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Da Riace ad Assisi c’è un’Italia che si oppone – Strisciarossa

Un fine settimana che ha visto sfilare pezzi di popolo a Riace e ad Assisi. Manifestazioni che avevano  un filo comune: la testimonianza di un’Italia che resiste, si oppone, non si adegua.   A Riace sono arrivati da tutta Italia, con la voglia di esserci per testimoniare la propria solidarietà al sindaco Mimmo Lucano. Un modo per conoscere da vicino un modello di convivenza, di integrazione efficiente. Un esempio da imitare, non da arrestare. Ecco perchè molti tra i centomila nella marcia tra Perugia e Assisi portavano magliette con la scritta: “La solidarietà non si arresta. Io sto con Riace”. E Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace e organizzatore della marcia chiedeva che al  sindaco di Riace, al modello Riace, “venga dato il Nobel per la Pace”. Mentre Carlo Petrini (Slow Food) osservava come “il vento dell’egoismo sembra più forte , ma non è vero”. Certo almeno ad Assisi, come ieri a Riace, comincia a soffiare un vento nuovo. Forse un’altra Italia comincia a farsi sentire. Ecco di seguito le due corrispondenze di Antonella Marrone e Claudio Delsogno.

 

VIAGGIO DENTRO IL MODELLO RIACE

TRA ASINELLI, FATTORIE E VERITÁ

Tra una cosa e l’altra siamo partiti alle 11 di sera. La pioggia era spietata ed incessante, come i messaggini che arrivavano per telefono, tutti dello stesso tenore – più o meno: “ma do’ andate co’  ‘sto tempo”.  Ma siamo partiti. Alle 11 di sera, e poi ci siamo fermati a Ceprano, uscita autostrada, per far salire altri tre. Tra di loro Arduino. Cognome? Comunista. Ok, bene così. 52, pullman completo. Stop ogni due ore circa, fermi con la sigaretta in mano e un caffè, a condividere i piazzaloni degli autogrill con tir, camion e qualche raro viaggiatore della notte. Caianello, Padula, Rede. Durante le pause tra un autogrill e l’altro pensavo che la storia di Mimmo Lucano mi stava riportando in piazza – lontana da Roma – dopo… quanti anni? 2001. Tanti. Sì, perché poi succede che tra le cose per cui vale la pena, ad una certa età,  faticare in “militanza”, questa storia di Riace è quella che le comprende, le compatta, le avvinghia tutte. Economia, eguaglianza, fratellanza e sorellanza, questioni di genere,  restiamo umani, equi e sostenibili, emigrazione, immigrazione, il lavoro che non c’è e quello che si può creare, il locale e il globale. Quindi, mentre chiudevo gli occhi per una pennica, mi sentivo felice e in sintonia con me stessa: stavo manifestando per tutto quanto, per l’universo mondo.

All’alba e all’ultimo caffè (col cornetto) si vede il mare, lo Ionio. Manca un’ora a Riace. Lì ci aspettano per un giro del “villaggio globale”,  noi aspetteremo le 15 per l’inizio della manifestazione.  Il giro “turistico” lo facciamo guidati da Tiziana Barillà, che ha scritto una bella la biografia di Mimmo Lucano, Mimì Capatosta e il modello Riace (Fandango,  15 euro, 9,99 edizione kindle che è quello che c’ho io, e ve lo consiglio).

Vediamo ed impariamo. I laboratori (soprattutto quello della tessitura tradizionale), la sede dell’ Associazione Città Futura che dal 1998 ha fatto tutto il lavoro di “preparazione”  del progetto di accoglienza che dal 2004 – quando Lucano è stato eletto sindaco per la prima volta – ha visto anche il comune co-partecipe.

