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Marx: Il nemico non è l’immigrato ma il capitale – STACHANOV BLOG

Gli economisti accademici tendono a ignorare il ruolo che lo status giuridico può svolgere nella determinazione dei livelli salariali, anche se un terzo dei lavoratori immigrati del paese – circa 8,1 milioni dal 2012 – sono privi di documenti, secondo il Pew Research Center.11 Questi lavoratori affrontano un ulteriore ostacolo: essi sono stati resi “illegali”, e di conseguenza vivono sotto la costante minaccia della persecuzione e della deportazione.

Secondo la legge degli Stati Uniti, i lavoratori senza documenti godono la maggior parte degli stessi diritti degli altri, ma non hanno il diritto di essere qui: in qualsiasi momento, un immigrato non autorizzato può essere arrestato, imprigionato, e destinato alla deportazione. La paura sovrasta tutti gli aspetti del rapporto di lavoro di questi lavoratori e della loro vita in generale. La minaccia di espulsione è un’arma sempre a disposizione per i datori di lavoro quando i lavoratori non autorizzati cercano di far valere i propri diritti – per chiedere salari più alti, riferire le violazioni nel luogo di lavoro, chiedere un risarcimento per gli infortuni sul lavoro, e formare un sindacato. E per legge questi lavoratori non hanno accesso all’assicurazione contro la disoccupazione o a qualsiasi altra parte della sfilacciata rete di sicurezza sociale, in modo che hanno di fronte difficoltà significative se perdono il loro posto di lavoro. Scioperare è rischioso per la maggior parte dei lavoratori; per il clandestino richiede un livello speciale di coraggio.

E’ possibile, quindi, quantificare la “penalizzazione salariale” che la mancanza di status giuridico impone ai lavoratori senza documenti? Diversi studi hanno affrontato questa domanda, per lo più con la decomposizione di Oaxaca-Blinder. Dato il gran numero di variabili, questi studi hanno prodotto stime ampiamente divergenti della disparità salariale, che vanno dal 6 per cento a più del 20 per cento.12 Ma sono tutti d’accordo che la mancanza di status legale ha un preciso impatto negativo sulla retribuzione degli immigrati. E questo effetto funziona senza alcun riferimento all’offerta e alla domanda, o alla “complementarietà” di Peri. Anche se non vi è un eccesso di offerta di lavoratori a basso salario, gli immigrati senza documenti saranno comunque pagati sensibilmente meno dei loro colleghi nati negli Stati Uniti, e meno rispetto ai lavoratori immigrati con status giuridico.

Questo produce inevitabilmente una sostanziale pressione al ribasso sui salari per i lavoratori nati negli Stati Uniti in categorie di lavoro con alti tassi di partecipazione da parte di clandestini. Ad esempio, una ricerca del 2005 ha rilevato che i lavoratori irregolari rappresentavano il 36 per cento di tutti i lavoratori di isolamento e il 29 per cento di tutti gli installatori di tetti e muri a secco.13 Anche se la penalizazione del salario per questi lavoratori è sul lato basso – al 6,5 per cento, dice – deprime senza dubbio i salari per gli altri lavoratori in questi lavori nell’edilizia.

“Una classe lavoratrice divisa”

Un altro fattore che gli economisti ignorano è proprio quello Marx considerava “il più importante di tutti”: il modo in cui l’immigrazione può essere utilizzata per creare “una classe lavoratrice divisa in due campi ostili”. Marx potrebbe aver esagerato quando definiva l’antagonismo tra lavoratori inglesi e irlandesi “il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese”, e negli Stati Uniti di oggi, il pregiudizio anti-immigrazione è solo una delle forze che impediscono alla maggior parte della popolazione di far valere la propria forza. Il razzismo contro gli afroamericani – insieme a sessismo, omofobia, e molti altri pregiudizi – continua a svolgere il suo ruolo storico nell’impedire ai lavoratori di unirsi e organizzarsi. Ma la xenofobia è anche un fattore importante, soprattutto nei periodi in cui i tassi di immigrazione sono elevati.

