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Un vaccino per fermare le bufale in medicina – La Stampa

fotografia d’archivio

Oggi, più che mai, è necessario un vaccino contro le bufale in Medicina. E’ quanto ho pensato leggendo l’inchiesta pubblicata da «La Stampa» lo scorso 20 settembre: «Tra cure inventate e superstizioni. Viaggio nell’Italia che rifiuta i medici». Un’inchiesta sull’Italia che non crede nella Scienza. E che si affida a ciarlatani che promettono cure miracolose, vendendo false speranze che, puntualmente, si rivelano amare illusioni.

Ogni volta, il prezzo della diffusione di pratiche mediche prive di fondamento scientifico viene pagato dalle persone malate. Gli esempi, purtroppo, sono numerosi. Ne cito solo alcuni: recentemente la teoria di Hamer, medico tedesco convinto che i tumori abbiano origine da traumi psicologici e che, perciò, possano essere curati con farmaci non tradizionali. Ancora, Stamina, pseudocura a base di cellule staminali. Negli anni 90 il metodo Di Bella, e prima ancora il siero Bonifacio, cura del cancro proposta da un veterinario di Agropoli.

 

Indispensabile, dunque, un vaccino contro queste pericolose bufale. Un vaccino fatto da componenti diversi.

Innanzitutto i media e i comunicatori che – come nel caso dell’inchiesta che mi ha portato a scrivere queste riflessioni – possono fare un lavoro di indagine straordinariamente importante, mettendo a nudo i meccanismi e i danni di queste pratiche alternative. In secondo luogo il mondo politico e delle istituzioni, che devono guardarsi bene dall’approvare finanziamenti – come purtroppo è accaduto in passato – per tali bufale. Terzo componente, non certo in ordine di importanza, è la promozione della cultura scientifica. Certamente attraverso le prese di posizione di medici e scienziati, come nel caso del dibattito sull’utilità dei vaccini. Ma anche e soprattutto attraverso la diffusione della cultura scientifica nelle scuole, fin dalle primarie, con un impegno diretto di chi fa ricerca scientifica: una linea su cui si è impegnata, ad esempio, Fondazione Cariplo.

 

Una cultura scientifica diffusa è il miglior vaccino contro le bufale, in medicina e non solo. Una solida base di conoscenze scientifiche permette di avere ben chiaro che non si può scendere a compromessi nel campo delle sperimentazioni cliniche. Per il bene dei pazienti, la sola bussola che deve orientare tutti noi.

 

In questi anni ricerca e medicina, con i loro continui progressi, hanno cambiato la nostra salute e l’aspettativa di vita, che in poco più di un secolo è raddoppiata, passando da 40 a 80 anni. Anche contro il cancro sono stati ottenuti progressi fondamentali. Grazie alle terapie tradizionali (chirurgia, radioterapia e chemioterapia) cui più di recente si è aggiunta l’immunoterapia, oggi circa il 60% dei 3 milioni di pazienti affetti da tumore sopravvive a 5 anni dalla diagnosi. Non possiamo non essere consapevoli, e dunque fieri, di quanto il nostro Paese ha fatto e fa nel campo della salute. Proprio in questi giorni il nostro Servizio sanitario nazionale viene descritto come uno dei più efficaci al mondo. Il rapporto Health Care Efficiency di Bloomberg ha messo l’Italia al quarto posto al mondo (dietro solo a Hong Kong, Singapore e Spagna) per efficienza della spesa sanitaria, analizzando il rapporto tra costi e aspettativa di vita.

 

Nella stessa direzione i dati di sopravvivenza dei pazienti italiani con cancro, superiori alla media europea, confrontabili e in alcuni casi superiori a quelli del Nord Europa. Risultati di cui si può essere fieri, nella consapevolezza che molto si può e si deve fare per migliorare.

 

Prevenzione e nuove terapie, quindi, non vanno cercate al di fuori della pratica e della ricerca biomedica. Vanno messe a punto secondo criteri scientificamente inattaccabili, fra banco di laboratorio e letto del paziente. Nel pieno rispetto del bene dei malati, delle loro speranze e della loro sofferenza. Per non dover più leggere, sulle pagine dei giornali, che una donna è morta di melanoma o che una diciottenne è morta di leucemia perché convinte da un presunto guru della medicina alternativa di potersi curare solo con erbe e sedute di psicoterapia.

 

Direttore Scientifico Irccs Humanitas e docente di Humanitas University 

Sorgente: Un vaccino per fermare le bufale in medicina – La Stampa

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