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Reddito di cittadinanza, ipotesi mini-sussidio: 300 euro al mese a 4 milioni di persone | Rep

I vincoli del ministro Tria ridimensionano le promesse da 17 a 5 miliardi. Assegno ridotto per 4 milioni anzichè 8. Addio ai 780 euro

di Roberto Petrini

Roma – Di Maio non molla: il reddito di cittadinanza sarà “protagonista” della prossima legge di Bilancio. Ed in effetti, dopo le aperture di Bruxelles e la “gradualità” concessa dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, la possibilità che le misure del contratto possano debuttare fin dal prossimo anno è più concreta.

Attenzione però ad esultare, come pure è necessario non farsi illusioni come quegli italiani, soprattutto al Sud, che subito dopo le elezioni del 4 marzo si affollarono ai Caf per chiedere informazioni e fare domanda per il fatidico reddito. Il problema è sempre lo stesso: le risorse sono scarse e per il reddito si profila una versione “mini”.

I Cinque Stelle non scendono nei dettagli, ancora allo studio, e continuano a parlare di 780 euro per tutti e di un intervento che investirà 8 milioni di cittadini in povertà. Ma sarà possibile? La risposta dei tecnici è “no”. La versione originaria costa ben 17 miliardi.

La cifra a disposizione è invece molto più bassa. Se Tria riuscirà a trovare le coperture si tratterà al massimo di 5 miliardi che coinvolgeranno 1 milione e mezzo di italiani in condizioni di disagio che tuttavia non potranno aspirare ai 780 euro ma a soli 300 euro.

Giusto? Sbagliato? Massimo Baldini, dell’Università di Modena, collaboratore de lavoce.info, ha simulato per Repubblica quanti “poveri” si possono sussidiare e con che cifra mensile, date le risorse oggi realisticamente disponibili. Ne emerge che, in buona sostanza, non si potrà andare oltre un potenziamento del Rei, il reddito di inclusione, già attivato dal precedente governo, e che ha caratteristiche assai differenti come costi e platea. «Mi sembra assai più ragionevole non gettare via l’esperienza in corso, che sta coinvolgendo Comuni e terzo settore, e che è assai più compatibile con gli equilibri di bilancio», osserva Baldini.

Cosa differenzia le proposte in campo? I criteri per l’assegnazione, la platea e dunque benefici e costi. Per avere il reddito di cittadinanza un single dovrà dimostrare, denuncia dei redditi alla mano, che non arriva ai 780 euro netti al mese, dunque 9.360 euro netti annuali. Una famiglia di 4 persone invece dovrà dimostrare di non arrivare a 19.656 euro l’anno. Una platea con questi criteri arriva a circa 8 milioni di persone, di conseguenza entro queste soglie di povertà relativa si trovano anche operai a basso reddito, famiglie di lavoratori o pensionati con molti componenti: dentro ci sono anche i disoccupati cronici o con sussidi esauriti, che sarebbero tuttavia l’unica platea cui verrebbe chiesto in cambio del sussidio l’impegno ad cercare ed accettare un nuovo lavoro.

A costoro lo Stato dovrebbe assicurare la differenza tra il reddito dichiarato e i 780 euro mensili. La questione, oltre a quella dei costi, è rappresentata dal rischio di comportamenti sleali da parte di chi fa domanda: non è escluso che tenti la via dell’assegno anche chi lavora in nero, evade o sottodichiara il proprio reddito.

La seconda ipotesi, che fa scendere la spesa ad un livello più basso anche se ancora non sostenibile di 10 miliardi, prevede di restringere la platea: invece della povertà relativa si aiuta solo la povertà assoluta. In questo caso si scende a 5 milioni di individui: per accedere bisogna stare sotto i 6.760-9.912 euro di reddito netto annuale (la forchetta è dovuta al fatto che l’Istat calcola puntualmente zona per zona il livello di povertà assoluta). Anche in questo caso, chi è sotto prende la differenza fino a raggiungere gli ormai famosi 780 euro. Come abbiamo visto la misura costa troppo: sempre secondo Massimo Baldini, si potrebbero innescare comportamenti distorsivi come la rinuncia a cercare un lavoro o addirittura l’abbandono dell’attività da parte di uno dei componenti della famiglia.

Così resta solo il potenziamento di una misura che già c’è e sulla quale si sta lavorando: il Reddito di inclusione. Le differenze sono sostanziali: la cifra ha base fissa e varia solo con il numero dei componenti del nucleo, circa 300 euro in media, riducendo il rischio di comportamenti opportunistici; inoltre la platea è ridotta a chi ha meno di 2.250 euro all’anno netti per un sigle. Un mini reddito ma più mirato.

Sorgente: Reddito di cittadinanza, ipotesi mini-sussidio: 300 euro al mese a 4 milioni di persone | Rep

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