Potrebbe non esserci un modo semplice per quantificare l’effetto sui salari, ma possiamo trovare almeno un esempio lampante di quanto possa essere efficace il sentimento anti-immigrati nel mettere il movimento dei lavoratori contro gli interessi dei suoi membri. L’Immigration Reform and Control Act del 1986 (IRCA) per la prima volta ha istituito sanzioni per i datori di lavoro che assumono lavoratori non autorizzati. Secondo i sostenitori della legge, queste “sanzioni sui datori di lavoro” dovrebbero ridurre l’immigrazione non autorizzata, interrompendo l’accesso degli immigrati ai posti di lavoro degli Stati Uniti. In realtà, le sanzioni hanno semplicemente fornito un altro strumento per il super-sfruttamento dei lavoratori irregolari. I requisiti di documentazione dell’IRCA forniscono un pretesto per incursioni sul luogo di lavoro, e spingono molti lavoratori irregolari nell’economia sotterranea, dove si trovano ad affrontare ancora più problemi nel difendere i loro diritti del lavoro. Anche i legittimi datori di lavoro possono ridurre la paga ai lavoratori immigrati – e pertanto possibilmente privi di documenti – per compensare il rischio di essere multati, mentre altri datori di lavoro ora usano abitualmente subappaltatori che assumono il rischio su se stessi e pagano i lavoratori anche meno.14 Rispondendo ai sentimenti anti-immigrati tra i membri dei suoi sindacati, l’AFL-CIO ha sostenuto questa misura anti-lavoro nella fase preparatoria dell’IRCA. Non è stato fino al 2000 che la federazione del lavoro, infine, ha rinunciato alle sanzioni dei datori di lavoro ed si è espressa a sostegno della legalizzazione dei lavoratori non autorizzati.15

Combattere lo sfruttamento, non l’immigrazione

Marx non si dilungò le ragioni che lo inducevano a scrivere che l’immigrazione irlandese aveva ridotto i salari dei lavoratori inglesi. Egli sottintendeva che la causa era un eccesso di offerta di lavoratori manuali, ma sue altre affermazioni indicano che egli considerava la xenofobia inglese e l’antagonismo risultante tra i lavoratori un problema ancora maggiore. Il punto importante, tuttavia, è che non stava dando la colpa della diminuzione dei salari agli stessi immigrati; per lui i colpevoli erano il sistema coloniale che spingeva i lavoratori irlandesi in Inghilterra, e lo sfruttamento di questi lavoratori una volta arrivati.

Le stesse considerazioni valgono oggi negli Stati Uniti. La differenza principale è l’aggiunta dello status giuridico come fattore di regolazione dei livelli salariali – leggi che ora rendono il lavoro “illegale” per milioni di lavoratori immigrati. I sostenitori dei diritti degli immigrati possono ritenere opportuno citare gli economisti accademici come Peri che minimizzano o negano la pressione al ribasso esercitata sui salari dallo sfruttamento dei lavoratori irregolari. Non è così. Come ha notato l’economista della Columbia University Moshe Adler, questo approccio non fa nulla per convincere i molti cittadini statunitensi che lavorano in occupazioni con un gran numero di immigrati privi di documenti – e quindi “sanno in prima persona che [lo sfruttamento dei lavoratori immigrati] esercita una pressione diretta verso il basso sui propri stipendi”.16

