto volte più numerose di quelle dei bianchi e quelle degli americani di origine ispanica e asiatica sei volte superiori. Pur respingendo le accuse di faziosità, Kemp ha comunque sospeso la prassi e cinque mesi dopo ha patteggiato, accettando di mettere in pratica varie riforme.

Ma oggi, a pochi giorni dalle elezioni in cui Kemp, oltre a supervisionare il processo elettorale, è anche il candidato repubblicano, la faccenda della “corrispondenza esatta” è tornata d’attualità.

Infatti, poco tempo dopo il patteggiamento, la Georgia aveva approvato una legge che ripristinava la necessità di una “corrispondenza esatta” del nome, dando però agli elettori 26 mesi per correggere ogni discrepanza. Una recente inchiesta dell’Associated press ha rivelato che il 70 per cento delle oltre 53mila domande attualmente in sospeso in Georgia riguarda elettori neri (è nera il 32 per cento della popolazione dello stato).

Fermare la democratica Abrams
Kristen Clarke, che guida il Committee for civil rights under law (Comitato di avvocati per i diritti civili nel rispetto della legge), una delle associazioni che ha fatto causa a Kemp nel 2016 e che lo ha nuovamente citato in giudizio, sostiene che Kemp “sta applicando questa legge pur essendo perfettamente consapevole degli effetti discriminatori dimostrati nel 2016, e conoscendo perfettamente gli effetti discriminatori che produce oggi”.

Kemp respinge le accuse e dà invece la colpa al New Georgia project, uno dei gruppi che aiutano i cittadini a registrarsi nelle liste elettorali per poter votare, fondato dalla sua rivale democratica Stacey Abrams, per “non essere riuscita a preparare i suoi sostenitori affinché riempissero le domande in maniera adeguata e chiara”. Se il prossimo 6 novembre Abrams vincerà sarà la prima governatrice nera degli Stati Uniti.

La disputa sull’esatta corrispondenza non è l’unico elemento a essere percepito come una minaccia al diritto di voto in Georgia

La disputa sull’esatta corrispondenza non è l’unico elemento a essere percepito come una minaccia al diritto di voto in Georgia. Un’inchiesta del Brennan centre, un centro studi che si occupa di diritto e politiche pubbliche e che difende i diritti civili, ha scoperto che tra il 2012 e il 2016 la Georgia ha escluso 1,5 milioni di elettori dalle sue liste: 750mila in più rispetto a quelli esclusi alla tornata precedente. In generale, 156 delle 159 contee dello stato hanno aumentato il numero di esclusioni.

Solo nel 2017 l’ufficio di Kemp ha escluso 670mila elettori dalle liste. E almeno quattrocento schede elettorali spedite per posta dalla contea di Gwinnett, una circoscrizione ricca di minoranze a nordest di Atlanta, sono state invalidate, il che rappresenta il 40 per cento del totale delle invalidazioni di tutto lo stato. Il tasso di invalidazione per gli elettori asiatico-americani e per quelli neri è, rispettivamente, quattro volte e tre volte più alto rispetto a quello dei bianchi.

Il portavoce della campagna elettorale di Kemp sostiene che il segretario “sta lottando per proteggere l’integrità delle nostre elezioni”. Altri ritengono che la situazione sia più preoccupante. La popolazione della Georgia sta diventando sempre più variegata, e per la strategia elettorale di Stacey Abrams è stato fondamentale registrare e motivare centinaia di migliaia di elettori giovani e non bianchi.

Nelle precedenti campagne elettorali i democratici della Georgia avevano ritenuto che tali elettori li avrebbero seguiti automaticamente, e così continuavano a presentare candidati bianchi moderati, che nelle loro intenzioni avrebbero dovuto attirare gli elettori della categoria sempre più ipotetica degli indecisi. Abrams ha ribaltato questa strategia, e le cose sembrano funzionare: i sondaggi annunciano un testa a testa con lo sfidante.

Dal lato suo, invece di rivolgersi a questo elettorato sempre più variegato, Kemp ha puntato tutto sulla destra, minacciando di andare a caccia dei “criminali senza documenti” e rinchiuderli e compiacendosi del sostegno del presidente Donald Trump. Ha promesso di proteggere dalla “sinistra radicale” il bassorilievo della Stone Mountain, appena fuori Atlanta, che rappresenta alcuni generali confederati.

A proposito delle polemiche sul diritto di voto, se l’è presa invece contro gli “agitatori esterni”: l’espressione che usavano i segregazionisti per svilire le proteste per i diritti civili. Kemp ha anche messo in guardia i repubblicani sul fatto che i democratici “stanno iscrivendo alle liste elettorali gli appartenenti a qualunque minoranza, tutti coloro che finora sono rimasti in disparte, e se continuano così rischiano di vincere le elezioni a novembre”.

Rileggete questa frase. Lo stesso Kemp ammette di sapere di non poter vincere le elezioni se ogni cittadino con diritto di voto in Georgia si recherà alle urne. Il candidato governatore di uno dei principali partiti degli Stati Uniti vede la registrazione dei cittadini nelle liste elettorali non come un’attività essenziale per la democrazia degli Stati Uniti, ma come una minaccia dello schieramento opposto.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale britannico The Economist.

Sorgente: Negli Stati Uniti c’è un problema con il diritto di voto – Internazionale

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