Milano, 13 settembre 2018 – Il brivido di scalare verso il cielo. L’ebbrezza di violare una parete a strapiombo. Igor Maj era abituato da sempre a misurarsi col limite. Una settimana fa l’ha oltrepassato senza possibilità di ritorno, probabilmente per cimentarsi con un gioco folle che l’ha portato alla morte. Il suo corpo è stato rinvenuto nel primo pomeriggio di giovedì scorso nella cameretta dell’appartamento, in zona viale Corsica a Milano, che condivideva coi genitori e i due fratellini: una corda da montagna agganciata al letto a castello lo ha soffocato. Proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto riprendere gli allenamenti di arrampicata (di cui è stato campione lombardo under 14) nella palestra della società Boulder&Co di Agrate Brianza, in provincia di Monza.

All’inizio si era pensato al drammatico suicidio di un adolescente, ma poi sarebbe emerso qualcosa di ancor più tremendo e inspiegabile: Igor avrebbe perso la vita spingendosi troppo in là nella tragica sfida del blackout, una pratica che consiste nel soffocarsi da soli per perdere i sensi e sperimentare le stesse sensazioni che si provano quando si sta morendo o l’euforia di quando ci si trova senza ossigeno a 7mila metri di quota. Tutto si sarebbe compiuto nel giro di dieci minuti: sul caso sono ancora in corso le indagini dei carabinieri, intervenuti nell’abitazione dopo il rinvenimento del cadavere. Sugli approfondimenti investigativi vige il massimo riserbo, ma – secondo quanto ci risulta – sia nella memoria del computer sia in quella dello smartphone di Igor sono stati rintracciati video, chat e tutorial sul blackout.

Filmati facilmente reperibili sul web, come abbiamo verificato digitando quella parola sui principali motori di ricerca. Il 14enne si sarebbe spinto fino al livello 5, uno dei più avanzati: avrebbe dovuto perdere i sensi per poi risvegliarsi nel giro di una manciata di secondi, ma non è andata così. Una storia terribile, sulla quale finora non era emerso alcun dettaglio. Una storia che ieri i genitori di Igor hanno deciso di raccontare per far sì che episodi del genere non si ripetano: «Fate il più possibile per far capire ai vostri figli che possono sempre parlare con voi, qualunque stronzata venga loro in mente di fare devono trovare in voi una sponda, una guida che li aiuti a capire», l’appello lanciato attraverso il profilo Facebook de ‘I Ragni di Lecco’, il gruppo alpinistico a cui papà Ramon, climber esperto, e sua moglie si sono affidati per rendere il più possibile pubblica la vicenda. E ancora: «Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato. Quindi cercate di fare ancora di più, tutti i ragazzi sono accompagnati dal senso di onnipotenza che, se da una parte permette di affrontare il mondo, dall’altra può essere fatale». Come purtroppo è stato nel caso del 14enne Igor, che proprio ieri avrebbe dovuto entrare in aula per iniziare il primo anno di superiori.

«Sono molti gli adolescenti che praticano il blackout – mette in guardia Fabio Palma, amico di famiglia che ha fatto chiaramente riferimento alla pratica nel suo intervento su Facebook –. Igor era coraggioso, merce rara tra i giovani. Purtroppo, non ha avuto paura a lasciarsi coinvolgere da un gioco criminale. Nessuno sospettava niente, è stato un colpo per tutti noi che lo abbiamo conosciuto». Si era parlato di blackout pure nel febbraio scorso, quando un 14enne era stato trovato in fin di vita nel bagno di casa a Tivoli, in provincia di Roma, strangolato dal cavo della PlayStation; nonostante i soccorsi immediati, il ragazzo era morto qualche giorno dopo nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Gemelli.