I murales, tra cui quello per Giuseppe Valarioti, segretario del Pci di Locarno, ucciso dalla ndrangheta nel 1980 durante una feroce campagna elettorale in cui i capibastone si candidarono direttamente; il campo Arci, Libera e altre associazioni che organizzano campi di lavoro e visite del villaggio, i fori dei proiettili sulla vestrina di un laboratorio. Fino ad un belvedere sulla fattoria didattica. È un posto bello e calmo. Qui viene rappresentata la convivenza a Riace, con gli  animali del posto e i semi coltivati, invece, fatti arrivare da tutti paesi di origine dei migranti. Ma soprattutto stiamo guardando il cuore del modello Riace, fondato sull’ accoglienza ma anche sui servizi primari, il cuore economico del piccolo paese, come far entrare nei 35 euro a migrante l’ ospitalità e il lavoro. Stiamo parlando di un’alternativa, di un esperimento che magari avete conosciuto per via di questa ultima traversia del sindaco o perché Domenico Lucano è stato inserito da Fortune, nel 2016, tra i 50 uomini più influenti del mondo (ma quanto di più lontano c’è da questo sindaco ruvido e schivo?)

Conoscete la storia dell’arresto, il perché il come, le accuse cadute e quelle rimaste. Per questo ora io vi racconterò la storia di Rosina e Rosetta che ho sentito qui.  Quando nel 2004 Lucano divenne sindaco, Riace, come tutta la Calabria, aveva una discarica non organizzata. Spazzatura ovunque. Dovete sapere che il paese è tutto un vicoletto e così i camion della spazzatura non riuscivano a passare. I piccoli veicoli a motore, giusti per quelle viuzze costavano bei soldi, come pure addestrare il personale. Troppo. Così il sindaco decise di tornare all’antico. Pochi soldi furono investiti per comprare Rosina e Rosetta, due agili asinelle che passavano casa per casa mentre la gente riempieva le gerle di carta, alluminio, plastica, lasciando sulla porta una ciotola di acqua per le due silenziose pulitrici. In meno di un anno la raccolta differenziata è passata dal 1,4 % al 46% e la tassa sui rifiuti si è ridotta. Il ritorno al futuro stava funzionando.

Ma Rosina e Rosetta sono anche il “corpo del reato” che ha portato il sindaco agli arresti domiciliari. Una delle accuse, infatti, è l’assegnazione diretta  – per la raccolta dei rifiuti – a due cooperative sociali locali che però – ecco il reato – non sono iscritte al registro regionale delle cooperative.  Come non sono iscritte? No, perché la domanda l’avevano fatta nei tempi giusti, ma non hanno mai ottenuto risposta. Forse il motivo di questo silenzio è che – come sostiene la vicepresidente Unci Calabria, componente commissione provinciale cooperative sociali – il registro sostanzialmente non esiste.

In un importante intervento sul Corriere della Calabria (questo il link ) la dott.ssa Chiriatti scrive che si è giunti dove siamo ora grazie alle inadempienze istituzionali: l’Albo istituito per legge nel 2009, viene realizzato nel 2016. “Ora, se lui ha sbagliato, quale sarebbe potuta essere l’alternativa? A chi nel 2012 queste due cooperative si sarebbero dovute rivolgere? Se dal 2009, anno della legge che istituisce l’albo, la regione ha adempiuto nel 2016”. Quindi di fatto è impossibile attendersi una risposta.

Ah, non va dimenticato il frantoio costruito con gli stessi criteri delle altre strutture e che ha lo stesso scopo della fattoria e dei laboratori e di tutto quello che alla fine si vede qui, accoglienza ed integrazione. In sintesi: non posso fare una sintesi del modello Riace, perché va veramente studiato. Per cui quello che posso dire è: leggetevi il racconto di questa esperienza e ne resterete affascinati.

Sono le 15. Panini con salsicce calabresi alla brace ci hanno accompagnato fino a questo momento. La manifestazione è una manifestazione. Di quelle “vere”, quelle belle, colorate, combattute, gridate. Non so i numeri reali, ma quelli vicini alla realtà segnano circa 10.000 persone. C’è tanto Sud, tanta Calabria arrabbiata e combattiva.

Noi, nel nostro piccolo, portiamo centinaia di amiche e di amici che ci scrivono e ci seguono sui social: “siamo lì anche noi, eccoci”. Arriva il messaggio dei miei genitori, voglio dirvelo, 87 anni: “Buona manifestazione! Ci rappresenti!!”. E l’ho fatto con grande orgoglio, sì. Sotto il drone che seguiva il corteo, sotto la pioggia che per un po’ accompagna il corteo, sotto il balcone del sindaco che si affaccia e saluta il corteo.

