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Def, annuncio bis senza cifre. Sul deficit l’incognita spread | Rep

Sfida alla Ue sul disavanzo al 2,4 ma Palazzo Chigi valuta di ridurlo in caso di Btp-Bund a 400. Lite Di Maio-Tria sul reddito, poi il vicepremier fa festa in un barcone sul Tevere

Il Def non c’è, anche se viene annunciato per la seconda volta in quattro giorni. Esiste soltanto una photo opportunity del governo nella sala stampa di Palazzo Chigi e una festa notturna del gotha grillino su un barcone del Tevere, per celebrare un reddito di cittadinanza che non sembra avere le coperture. Mancano ancora le tabelle, mentre i megafoni di Cinquestelle e Lega litigano fino a notte sulle risorse. Neanche il deficit al 2,4% è reale, l’esplosione della spesa prevista lo ha fatto già lievitare, come fanno notare i tecnici ai ministri.

C’è soltanto una promessa politica di Luigi Di Maio, ripetuta durante l’ennesimo vertice nella sede del governo: “Anche se l’Europa boccia la manovra, noi non la cambiamo”. Il progetto è tirare al massimo la corda, anche a costo di pagare un prezzo alto sui mercati come sta già avvenendo. Scommettendo sul fatto che l’Unione accetti un compromesso piuttosto che mandare in malora l’eurozona. Ma c’è una “zona rossa” varcata la quale la scommessa è già persa: la soglia spread a 400.

L’allerta è già scattata a Palazzo Chigi: nelle ultime ore sul tavolo di Giuseppe Conte è planata una proiezione da brividi che rimetterebbe tutto in discussione. Se lo spread supera e si mantiene oltre il limite dei 400, l’intero sistema rischia di cedere rapidamente. È un punto di non ritorno del quale ragionano il premier e i suoi vice, assieme a Giovanni Tria e a Giancarlo Giorgetti. Dovesse verificarsi lo scenario estremo, Movimento e Lega si ritroverebbero di fronte a un bivio: cambiare la manovra per raffreddare i mercati, oppure passare la mano a un esecutivo tecnico e chiedere nuove elezioni entro marzo.

Ma prima quel Def bisognerebbe metterlo nero su bianco. Assieme a Conte, Salvini e Tria, Di Maio annuncia un progetto di bilancio ancora pieno di spazi bianchi, frutto dei veti incrociati. Quei quattro si presentano per la prima volta insieme davanti ai giornalisti, peccato che non lascino neanche fare domande, scatenando la protesta dell’Associazione stampa parlamentare. “Abbiamo inviato il testo al Parlamento e all’Europa”, annuncia il vicepremier grillino. Ma alle 22 la commissione Bilancio della Camera non ha ricevuto ancora nulla. Siamo all’ennesimo annuncio a vuoto. Per i grillini conta poco. Dal balcone di Palazzo Chigi al barcone il passo è breve, per Di Maio è sempre festa. A sera, la comitiva si trasferisce sulla pista da ballo sul Tevere, la stessa su cui il capo grillino ha danzato per la festa dei suoi trent’anni.

Lasciano che siano i tecnici del Mef ad arrovellarsi sui numeri. Il deficit al 2,4% nel 2019 è il punto di partenza di ogni ragionamento. Ed è la causa principale dell’impennata dello spread e dell’incertezza sui mercati. Per provare a mettere una pezza, l’esecutivo cala durante il vertice un secondo colpo di forbice sul deficit dei due anni successivi, cancellando la previsione originaria del 2,4 per cento nel triennio e abbassando quella del 2020 al 2,1 e del 2021 al 1,8%. Non basta, sa di camomilla scaduta, che infatti non tranquillizza Bruxelles.

Un pasticcio aggravato da altri due duelli interni all’esecutivo. Il primo: la sottosegretario 5S Laura Castelli propone di coprire il reddito sforbiciando il budget destinato alla riforma delle pensioni, in modo da dimezzare la platea dei 400 mila beneficiari. Giorgetti la gela. Il secondo: un violento litigio fra Tria e Di Maio, con il primo che propone clausole di salvaguardia per il 2020 e 2021 sul reddito di cittadinanza mettendolo di fatto a rischio, visto che il deficit è destinato a salire. Il grillino lo stoppa.

La verità è che il governo procede a tentoni, senza avere ancora in tasca un piano B. Cosa accadrà, ad esempio, di fronte a una bocciatura della manovra da parte dell’Europa, che avrebbe come effetto quello di scatenare ulteriormente i mercati a causa di conti ballerini? La tesi di Paolo Savona è nota: non arretrare, si fermerà prima l’Unione. Sempre che lo spread non sfondi prima quota quattrocento. A quel punto, addio “manovra del popolo”. Per i due leader non avrebbe più senso restare al governo. Il capo del Movimento il suo altolà lo ha fatto risuonare anche ieri: “Senza reddito di cittadinanza io mando tutti a casa”.

Sorgente: Def, annuncio bis senza cifre. Sul deficit l’incognita spread | Rep

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