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Deficit, in Europa a «sforare» provano anche Francia, Spagna e Grecia

di Riccardo Sorrentino

«Non siamo i soli, e vogliamo essere trattati come gli altri». Potrebbe essere questa una delle argomentazioni del governo, in sede europea, per difendere la nuova manovra, con il suo deficit in aumento al 2,4% del Pil. Perché è vero che altri Paesi – tra cui due “grandi” – hanno presentato bilanci pubblici che non rispettano gli impegni presi con Bruxelles: la Francia, la Spagna, e anche la Grecia, che ha un debito pubblico ben superiore, in proporzione al Pil, di quello italiano. Perché allora per questi tre Paesi non si sono sentite proteste dell’Unione europea così rumorose come quelle contro l’Italia? La risposta è semplice: le loro condizioni economiche sono davvero molto diverse.

La Francia al 2,8%…
La Francia ha annunciato per il 2019 un rapporto deficit/pil del 2,8%, dopo il 2,6% previsto per fine 2018, spingendo subito il vicepremier italiano Luigi Di Maio a dire: «Facciamo come loro». In realtà il governo di Parigi ha trasformato un credito d’imposta in una detrazione fiscale e l’anno prossimo dovrà versare i crediti 2018 – peraltro già contabilizzati negli attivi delle aziende – e nello stesso tempo “rinunciare” alle entrate corrispondenti per il 2019.

…ma il pareggio di bilancio è in vista
Non è una manovra davvero espansiva, tantomeno elettorale: la Francia tornerà a un deficit dell’1,4% nel 2020, e questa brusca flessione sarebbe eccessiva anche per un paese come la Francia, in circostanze diverse: se, insomma, fosse “vera”. Per il 2022, l’anno delle prossime presidenziali, è previsto poi un deficit dello 0,3%, quasi il pareggio di bilancio. Il debito pubblico, nell’intero periodo è dunque previsto in calo, sia pure in misura marginale l’anno prossimo (quando si prevede una crescita dell’1,7%).

La Spagna all’1,8%
La Spagna – che prevede per l’anno prossimo una crescita del 2,2%, dopo il 2,8% stimato per quest’anno – aveva proposto di portare il suo deficit 2019 dal concordato 1,3% fino all’1,8%, un livello che comunque segna un calo dal 2,5% indicato per quest’anno. Bruxelles aveva anche “permesso” questa correzione, in base alla buona reputazione del Paese ma è poi emerso che il nuovo budget potrebbe non ottenere il via libera dal Parlamento: il governo del socialista Pedro Sanchez, minoritario, per assicurarsi un voto favorevole si è detto allora disposto a tornare ai vecchi parametri. La flessibilità concessa dalla Ue potrebbe rivelarsi un esercizio puramente astratto.

Le virtù di Madrid
La Spagna appare effettivamente un paese virtuoso: ha ridotto il suo deficit a tappe forzate dal 10,5% del 2012, e solo due anni fa, nel 2016, aveva un disavanzo del 4,5 per cento. Austerity? Non sembra, dal momento che la crescita ha raggiunto nel 2015 un ritmo massimo del 3,4%, senza poter contare su una svalutazione. Anche prima della Grande recessione, del resto, il paese aveva mostrato grande attenzione ai conti pubblici, chiudendo alcuni esercizi in surplus (2,2% del pil nel 2006!). Il suo debito è inoltre in lento calo dal 100,4% del 2014.

I due surplus di Atene
Anche la Grecia, nella sua prima manovra dopo la fine del salvataggio della Troika, prova a mettere alla prova Bruxelles (e il Fondo monetario). Il Governo guidato da Alexis Tsipras ha presentato due budget: il primo che rispetta gli impegni presi con l’Unione, il secondo che invece evita i tagli già concordati al sistema pensionistico, che – usato anche come sistema assistenziale – resta molto generoso e continua a generare forti ineguaglianze (e incongruenze) di trattamento tra i pensionati.

Obiettivi superati
Atene fa leva sui risultati raggiunti e previsti. Se è vero che il sistema pensionistico, nella sua attuale forma, è insostenibile nel medio periodo, nell’immediato la Grecia può vantare a suo favore un surplus (un deficit… negativo) primario, esclusa la spesa per interessi, del 4,2% del pil nel 2017, ben superiore all’obiettivo dell’1,75 per cento. Quest’anno potrà di nuovo superare il livello del 3,5%, che il governo deve rispettare fino al 2022 e l’anno prossimo, operando il taglio alle pensioni, l’avanzo potrebbe raggiungere il 4,14%, con un debito in calo dal 183% del pil di quest’anno al 170,2 per cento. Evitando il taglio da 1,4 miliardi alle pensioni – che in realtà sarebbe solo rinviato – il bilancio greco potrebbe invece aggiungere un surplus primario del 3,56% (se le previsioni di crescita, ovviamente, fossero verificate) e rispettare comunque gli impegni presi. Bruxelles non sembra convinta.

Sorgente: ilsole24ore.it

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