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Come fermare il Messias neofascista del Brasile | il manifesto

Democrazia in pericolo. Ora Fernando Haddad dovrà creare un fronte unito contro il pericolo Bolsonaro. Dando prova di essere il candidato di tutti

di Roberto Livi

Solo dopo l’annuncio ufficiale, alle 21 di domenica, il Brasile democratico ha tirato il fiato. Il baratro era stato evitato per un soffio. Due ore prima, con circa il 70% dei voti validi scrutinati, il candidato dell’ultradestra Jair Messias Bolsonaro era giunto al 49% delle preferenze lasciando il delfino di Lula, Fernando Haddad, al 24%. Il risultato finale – 46% contro 29,3% – fotografa un ballottaggio al cardiopalma tra due Brasile, uno democratico e l’altro neofascista.

L’affondo che nessuno avrebbe immaginato all’inizio della campagna elettorale stava per verificarsi sull’onda del rifiuto di «un sistema politico corrotto» e del Partito dei lavoratori (Pt) che ne era il simbolo. Bolsonaro, il politico incolore che ben pochi conoscevano, è progressivamente diventato famoso per i suoi attacchi frontali al sistema, al suo elogio della dittatura militare (dal 1964 al 1985, unica critica: «Non aver fucilato abbastanza») e per le sue sparate contro stranieri, negri, donne, gay e indios.

Il leader della piccola formazione politica Partito social liberale (Psl) è per i suoi seguaci più fanatici – giovani benestanti bianchi attivi soprattutto in rete – una sorta di salvatore di un Brasile scosso da molte crisi, economica, ma anche etica e ideologica. E in preda a un aumento esponenziale della violenza. Ma tutto sommato era poco più che una brutta copia del populismo ultranazionalista globale che ha il suo riferimento in Donald Trump, o in Matteo Salvini e l’ungherese Viktor Orbán. Senza alcuna speranza, se avesse dovuto affrontare Lula da Silva.

Una volta che i giudici, per conto delle oligarchie politico-economico-militari, hanno messo fuori gioco l’ex presidente metalmeccanico (al quale è stato anche negato il diritto al voto), il Messia Bolsonaro è diventato il candidato perfetto dei poteri forti: oltre ai vertici militari, ha ricevuto l’appoggio di finanzieri, imprenditori e dei mass media più potenti, come rete Globo, feroci detrattori di Lula. Fondamentale è stato anche il sostegno dei settori più conservatori della Chiesa Evangelica brasiliana che gli ha portato l’appoggio – fino ad oggi del tutto inusuale per i candidati delle élites bianche – di vasti settori popolari.

Bolsonaro infatti è un personaggio politico manovrabile. Leader di un partito che ha 5 rappresentanti nel Congresso e di un clan famigliare che amplifica i suoi slogan, è il politico che raccoglie il più alto tasso di rifiuto: il 46% degli elettori, soprattutto donne, ha affermato che non è disposto a votarlo. «Sono un ex capitano d’artiglieria, cosa volete che parli di economia» ha risposto a chi gli chiedeva qual era il suo programma economico. Ma ha avuto il fiuto di lasciare mano libera come futuro superministro dell’Economia a Paulo Guedes, un Chicago boy, neoliberista scatenato le cui idee – ridurre il debito pubblico mediante privatizzazioni, concessioni al capitale estero, vendita di proprietà pubbliche – sono assai gradite al mercato (e agli Usa).

Il candidato del Pt, Fernando Haddad è un intellettuale, laureato in diritto e con studi in flosofia e economia. È stato ministro dell’Educazione e sindaco di San Paolo. È poco conosciuto, ma le sue credenziali politiche e intellettuali lo avallano come un democratico.

Ed è sulla base della difesa della democrazia in Brasile che Haddad, più che chiedere l’appoggio dei leader delle altre formazioni di sinistra o socialdemocratiche – come il governatore del Cearà, Ciro Gomes , la verde Marina Silva o Geraldo Alckmin – deve coinvolgerli nella formazione di un fronte unito che può portare a un governo di coalizione (di “salvezza nazionale”). Insomma, è necessario che dia prova di essere il candidato di tutti, non solo di Lula e del Pt. Inoltre dovrà convincere la parte degli imprenditori che si rivolgono al mercato interno e che sono contrari alla «denazionalizzazione della forza produttiva del Brasile» che il suo governo sarà più simile a quello di Lula che a quello di Dilma Roussef. In sostanza dovrà guadagnarsi la maggioranza e non contare sul voto del rifiuto a Bolsonaro. In tre settimane è un compito che fa tremare le vene.

Sorgente: Come fermare il Messias neofascista del Brasile | il manifesto

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