Arezzo, 4 ottobre 219 – Tutto partì dalla frana sulla E45. Era il mese di febbraio e un pezzo di banchina all’altezza dello svincolo di Pieve Santo Stefano venne giù all’improvviso. Il resto è arrivato dopo con la superperizia consegnata al Gip Piergiorgio Ponticelli: il materiale di frana non era fatto di roccia e detriti di scavo. Era in realtà una miscela, classificabile come rifiuto pericoloso, nella quale è presente anche l’amianto in una concentrazione superiore di ben tre volte rispetto ai limiti di legge.

Ma non è tuto. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti inquirenti, un’ulteriore perizia dovrà essere effettuata. Non già sugli scarti di frana che subito dopo il cedimento erano stati stoccati di fretta in un deposito di Sansepolcro dove i carabinieri forestali li misero sotto sequestro. Stavolta lo scopo è un altro, ovvero quello di stabilire se l’amianto presente nei detriti, e di conseguenza nella massicciata, abbia in qualche modo inquinato la falda acquifera.

Si tratta al momento solo di un allarme potenziale, ma data la pericolosità dell’amianto è bene non sottovalutare alcun aspetto. Del resto siamo in presenza di materiale cancerogeno e dunque viene ritenuta necessaria un’esplorazione tesa a fugare ogni eventuale dubbio o pericolo. Insieme alle verifiche sulla falda, proseguiranno lungo la E45 i carotaggi, in questo caso finalizzati a capire se lo stesso materiale della banchina franata è stato utilizato per la realizzazione di altri tratti di strada.

Siamo dunque in presenza di un’inchiesta dalla coda lunga: fu avviata subito dopo il crollo dal procuratore Roberto Rossi con l’ipotesi di reato di disastro colposo. E c’è anche un’altra perizia, affidata a una commissione guidata dall’ingegner Fabiò Cane, cui è stato dato l’incarico di scoprire le cause della frana. Sono svariate le domande a cui serve dare risposta: se ad esempio la frana è stata provocata dalla debolezza geologica del terreno.

O ancora se ci sia stato un difetto di costruzione e se c’entra, in questa fattispecie, la qualità dei materiali utilizzati. Il caso è anche politico. Il capogruppo M5S in Regione, Giacomo Giannarelli, va all’attacco: «Quadro disarmante, ho informato il sottosegretario alle infrastrutture Dell’Orco e il ministero all’Ambiente guidato da Sergio Costa. Nelle prossime ore procederemo con un’interrogazione regionale».