1. L’aggressione imperialistica saudita contro lo Yemen ha da un lato mostrato al mondo il volto brutale della monarchia wahabita, dall’altro ha permesso alla Resistenza sciita di compattarsi in quanto contropotere globale al dominio americano-sionista. Il wahabismo è il braccio armato dell’imperialismo occidentale; la dittatura teocratica saudita vorrebbe trasformare lo Yemen nella sua ‘’striscia di Gaza’’. C’è oppressione ma anche resistenza, quindi il popolo sciita non ha accettato la violenza del fondamentalismo wahabita.

Il leader del Movimento di Liberazione Nazionale yemenita, Abdul-Malik al-Houthi, rivolgendosi ai suoi sostenitori in un discorso alla televisione ha dichiarato che: ”Gli americani hanno guadagnato miliardi di dollari. L’economia dello Yemen ha subito un fortissimo attacco dal regime di Riyadh e i suoi alleati regionali che hanno colpito le zone ricche di petrolio all’interno del paese arabo, afflitto dalla guerra”; “La nazione yemenita sta attraversando una situazione economica difficile: i nemici stanno cercando di congelare i beni esteri yemeniti, vogliono lo Yemen come uno stato suddito”; “Gli aggressori non possono fungere da garanti della sicurezza dei nostri delegati, ma il fatto è che gli Stati Uniti non sono contenti dei colloqui di pace poiché hanno beneficiato molto dell’aggressione a guida saudita in Yemen” 1. L’Arabia Saudita ha mietuto migliaia di vittime fra la popolazione civile, ma l’esercito wahabita alleato del terrorismo dell’ISIS non è in grado di fronteggiare una guerriglia popolare politicamente molto motivata. Un esercito di mercenari non può vincere contro una intera popolazione in armi.

Il grande “timoniere”, Mao Tse Tung, avrebbe detto che: ‘’l’Arabia Saudita è una tigre di carta’’. Ce lo conferma (fra le righe) un esponente della Resistenza patriottica, Ansarallah, di passaggio in Libano: “il principe Mohammad ben Salman non può fermare questa guerra senza una vittoria simbolica, perché rischia di perdere la faccia nel suo paese e Ansarallah non ha intenzione di deporre le armi e permettergli di segnare questo punto” 2. La ‘’maledizione’’ dello Yemen è la posizione geografica: lontana dal mondo arabo, collegamento fra l’Arabia, il continente africano e la Cina. La vittoria militare degli Houthi è fuori discussione, quindi le Nazioni Unite stanno cercando di salvare la faccia ai sauditi: “Prima, la proposta delle Nazioni Unite era di una resa umiliante. Oggi ci viene offerta una resa onorevole”. Insomma, gli occidentali vogliono proprio ‘’conservare’’ (se così si può dire) l’orrenda dittatura saudita. Per il leader antimperialista: “Abbiamo perso tutto tranne la nostra dignità e non la svenderemo!” Un messaggio chiaro ai fanatici sunniti, alleati del wahabismo imperialista, che per un po’ di dollari hanno svenduto.

 

  1. Qualche giorno fa l’Iran è stato vittima di un attentato terroristico di stampo separatista. L’attentato del 22 settembre è stato rivendicato tanto dal Fronte Popolare Democratico degli Arabi di Ahvaz che dall’ISIS. Il regime di Saddam Hussein, contro la Rivoluzione iraniana, abbandonò la laicità ripiegando sul fondamentalismo sunnita. La Resistenza irakena, dal 2008 in poi, è stata egemonizzata dalla destra vicina ai sauditi diventando il braccio armato della sovversione wahabita contro gli sciiti. Secondo la Rete Voltaire‘’L’ex vicepresidente di Saddam Hussein, Ezzat Ibrahim Al-Duri, grande maestro dell’Ordine dei Nachbandis (una confraternita sufi), si alleò con CIA e MI6 per integrare i propri uomini in Daesh e prendersi la rivincita sugli sciiti’’ 3.L’attentato di qualche giorno fa è un colpo di coda del Partito Baas irakeno contro lo sciismo antimperialista. Come al solito: gli stragisti appartengono al fondamentalismo sunnita, mentre il mondo sciita ha molti rivoluzionari al suo interno.

La casa reale degli Emirati Arabi Uniti si è vantata d’aver portato la guerra in Iran. Si tratta degli stessi fanatici che hanno finanziato la sovversione islamista contro la Siria laica e pan-arabista. Le rivendicazioni del vile attentato (fra l’altro condannate da tutte le nazioni antimperialiste, compreso il il Nicaragua) portano alla CIA ed all’MI6. Non è casuale; l’occidente imperialista ha dichiarato guerra agli sciiti, baluardo contro l’imperialismo ‘’yankee’’. Il conflitto di classe torna attuale in forme nuovissime, difficili da inquadrare per i marxisti dogmatici.

Il presidente Rohani ha promesso agli wahabiti ‘’una terribile risposta’’costringendo gli Emirati a fare marcia indietro. Gli Stati vassalli sono destinati a cadere, nello Yemen i mercenari wahabiti e sionisti andranno incontro alla disfatta militare; il contropotere globale, giorno dopo giorno, prende forma spingendo verso la nascita di blocchi geopolitici alternativi. Gli USA stanno globalizzando il neofascismo; l’Iran globalizza la resistenza. Si tratta di due modelli economico-sociali incompatibili.