Quando ci siamo lasciati, al rientro (dopo le soste, gli autogrill e quello che già immaginate), una ragazza tirando le somme ha detto: “Sapete da quanto tempo non facevo un viaggio per andare ad una manifestazione?? Dal 2001! Ma questa volta l’ho proprio sentito che dovevo venire. Stiamo costruendo qualcosa”.

Non piove più a Roma. Accarezzo il cuscinetto imbottito a forma di U che mi ha permesso di dormire un po’ e penso alla storia di Arduino o a quella di Fausto, che non conoscevo ma con cui ho passato due notti quasi insonni su un pullman molto scomodo. So che ci rivedremo.

 

I CENTOMILA DI ASSISI PER LA PACE

CONTRO I MURI E PER LA FRATERNITÀ

Non è stata  una marcia “politica”,  quella da Perugia ad Assisi, organizzata da questo o quel partito. E’ stata però una marcia che ha risentito più che mai del clima politico, della necessità di non stare chiusi nelle proprie  case, di manifestare. Un dato lo dimostra: l’altissima partecipazione soprattutto di giovani. Centomila tra donne e uomini, hanno dichiarato gli organizzatori. Una massa  composita. Chi erano? “Persone positive” ha risposto un’anziana signora intervistata da Rainews 24. Un aggettivo semplice ma significativo di una volontà costruttiva. Così come lo era lo striscione iniziale del corteo che saliva verso la rocca di Assisi, con l’essenziale scritta: ”Fraternità”. Una risposta a questi tempi di odio, a chi predica la separazione, i muri, la chiusura dei porti. Certo c’erano anche alcuni politici (come, per il Pd, Martina, Zingaretti, Richetti, come Pietro Grasso per Liberi e Eguali, Giuseppe Civati, Laura Boldrini). C’erano soprattutto i sindacati con Susanna Camusso per la Cgil e Carmelo Barbagallo per la Uil.

Personaggi noti dentro una folla che affrontava una scalata di chilometri e chilometri prima sotto la pioggia, poi immersa nel sole. Tra canti e musiche di decine di scolaresche. Come gli studenti dell’istituto  De Amicis Maresca di Locri, dell’Isis Brignoli Einaudi, del Marconi di Gradisca d’Isonzo-Staranzano, della scuola della pace di Senigallia, dell’istituto Montebello di Parma, del liceo di scienze umane di Lodi. Accanto a loro i gonfaloni di 286 fra Comuni, Province e Regioni.

Innumerevoli le Associazioni presenti da Amnesty international, a Libera, Banca Popolare Etica,  Lettera 22, Gruppo Abele, Emmaus Italia, Opera Nazionale Montessori, Articolo 21, UsigRai… Il ponte tra Assisi e Riace  compare ovunque. Così nelle magliette con la scritta “La solidarietà non si arresta. Io sto con Riace”.  Ed ecco Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace e organizzatore della marcia chiedere che al  sindaco di Riace, al modello Riace, “venga dato il Nobel per la Pace”.

Innumerevoli i messaggi. Spicca quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che tra l’altro dice: “La nostra forza poggia sulla capacità di mobilitare le coscienze e di non retrocedere per nessuna ragione sui diritti della persona”. Un invito raccolto.

Cameramen  e operatori vari raccolgono dichiarazioni e commenti: Così padre Alex Zanotelli  osserva: “Questi giovani sono l’unico presente che abbiamo”. Mentre padre Mauro Gambetti in polemica col cosiddetto “sovranismo” giudica la pace come “modello sociale più avanzato”. E Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione della stampa parla dei giornalisti “chiamati a illuminare le zone oscurate e non ad aizzare all’odio”.

E alla fine  Carlo Petrini (Slow Food) osserva come “il vento dell’egoismo sembri più forte , ma non è vero”. Certo almeno qui ad Assisi, come ieri a Riace, comincia a soffiare un vento nuovo. Forse un altra Italia comincia a farsi sentire. E Susanna Camusso, alludendo alla  manovra di bilancio proposta dal governo, senza consultazioni con i sindacati e  senza dare una risposta  verosimile alle diseguaglianze, parla di una riunione  lunedì di tutti e tre  i sindacati per decidere anche possibili forme di mobilitazione.

 

Sorgente: Da Riace ad Assisi c’è un’Italia che si oppone – Strisciarossa

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