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Caos 5S, la rivolta dei dissidenti, decreto sicurezza verso la fiducia | Rep

Di Maio: “Avanti come una testuggine”. Torna la voglia di espulsioni, Fattori nel mirino

Li chiamano “gli irriducibili”. Sono solo quattro, i senatori del Movimento 5 stelle che hanno messo la faccia sul loro no al decreto sicurezza così com’è stato immaginato da Matteo Salvini. Con lo smantellamento del sistema Sprar per l’accoglienza dei rifugiati e le mille limitazioni al diritto d’asilo nel nostro Paese. Dietro di loro, però, potrebbero nascondersene molti di più. Un’incertezza che tormenta Luigi Di Maio e che il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo non è più in grado di nascondere.

Su quanti voti possiamo contare?”, gli chiedono gli alleati leghisti in quella che è solo una delle innumerevoli trattative sul tavolo (il leader M5S ha ottenuto un decreto fiscale modificato in cambio del suo sì al decreto sicurezza praticamente invariato). Di Maio non sa rispondere: le senatrici Paola Nugnes e Elena Fattori e i senatori Gregorio De Falco e Matteo Mantero hanno portato avanti emendamenti che considerano irrinunciabili, tutti bocciati. Non vogliono votare il testo così com’è e i numeri non sono tali da poter far finta di niente. Perché l’asse Lega-M5S al Senato ha solo 6 voti in più della maggioranza assoluta. Con 4 sicuramente contro, e un gruppo in gran parte sconosciuto che solo oggi si riunirà per parlarne, il voto di fiducia è quasi una certezza. Il rischio, è che diventi un azzardo.

Così, ieri mattina il capo politico pubblicava sul blog un appello e insieme un avvertimento: “Siamo sotto attacco totale da parte di tutti gli avversari esterni. Media, partiti, tecnocrati”. “Vili attacchi”, li definisce Di Maio, che invita i parlamentari: “Dobbiamo essere come una testuggine romana”, e per spiegarsi ruba la definizione a Wikipedia. “una formazione di grande complessità perché richiedeva un importante coordinamento collettivo”. Chiede ai suoi di essere “fusi insieme”, il vicepremier M5S. E avvisa: “Se qualcuno si sfila mette a rischio tutto il progetto e dovrà renderne conto”.

A sera, quel che filtra è ancora più duro: la posizione di Elena Fattori è già sul tavolo dei probiviri. Una delle soluzioni pensate dai vertici è il solito “punirne uno per educarne cento”, che nella scorsa legislatura non ha però portato bene (tra espulsioni e defezioni il gruppo M5S aveva perso 40 persone). Con una differenza: adesso i numeri servono per governare. E nulla potrà essere fatto a cuor leggero. “Non mi farò ricattare, a costo di cadere e andare al voto”, diceva ieri Di Maio nella riunione avuta a sera con i fedelissimi in un ristorante del centro. “Non tolleriamo correnti, per noi chi non segue la linea è un dissidente e si mette fuori da solo. La linea politica la decido io, è scritto nero su bianco sul codice etico che hanno firmato prima di essere eletti”. Alessandro Di Battista sarebbe con lui, “lo sento tutti i giorni”. Dal presidente della Camera Roberto Fico – nume tutelare di Nugnes e Mantero, ma silente sulla vicenda del decreto sicurezza – dice di aspettarsi lealtà.

La sua ira non pare avere effetto su Elena Fattori, che in un blog sull’Huffington Post scrive: “Se avessi detto in campagna elettorale che avremmo fatto un’alleanza con la Lega chiamandola contratto, che avremmo avuto un presidente del Consiglio sconosciuto e non eletto da nessuno, detto sì al Tap, all’Ilva, valutato i costi-benefici per la Tav, mi avrebbero presa per folle o inseguita con torce e forconi”. Chiarisce che non vuole andar via e che se sanzionata farà ricorso, Fattori. Così come Gregorio De Falco, a Repubblica, dice di stare seguendo solo “i valori del Movimento”. Sulla sicurezza, spiega, “i nostri emendamenti sono ispirati al programma, al contratto di governo e alla Costituzione”. Il voto di fiducia, secondo De Falco, che nei giorni scorsi ha incontrato anche il premier Conte, “è uno strumento cui il Movimento si è sempre opposto”. Spera non ci sia, ma in ogni caso, valuterà il da farsi. Come Mantero, che sul decreto ha intenzione di uscire dall’aula. E Nugnes, che ha annunciato: “Se resta così voto no”.

Di Maio minaccia, ma prova anche a trattare. Lo fa con la presidente della commissione Finanze alla Camera Carla Ruocco, che con la sua nota contro il decreto fiscale nei giorni scorsi ha aperto un altro fronte. Ruocco vorrebbe migliorare il decreto, ottenere che da qualche parte siano inserite le “manette per gli evasori” promesse e poi sparite. Il leader M5S, quasi a risponderle, appoggia la candidatura di Marcello Minenna – considerato vicino a Ruocco – alla presidenza della Consob. È il nome che ha messo sul tavolo della trattativa con la Lega, nonostante gli scontri all’epoca della crisi romana.

Sorgente: Caos 5S, la rivolta dei dissidenti, decreto sicurezza verso la fiducia | Rep

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