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Profitto o vita? | Global Project

Un ponte sospeso tra due alberi nella foresta tedesca di Hambach, una rete di case sugli alberi collegate da tra loro, una foresta che prova a resistere da 5 anni e che da settimane invece è soggetta a un violentissimo sgombero.

20 / 9 / 2018

Una vita si è spenta durante l’intervento della polizia. Questa l’ultima notizia che è arrivata ieri sera e si doveva arrivare a tanto affinché si regalasse un po’ più di attenzione rispetto a quello che sta succedendo in Renania.

Steffen era un mediattivista e da tempo stava cercando di documentare la tenace resistenza di donne e uomini che non si vogliono arrendere davanti alla devastazione di una foresta, alla distruzione di un territorio per l’ampliamento di una miniera di lignite, con tutti gli effetti che produrrebbe. Steffens è caduto per circa 14 metri e in seguito è deceduto per le ferite riportate.

La situazione si è subito dimostrata pericolosa da quando la polizia è arrivata in massa, con migliaia di poliziotti, bulldozer ed elicotteri. Tutto questo giustificato da una delibera del Ministero delle Costruzioni che afferma che le case sugli alberi non rispettano le normative anti incendio. La questione reale è che in ottobre riprende la stagione di taglio degli alberi, e ogni hanno la compagnia energetica tedesca RWE, proprietaria della proprietà, taglia circa 70-80 ettari. Quest’anno l’obiettivo è tagliarne il doppio, per rifarsi della sconfitta subita l’anno scorso, quando il tribunale aveva decretato il blocco della deforestazione per quell’anno, anche grazie alle mobilitazioni di Ende Gelände. Quest’anno il tribunale dovrà di nuovo pronunciarsi a riguardo e, proprio per questo, la comunità resistente che vive vicino e dentro la foresta ha fatto una chiamata internazionale per costruire più strutture possibile sugli alberi, ed essere presenti in massa. La risposta è stata incredibile: centinaia persone sono salite sugli alberi, da quando la polizia ha iniziato a sgomberare le strutture ci sono state manifestazioni in tutta la Germania e a Buir, villaggio vicino alla foresta, si sono raccolte 14 mila persone in manifestazione. Ci sono concerti di solidarietà al bordo della foresta, iniziative, mobilitazioni.

Da giorni gli attivisti denunciavano la pericolosità dell’intervento della polizia nelle operazioni di sgombero, che sono continuate nonostante tutto. Ed è dentro questo quadro che avviene la tragica morte di Steffen.

Non è possibile dover pagare con la vita l’opporsi ad un sistema che devasta i territori, inquina e mette in pericolo tutte le forme di vita.

Dopo la morte di Steffen, si sono tenute manifestazioni spontanee a Colonia, Lubecca, Wuppertal, Kiel. A Essen è stata fatta un’azione contro la compagnia energetica Rwe alla “Rwe Tower”. Oggi ci saranno appuntamenti a Berlino e in tutte le città tedesche, per ricordare Steffen e chiedere il blocco totale della miniera di Hambach. Poco prima delle 20 il ministro dell’interno del Land Nord Reno – Westfalia ha annunciato la sospensione dello sgombero, ma si attendono ancora altre conferme ufficiali. La polizia rimane a presidiare il perimetro della foresta.

Nel frattempo la Gerken- ditta che produce le scale, i muletti e le attrezzature utilizzati dalle forze dell’ordine – ha revocato loro l’uso e ha diffuso un comunicato affermando di non aver mai acconsentito né saputo come sarebbero stati impiegati.



In questo momento difficile crediamo sia importante stringerci alla comunità che tiene viva la foresta di Hambach e far sentire tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

*** Photo Credit – Twitter @HambiBleibt

Sorgente: Profitto o vita? | Global Project

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