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Moderati che non lo erano – Lorenzo Ferrari

«Il reddito di cittadinanza è sbagliato perché aiuta gli ebrei e gli stranieri». A dirlo non è stato un esponente antisemita di Casapound ma Antonio Tajani, il presidente del Parlamento europeo.

A essere precisi, Tajani ha detto che la manovra del governo è sbagliata perché «nella manovra c’è il reddito di cittadinanza per i rom e gli stranieri». La differenza è minima: il presidente del Parlamento europeo sostiene la discriminazione su base etnica. È evidente che se Tajani si fosse riferito ai rom che risiedono in Italia senza godere della cittadinanza sarebbe stata sufficiente la categoria “stranieri”. No, Tajani si riferisce agli stranieri da una parte e ai rom dall’altra, che dunque sono cittadini italiani a cui intende negare su base etnica l’accesso a un diritto – persino Matteo Salvini si è mostrato più aperto su questo.

Quella di Tajani non è stata una svista. Anche due settimane fa aveva rilasciato una dichiarazione molto simile: evidentemente ha deciso che quello dei soldi regalati ai rom è un buon argomento per attaccare la manovra e il governo. Peraltro i rom rappresentano solo lo 0,25% della popolazione italiana, dunque l’eventuale accesso di alcuni di loro al cosiddetto reddito di cittadinanza rimane l’ultimo dei problemi – è chiaro la questione viene sollevata solamente per motivi strumentali.

Se Tajani avesse davvero fatto la stessa operazione utilizzando gli ebrei, probabilmente qualcuno gliene avrebbe chiesto conto. Siccome i rom fanno schifo un po’ a tutti nel nostro paese, nessuno ha sollevato obiezioni. In quanto a odio e diffidenza nei confronti dei rom, l’Italia non conosce rivali in Europa: il 43% degli italiani dichiara che si sentirebbe a disagio se avesse un collega rom, mentre in tutti gli altri grandi paesi questa percentuale si aggira sul 10%. Non possiamo essere certi di quello che pensi personalmente Tajani dei rom – di sicuro sa che sono molto impopolari e che nessun avversario politico si metterà a contestare i suoi attacchi nei loro confronti (tranne eccezioni rarissime e marginali).

Voi ve lo ricordate Silvio Berlusconi? Ormai è un amabile vecchietto che ispira tenerezza e nostalgia per i bei tempi andati, e che viene preso in giro come non si dovrebbe fare con gli anziani. Al confronto con i governanti di oggi, rischia certo di passare per un uomo colto e galante, e forse persino uno statista. Anche per questo, continuano periodicamente a circolare ipotesi di un avvicinamento tra quel mondo dei “moderati” e quel che resta del centrosinistra italiano.

Sarebbe bene tenere a mente una vecchia vignetta di Altan, in cui Berlusconi dichiarava che le differenze tra lui e Bossi non erano “niente che non si possa superare con un buon deodorante”. Il razzismo e l’incitazione alla discriminazione su base etnica che Tajani porta avanti convinto e impunito segnalano ancora una volta che i sedicenti moderati sono solo una versione più composta degli estremisti che ci governano. Anche loro fanno propaganda incitando alla discriminazione e strumentalizzando le disgrazie degli ultimi, solo lo fanno in modi un po’ meno beceri.

Qualcuno teme che populisti e sovranisti possano ottenere la maggioranza al prossimo Parlamento europeo. Nonostante l’impegno che ci metteranno l’Italia e la Polonia, sono molto lontani da quel risultato: l’unico vero disastro politico che sta accadendo a livello europeo è lo smottamento del Partito popolare verso l’estrema destra. A parole continuano a ossequiare Schuman, Adenauer e De Gasperi, ma ormai sono un insieme di populisti e sovranisti solo un pochino più pacati e pettinati di quegli altri: per certi versi la destra radicale ha già oggi la maggioranza al Parlamento europeo.

Sorgente: Moderati che non lo erano – Lorenzo Ferrari

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