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Calabria e Toscana con Lucano. E se il modello Riace diventasse legge?

Riace è stata un detonatore, ancora una volta. Nell’Italia assopita e assuefatta a slogan razzisti e fake news, ammalata di indifferenza e strafottenza, Riace ha scosso le coscienza. Ogni giorno, dal 2 ottobre, giorno degli arresti del sindaco Mimmo Lucano (poi convertiti in divieto di dimora) non c’è piazza italiana che non ospiti una qualche manifestazione in solidarietà di Riace e del suo sindaco. Il ponte gremito di Firenze ne è una delle immagini più belle e rappresentative.Da mesi ormai, Riace è in prima fila a prendere le mazzate del governo che ha spinto il piede sull’acceleratore delle politiche di distruzione dell’accoglienza. Politiche e ordini che si estenderanno formalmente a tutti quando – a brevissimo – sarà convertito in legge il “decreto Minniti-Salvini”, un groviglio di repressione e xenofobia ben impostato dal precedente ministro dell’Interno e oggi incassato dal leghista piglia tutto. Un decreto che criminalizza e perseguita, che pone sullo stesso piano la questione sicurezza e quella sull’immigrazione, che punta a perseguitare il diverso e il dissenso. Un decreto che si sostiene sotto un’inesistente emergenza e si nutre di un odio tanto ingiustificato quanto dilagante.Su Riace e Mimmo Lucano pendono non solo un processo giudiziario, ma anche politico e mediatico, che si spiega a colpi di fake news sdoganate via tweet da Salvini, ma anche da parte della stampa mainstream. Colpirne uno per educarne cento. Smantellare Riace per far fuori la concezione stessa e l’opportunità di fare accoglienza. Criminalizzare l’accoglienza riducendola a business.Davanti a tutto questo, la reazione è stata enorme. Le italiane e gli italiani hanno messo i loro corpi in piazza, le loro facce sui social (sulle pagine Riace patrimonio dell’umanità e Io sto con Riace) e le loro mani in tasca (è sempre attiva la raccolta fondi gestita da Recosol) per difendere Riace e Mimmo Lucano. Una solidarietà enorme che non conosce frontiere, che unisce popoli di ogni parte d’Europa e che in questi mesi è stata ossigeno per Lucano e per il piccolo paese della Locride. Eppure, a questo punto, purtroppo, la solidarietà non basterà. Gridare ai guai della Lega e di Salvini nemmeno. Candidare Mimmo Lucano nella speranza di accodarsi a lui e ricostruire la sinistra, non ne parliamo.Mentre i riflettori assillano e asfissiano Riace, altre esperienze di accoglienza vengono chiuse, una dopo l’altra. Quella di don Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, ne è un esempio più che palese. Accanto alla solidarietà e al tentativo di mantenere umanamente accettabile l’opinione publica e il senso comune dell’Italia, quindi, occorre costruire una resistenza di pratiche.Gli anticorpi di Riace, nella migliore delle ipotesi, salveranno il piccolo paese dell’accoglienza e le nostre coscienze. Contribuiranno a resistere all’idea che il Sud diventi una brutta copia di un Nord che esiste solo nella testa della Lega, di Salvini e dei suoi elettori. A impedire che l’Italia continui a essere il terreno su cui la xenofobia che governa al di là dell’Atlantico (e che schiera 800 soldati al confine con il Messico) venga paracadutata nel Vecchio e malandato continente. I sondaggi danno la Lega oltre il 30%, l’aumento di consenso rende sempre più aggressivo il ministro dell’Interno e capo della Lega. Il tempo è scaduto.Tra le scartoffie della Regione Calabria, dal 2009 giace una legge regionale su “Accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati e sviluppo sociale, economico e culturale delle Comunità locali”. Con la legge n. 18, approvata il 12 giugno del 2009 dalla giunta all’epoca guidata da Agazio Loiero, la Calabria prendeva posizione contro l’espulsione incondizionata degli extracomunitari paventata dall’allora governo Berlusconi. La Calabria è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge di promozione dell’accoglienza e dell’inserimento dei rifugiati sul territorio coniugandola allo sviluppo socio-economico delle comunità locali. Una legge che vorrebbe sostenere «la gestione di interventi di accoglienza e di orientamento legale e sociale degli stranieri accolti nelle comunità locali; l’avvio di programmi di supporto all’inserimento lavorativo, anche tramite la creazione di nuove attività economiche imprenditoriali che coinvolgano direttamente sia i beneficiari dei programmi di accoglienza che la popolazione autoctona; la realizzazione di programmi e produzioni culturali; la riqualificazione e adeguamento delle strutture abitative destinate all’ospitalità».Quel tentativo di disciplinare il sistema di accoglienza sul modello di Riace per promuoverlo nel territorio regionale, giace lì pronto a scardinare l’impianto nazionale. Le Regioni, in questo, possono avere un ruolo fondamentale. Sabato 27 ottobre, alla Cittadella regionale di Catanzaro, Mimmo Lucano tiene una conferenza stampa con i due presidenti di Regione di Calabria e Toscana. «Insieme per l’accoglienza. Riace esperienza da sostenere e valorizzare», recita l’invito stampa. I due presi

Sorgente: Calabria e Toscana con Lucano. E se il modello Riace diventasse legge?

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