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Quei messaggi di Casalino che avvelenano il clima politico | Rep

Il portavoce di Palazzo Chigi contro il Tesoro. Il messaggio vocale con insulti e minacce per dare la linea sulla manovra

di Sergio Rizzo

C’è un audio di due minuti che ha preso a circolare negli ultimi giorni. Un audio inquietante, sia per i contenuti sia per i toni. Ma soprattutto per il suo autore. Non uno qualsiasi: Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Al suo interlocutore racconta, e non perché resti una confidenza bensì perché lo pubblichi, che il Movimento 5 Stelle è pronto a far scattare una “megavendetta” – testuale – contro il ministero dell’Economia, colpevole di remare contro l’azione del governo. “Se poi all’ultimo, non escono i soldi per il reddito di cittadinanza”, è il messaggio, per i dirigenti del Tesoro sarà un calvario. “Tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del Mef…”.

Si tratta senza dubbio della non velata minaccia di una epurazione di massa nei confronti dell’apparato burocratico del Tesoro: “Ormai abbiamo capito che Tria c’entra relativamente, ma ci sono al ministero una serie di persone che stanno lì da decenni e che proteggono il solito sistema. Non è accettabile che non si trovano dieci miliardi del c…”.

Frasi pesantissime (“Non ce ne frega niente, sarà una cosa ai coltelli…”) e insulti ai tecnici non riferibili che confermano come il clima fra il M5S e il dicastero dell’Economia guidato da un ministro capitato forse lì quasi per uno scherzo del destino, ma che si sente comunque investito del compito di guardiano del deficit, abbia ormai raggiunto il calor bianco. Un pezzo di Stato in aperta guerra con un altro pezzo di Stato. Impegnato in uno scontro ben più profondo e radicale di quanto finora sia trapelato. Sotto accusa non c’è soltanto il ministro dell’Economia, ma gli alti dirigenti incolpati di fare ostruzionismo.

Tensioni non inedite, certo. Si può anzi affermare che i dirigenti del Tesoro ci hanno fatto il callo. Anche nei passati governi, quando la politica dettava l’esigenza di aprire i rubinetti, non mancavano le tentazioni a forzare la mano agli apparati burocratici, a cui veniva imputata scarsa elasticità nel manovrare i conti. Mai, però, travalicando certi limiti, anche nel volume dei contrasti. Qui siamo invece in presenza di un evideente salto di qualità, con una registrazione whatsapp che non lascia spazio a dubbi né interpretazioni sulle reali intenzioni dei mandanti di questa informazione. Che deve comparire sui giornali (“Domani se vuoi uscire con una cosa che può essere simpatica…”), anche se mascherata: “la metti come fonte parlamentare, però, eh…”, precisa Casalino.

Inevitabile che l’audio abbia iniziato a circolare nei palazzi del potere, fino a raggiungere i piani più alti, con le ripercussioni del caso. Com’è inevitabile che lì abbia gettato sconcerto e preoccupazione, per le parole e le modalità disinvolte con cui vengono pronunciate, per poi essere affidate addirittura a una registrazione vocale. Il che di sicuro, in un momento delicato come quello della preparazione del Def e della legge di stabilità, non contribuisce ad allentare le tensioni con il ministero dell’Economia. Anche lo stesso ministro Tria, messo a parte del ruolo giocato da Casalino in questa offensiva, avrebbe avuto modo di lamentarsene.

Ma la storia ci fa capire soprattutto a quale livello sia arrivato l’imbarbarimento di un certo modo di fare comunicazione. Perfino quando si tratta di interpretare, come in questo caso, un ruolo tanto delicato quanto decisivo per le istituzioni repubblicane e perciò adeguatamente retribuito. Fra i numerosi precedenti che le cronache hannop registrato, un paio rendono bene l’idea.

I giornalisti che seguono quotidianamente i vertici del governo, ricordano molto bene, quando dopo un summit europeo sull’immigrazione venne chiesto a Casalino un commento sulla proposta avanzata dal presidente francese Emmanuel Macron, e il portavoce di Conte rispose con un emoticon nella chat whatsapp della rappresentanza italiana, raffigurante una mano con il dito medio alzato. In pieno stile vaffa. Salvo poi prendere d’aceto perché la cosa era stata notata e sottilineata. “Se anche sbagliare chat e mettere un emoticon diventa una notizia, mi arrendo”, aveva commentato stizzito.

Per non parlare della sgradevolissima frase buttata lì incrociando il giornalista del Foglio Salvatore Merlo: “Adesso che il Foglio chiude, che fai?”. Un episodio traboccante di allusioni maleodoranti, ridimensionato così dallo stesso Casalino in una intervista al “Corriere della sera”: “La frase intera è stata: “So che il Foglio è in difficoltà. Cosa fai se chiude? Sto facendo dei colloqui, se ti interessa fammi sapere””. Una toppa peggiore del buco.

Alla rivelazione che il suo stipendio di 169 mila euro lordi l’anno era bel superiore a quello dello stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’ex concorrente della prima edizione del Grande Fratello ha replicato sciorinando i titoli (una laurea in ingegneria e l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, chapeau!). Rivendicando di occupare quella posizione non per alcuna ragione che sia diversa dal puro merito. “Il Movimento”, ha detto, “è sempre stato per la meritocrazia, ciò che abbiamo sempre criticato sono gli eccessi e i privilegi ingiustificati e non il giusto riconoscimento, anche economico, delle competenze professionali”. Alla faccia

Sorgente: Quei messaggi di Casalino che avvelenano il clima politico | Rep

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