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Gasdotto Tap, ripartono i lavori. Il silenzio dei 5Stelle cancella i veti | Rep

Lunedì riapre il cantiere in Puglia per portare in Italia il gas dall’Asia. Stessa strategia per la Tav. Il Movimento sacrifica le promesse per evitare penali e colpi all’occupazione

di Claudio Tito

Dopo l’Ilva di Taranto che non ha affatto chiuso i battenti ma è rimasta al suo posto sostanzialmente alle condizioni concordate dal governo Gentiloni, adesso è il turno del Tap, il Trans Adriatic Pipeline. E i fari si stanno di nuovo accendendo anche per la Tav, l’Alta velocità Torino-Lione. Due cavalli di battaglia della campagna elettorale grillina.

Sul nuovo gasdotto, che attraversando Grecia e Albania approda in Italia, il governo Conte e il Movimento 5Stelle hanno di fatto ingranato la retromarcia. Lo stanno facendo senza troppi proclami e soprattutto tentando di far dimenticare che tra le loro promesse elettorali ci sarebbe stato proprio l’annullamento di quel progetto. Perché dopodomani, in virtù di una sorta di silenzio-assenso, riprenderanno i lavori sul territorio italiano per impiantare il tubo che tra poco più di un anno dovrà portare il gas dall’Azeirbaijan. E i lavori riprenderanno perché, banalmente, nessuno fino a questo momento ha opposto alcun tipo di veto.

Il punto è molto semplice. Il Tap per l’80 per cento del suo percorso totale (quasi 900 chilometri) è stato già completato. Manca soltanto il pezzo che attraversa l’Adriatico e gli 8 km che riguardano il territorio pugliese. Per bloccare le operazioni ci sarebbe bisogno di un esplicito intervento del governo. In particolare la competenza spetta al Ministero dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Che però fino ad ora non ha firmato alcun atto ufficiale in grado di rimettere tutto in discussione. Del resto, si tratta di un’opera che ha già ottenuto da tempo tutte le autorizzazioni ed è finanziata da capitali privati. Tenendo presente che è comunque coinvolta una società – come la Snam che detiene il 20% delle azioni di Tap al pari della azera Socar e dell’anglo-americana Bp – controllata dal governo attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Mercoledì scorso, ad esempio, tutte le aziende di Stato, compresa la Snam, sono state ricevute a Palazzo Chigi. Ma nessuno segnale contrario è stato lanciato.

Insomma, per dare un colpo di freno a questa infrastruttura servirebbe qualcosa di più di un semplice esposto che un paio di settimane alcuni parlamentari grillini hanno presentato alla procura di Lecce. Anche per il governo giallo-verde, però, rimettere tutto in discussione è diventato piuttosto complicato. Sia per una questione economica, sia per fattori geopolitici. Secondo alcune stime, infatti, cancellare il progetto comporterebbe una perdita di circa 40 miliardi, provocata dai mancati affari e dalle penali previste. L’importo di una abbondante legge di Bilancio. Va considerato che secondo la programmazione, il gasdotto dovrebbe entrare in funzione entro la fine del prossimo anno. In vista di quella data, sono stati già firmati una serie di contratti di cessione del gas. Il mancato rispetto di quelle stipule comporterebbe un esborso piuttosto consistente. Rischi analoghi si correrebbero anche nel caso in cui si modificasse il tracciato. I tempi di realizzazione infatti si allungherebbero sensibilmente.

Ma c’è di più. Questo impianto, che si collega ad uno dei più grandi oledotti turchi, viene considerato in Europa e negli Stati Uniti lo strumento per non subire “ricatti energetici” dalla Russia di Putin. Va tenuto presente, infatti, che il prossimo anno entra in funzione anche il North Stream, il gasdotto russo “avversario” del Tap. Non è un caso che proprio di recente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sia stato in visita ufficiale in Azeirbaigian. E che nell’incontro alla Casa Bianca tra il presidente Usa e il premier Conte sia stato toccato proprio il nodo del Trans Adriatic Pipeline. “La Commissione – diceva inoltre il 26 settembre scorso il commissario europeo all’energia, lo spagnolo Arias Canete – ritiene che il NorthStream non contribuisca agli obiettivi della politica energetica dell’Ue”.

Sta di fatto che i lavori lunedì riprenderanno ed è stato allertato il ministro degli Interni, Matteo Salvini, per mettere in sicurezza l’ordine pubblico ed evitare qualsiasi tipo di incidenti.
Il governo, inoltre, sembra pronto a seguire la “linea del silenzio” anche per la cosidetta Tav, la linea alta velocità Torino-Lione. Il Movimento 5 Stelle si era impegnato in campagna elettorale a interrompere la pianificazione della nuova linea ferroviaria. La Lega si è sempre dichiarata favorevole. Ma anche in questo caso, il ritorno indietro comporta conseguenze piuttosto pesanti. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, non ha ancora preso una decisione a questo proposito. Eppure ci sono due aspetti che denunciano la stessa tattica seguita per il Tap. Intanto non si sono fermati i lavori a Chiomonte per trasformare quel cantiere nell’area di arrivo principale in Italia. In secondo luogo, ma solo in via informale, ci sarebbe stata la disponibilità a sbloccare entro novembre i due principali bandi di gara (fissati in un primo momento per settembre) per stendere i binari dell’Alta velocità. Si tratta di appalti per 2,3 miliardi di euro.

Pure per quanto riguarda la Torino-Lione, sospendere il progetto equivarrebbe dunque ad una perdita economica. Va calcolato che il progetto può contare su un cofinanziamento dell’Ue pari al 40% della spesa. Al momento si dovrebbe, ad esempio, rinunciare e restituire oltre 800 milioni. E di recente la Commissione si è dichiarata pronta ad aumentare il contributo fino al 50%. Senza calcolare i danni per l’indotto e in termini occupazionali. Danni che mentre si discute la legge di Bilancio e gli investimenti per far crescere il Pil, anche la maggioranza giallo-verde non può più ignorare. La base grillina, però, è già pronta a protestare.

Sorgente: Gasdotto Tap, ripartono i lavori. Il silenzio dei 5Stelle cancella i veti | Rep

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