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Condono, beffa per gli onesti: un maxi sconto agli evasori | Rep

Chi non ha dichiarato “risparmia” fino a 12 mila euro. Non saranno punite le fatture false

di Roberto Petrini

ROMA – La differenza di tasse che potrà pagare l’evasore rispetto al contribuente onesto è rilevante. Il calcolo viene da una fonte “tecnica”: il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti che analizza gli effetti di quello che chiama esplicitamente “condono”.

In sintesi chi farà emergere redditi che non aveva dichiarato fino al previsto tetto di 100 mila euro di imponibile potrà risparmiare, rispetto al suo collega onesto dell’isolato accanto, dai 9.000 ai 12 mila euro all’anno di tasse. Un esempio chiarisce la meccanica della dibattuta “dichiarazione integrativa speciale” al 20 per cento, lo strumento “principe” per introdurre un condono.

Poniamo che il Signor Rossi e il Signor Verdi abbiano entrambi guadagnato 50 mila euro in un anno: ebbene il Signor Rossi ha pagato tutto subito (Inps, Irpef, addizionali locali e Irap) e ha speso 25.283 euro in tasse; il Signor Verdi invece ha mentito al fisco e ha dichiarato solo 20 mila euro. Ora grazie alla “integrativa speciale” dichiara i 30 mila euro mancanti e se la cava con 15.335 euro. Risparmio netto sulle tasse di Verdi evasore rispetto a Rossi onesto: 9.948 euro. Naturalmente se gli anni evasi sono quattro, dal 2013 al 2016, il risparmio sale a quasi 40 mila euro.

Il testo del decreto in “Gazzetta” permette anche di sciogliere il nodo dei tetti complessivi: un anno 100 mila euro, quattro anni massimi 400 mila. E, soprattutto, chiarisce che le singole imposte non si potranno cumulare evitando di raggiungere, come era stato denunciato da più parti, oltre i 2,5 milioni di condonabile.

Il bilancio della trattativa degli ultimi giorni si chiude così: il condono c’è, contrariamente a quanto sostenuto da M5S il giorno stesso dell’intesa sulla revisione del decreto; la dichiarazione integrativa non è quella “ordinaria”, dove si paga tutto ma “speciale” dove si paga il 20 per cento. Il tetto è di 100 mila, ma può salire fino a 400 mila.

Anche la richiesta dei grillini di eliminare lo scudo penale per chi emerge dal nero e fa l’integrativa si è conclusa con un nulla di fatto. Lo scudo presente nella versione del decreto varata il 15 ottobre di fatto non cade: in primo luogo perché la maggior parte dei reati tributari scattano in presenza di soglie superiori ai 100 mila euro di imponibile che possono emergere.

Inoltre la lettura dei commercialisti di Eutekne del testo uscito in Gazzetta ufficiale sembra indicare che in caso di emersione di attività finanziarie, patrimoniali o contante, resterebbero scudati i reati di fatture false e dichiarazione fraudolenta. Scompare dalla scena anche l’aggravio delle pene detentive (che già esistono) per gli evasori perorata senza successo dai grillini.

Intanto mentre professionisti, artigiani e commercianti incassano — se interessati alla fattispecie — il condono e la flat tax fino a 65 mila euro di ricavi, per i lavoratori dipendenti la manovra resta deludente. Le tasse rimangono con il loro peso e inoltre una norma introdotta nel testo finale vieta a chi è stato dipendente di una azienda di trasformarsi in partita Iva e beneficiare dell’Irpef al 15 per cento. Situazione particolarmente penalizzante per chi guadagna più di 26 mila euro che oltre ad essere fuori, in quanto dipendente, dalla riduzione delle tasse, non ha diritto neppure agli 80 euro.

Sorgente: Condono, beffa per gli onesti: un maxi sconto agli evasori | Rep

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