Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Addio al rally di Borsa. Così ha ceduto l’ultimo baluardo

L’ultimo baluardo tecnico che sorreggeva il rally di Piazza Affari ha ceduto ieri. Un cedimento violento, a un’ora dalla chiusura degli scambi, e sicuramente l’abbandono del livello strategico di 18.660 ha contribuito ad amplificare le perdite (l’indice ha chiuso a 18.485). La soglia rappresentava una sorta di Linea Maginot prima di decretare la fine del rally partito a 15mila punti nel giugno 2016 (dopo il crollo seguito al referendum Brexit) e culminato sopra 24.500 punti lo scorso maggio.

I livelli chiave
Tecnicamente area 18.660 è l’ultimo ritracciamento di Fibonacci (61,8% dell’estensione del movimento rialzista 2016-2018) ed essendo attentamente monitorato dagli analisti tecnici è un punto del mercato molto sensibile. Nei giorni scorsi i prezzi si erano avvicinati molto e ieri è arrivata la rottura. A questo punto il mercato deve tornare sopra 18.660 per annullare questo segnale e se questo non avverrà a breve il rischio di scivolare in primis in area 18.000 diventa concreto tecnicamente. Fino a pochi mesi fa la discesa sotto 19mila punti appariva remota. Non bisogna dimenticare che a inizio maggio il Ftse Mib era uno dei migliori indici azionari occidentali, con un performance positiva a due cifre.

Dopo il top del 7 maggio, poco sopra 24.500 punti, sono iniziate le vendite e da allora l’indice è arrivato a perdere il 25% circa, risultando una delle piazze peggiori. Con una flessione superiore al 20% il mercato è entrato tecnicamente in un’area cosiddetta “bear market”, vale a dire di mercato ribassista. Con il minimo di ieri l’indice Ftse Mib è sceso ai livelli più bassi da dicembre 2016. Una discesa su cui ha pesato fortemente il comparto dei finanziari, che incide per circa un terzo sulla capitalizzazione sul paniere delle blue chip. Le tensioni intorno allo spread hanno infatti colpito soprattutto bancari e assicurativi.

Banche sotto pressione
I big del credito registrano perdite decisamente superiori all’indice solo in parte compensate dallo stacco cedola. Per Intesa Sanpaolo, ad esempio il calo è nell’ordine del 40% dalla prima metà di maggio e le quotazioni sono scese ieri intorno a 1,9 euro, livelli che non venivano registrati dal settembre del 2016. Dal punto di vista grafico solo un ritorno sopra area 2 e soprattutto 2,2 potrebbe dare un primo segnale di risveglio. Dinamica non dissimile per Unicredit, che lascia sul terreno circa il 39% da inizio maggio e torna sui minimi di dicembre 2016 in area 10,8 euro. Per avere un segnale di ripresa è necessario che i prezzi riconquistino i 12 euro.

Sorgente: Addio al rally di Borsa. Così ha ceduto l’ultimo baluardo

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

adversing