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La fronda dei grillini responsabili: “Ora abbassiamo i toni e dialoghiamo” – La Stampa

La Lega prende le distanze dagli assalti di Di Maio. Asse Buffagni-Giorgetti per promuovere la linea della mediazione. Anche Conte non vive bene gli attacchi di Bankitalia

Quando allarga le braccia Emilio Carelli vorrebbe fermarsi lì, a quel gesto sospeso, ed esprimere così tutto il suo disagio dopo aver appena sentito l’ennesimo rimbrotto di Sergio Mattarella: «E’ da tempo che dico che dobbiamo abbassare i toni e dialogare di più» spiega il deputato del M5S. «E non sono solo io a pensarlo» aggiunge l’ex direttore di Sky Tg24. Non è il solo, infatti, Carelli, a subire il peso di una campagna ansiogena e martellante contro chiunque venga individuato da Luigi Di Maio come nemico della cosiddetta «manovra del popolo». Tecnici, giornalisti, organismi nazionali, internazionali, ora le autorità indipendenti a difesa delle quali il Capo dello Stato ha speso parole mai così dure.

Emilio Carelli (M5S): “È da tempo che dico che dobbiamo dialogare di più. E non sono il solo a pensarlo”

 

Perché mai si era arrivati a mettere in discussione con tale foga scenografica Banca d’Italia e persino un istituto abbastanza anonimo per le masse come l’Ufficio parlamentare di bilancio. L’invito sprezzante a candidarsi rivolto da Di Maio alla Banca centrale, colpevole di aver criticato i presupposti di spesa della manovra, come se l’istituto fosse un avversario politico, elettoralmente in competizione, è suonato stonato e grottesco a molti 5 Stelle. Come fuori luogo è stata vissuta la messa all’indice, con tanto di nome e cognome, dei membri dell’Upb che avevano bocciato il Def (anche loro invitati a candidarsi). Chi è eletto non comanda, ma governa – ha spiegato Sergio Mattarella ai governanti – e deve farsi passare la sbronza del consenso che tutto rende possibile, dell’investitura elettorale che travolge ogni voce contraria.

L’attacco del vicepremier alla Banca d’Italia e all’Ufficio parlamentare di bilancio non è piaciuto a tutti i parlamentari del Movimento

Esistono dei contrappesi e con questi bisogna dialogare. Partendo innanzitutto dai toni, come dice Carelli. E con lui tanti grillini. Ovviamente il presidente della Camera Roberto Fico, ma anche i senatori Giorgio De Falco e Steni De Piazza, i deputati Giorgio Trizzino, Andrea Colletti, Nunzio Angiola, economista, e il questore della Camera Federico D’Incà. Sono solo alcuni, quelli che più di altri trovano il coraggio di sfondare il muro di silenzio e paura che avvolge ogni decisione presa dal capo politico, semplicemente chiedendo più cautela e diplomazia, soprattutto in rispetto a quella Costituzione che i 5 Stelle hanno difeso al referendum voluto da Matteo Renzi e che tutela il risparmio, la stabilità e le authority. Sono parlamentari della cosiddetta area Fico, più di sinistra, mai stati felici di dividere le proprie sorti con la Lega di Matteo Salvini. Oppure sono professionisti eletti nei collegi uninominali, solo di recente acquistati alla causa del M5S dal leader, e per questo più indipendenti.

 

Il metodo Di Maio, ben confezionato dagli strateghi della comunicazione legati a filo diretto con la Casaleggio Associati, prevede balconi, feste, nemici da produrre in continuazione, utili alla narrazione anti-sistema del M5S. Ma i mercati e le ire della Commissione europea cominciano a fare paura.

 

Ieri Stefano Buffagni e Giancarlo Giorgetti non hanno fatto nulla per nascondersi agli occhi dei cronisti mentre parlavano e si abbracciavano con grande affiatamento e complicità alla buvette della Camera. Il sottosegretario del M5S e il sottosegretario della Lega, numero due di Salvini, sono le colombe che sussurrano prudenza ai leader, preoccupati per la tenuta economica del Paese. Ma spesso restano inascoltati. Giorgetti, soprattutto, da sempre predica un profilo più basso, chiede di evitare scontri ed è saltato sulla sedia quando ha letto che Di Maio aveva liquidato Bankitalia e Upb in quel modo. In realtà tutta la Lega – benché Salvini abbia a sua volta sfidato il presidente dell’Inps Tito Boeri dicendogli di dimettersi e di candidarsi – sembra prendere le distanze. Un giorgettiano doc come Raffaele Volpi, sottosegretario alla Difesa,dopo la strigliata di Mattarella, si chiede pungente: «Siamo stati mica noi ad attaccare Bankitalia e Upb? Ah mi pareva infatti…».

 

Infine c’è Conte. Raccontano che pure lui, il premier che di nuovo ieri in un comunicato ha esercitato le arti notarili dell’equidistanza, non viva benissimo gli attacchi a Via Nazionale. Se non altro perché ha scelto come consigliere economico un alto dirigente di Bankitalia, Piero Cipollone, amico e collega del Ragioniere dello Stato Daniele Franco, altro bersaglio delle sfuriate di Di Maio.

Sorgente: La fronda dei grillini responsabili: “Ora abbassiamo i toni e dialoghiamo” – La Stampa

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