Lungi dal contribuire al movimento, citando Peri non fanno che aumentare la diffidenza e il risentimento di questi lavoratori verso i difensori della classe media dei diritti degli immigrati.17 Cosa ancor più importante, questo approccio distrae l’attenzione dagli sforzi per affrontare i problemi reali: le cause profonde dell’immigrazione nella politica estera degli Stati Uniti, il super-sfruttamento dei lavoratori immigrati, e gli interessi comuni di immigrati e lavoratori nativi.
Nel 2010, la Dignity Campaign, una coalizione di circa quaranta organizzazioni per i diritti del lavoro e degli immigrati, ha proposto un approccio globale sottolineando questi problemi. Più di recente, la piattaforma della campagna presidenziale 2016 del senatore Bernie Sanders ha fatto alcuni passi nella stessa direzione, mentre la piattaforma del Movement for Black Lives ha formulato raccomandazioni importanti nel mese di agosto 2016 per la lotta contro l’ingiustizia e il razzismo sistemico nelle leggi sull’immigrazione.18 Il clima politico è diventato particolarmente favorevole per l’organizzazione in questo senso a partire dal crollo finanziario del 2008. Paradossalmente, anche la campagna presidenziale di Trump 2016 può aver contribuito: ha incoraggiato il diritto nativista, ma ha anche reso un ampio settore della popolazione più consapevole del razzismo sottostante alla xenofobia anti-immigrati.
Nella sua lettera del 1870, Marx descriveva ciò che poi considerò la priorità assoluta per l’organizzazione dei lavoratori in Inghilterra: “far capire ai lavoratori inglesi che per loro l’emancipazione nazionale dell’Irlanda non è una questione di giustizia astratta o sentimento umanitario, ma la prima condizione della propria emancipazione sociale“. Le sue parole conclusive di consiglio per Meyer e Vogt erano simili: “Voi avete un vasto campo d’azione in America, per operare nella stessa direzione, la coalizione degli operai tedeschi con quelli irlandesi (naturalmente anche con gli inglesi e gli americani che lo vorranno) è il più grande successo che voi possiate conseguire ora”. Questa prospettiva internazionalista e di classe non ha perso nulla del suo buon senso nel secolo e mezzo trascorso da quando è stata scritta.

Note

1 Karl Marx e Frederick Engels,Collected Works, vol. 43, Letters 1868–70 (London: Lawrence and Wishart, 2010): 471–76. In italiano Opere Complete, vol. 43, Lettere: gennaio 1868-luglio 1870 (Editori Riuniti, 1975).

2 Per esempio, il pro-immigrazione American Immigration Council (AIC) scrisse nel 2012 che “l’immigrazione dà un piccolo incremento salariale alla vasta maggioranza dei lavoratori indigeni” AIC, “Value Added: Immigrants Create Jobs and Businesses, Boost Wages of Native-Born Workers, Employment and Wages,” January 1, 2012, http://americanimmigrationcouncil.org .

3 Il tedesco moralisch, tradotto qui come “morale” può riferirsi a morale (stato d’animo) cosi come a principi etici. Marx sembra usare la parola in un senso ancora più largo: per esempio, nel Capitale, vol. 1, capitolo 10, lui discute “i limiti morali della giornata lavorativa”. Egli specificava che questi “limiti morali” includono “tempo per l’istruzione, per lo sviluppo intellettuale, per adempiere a funzioni sociali e per le relazioni con gli altri, per il libero gioco dell’attività fisica e mentale, perfino il tempo festivo domenicale”.

4 George Borjas, “Immigration and the American Worker,” Center for Immigration Studies, aprile 2013, http://cis.org. Borjas spiega diffusamente le sue posizioni in Heaven’s Door: Immigration Policy and the American Economy (Princeton, NJ: Princeton University Press, 1999).

5 Giovanni Peri, “The Effect of Immigrants on U.S. Employment and Productivity,” Economic Letter, Federal Reserve Bank of San Francisco, 30 agosto 2010, http://www.frbsf.org. For a fuller discussion of Peri’s methodology, vedi Giovanni Peri e Chad Sparber, “Task Specialization, Immigration, and Wages,”American Economic Journal: Applied Economics 1, no. 3 (2009): 135–69.

6 vedi, per esempio, Neil Munro, “Report: Immigration boosts economy, widens wealth gaps, analysis finds,” Daily Caller, 9 aprile 2013, http://dailycaller.com; e Mark Engler, “Labor Day: Immigrants Build the U.S. Economy”, Dissent, 3 settembre 2010, http://dissentmagazine.org.

7 Per un esempio di queste dispute, vedere David Frum, “The Great Immigration-Data Debate”, Atlantic,  19 gennaio 2016.

8 Peri, “The Effect of Immigrants on U.S. Employment and Productivity.”

9 Ibid.

10 Pedro P. Orraca-Romano e Erika García Meneses, “Why Are the Wages of the Mexican Immigrants and their Descendants So Low in the United States?”Estudios Económicos 31, no. 2 (2016): 305–37, http://estudioseconomicos.colmex.mx.

11 Jeffrey S. Passel and D’Vera Cohn, “Share of Unauthorized Immigrant Workers in Production, Construction Jobs Falls Since 2007”, Pew Hispanic Center, 26 marzo 2015, Table 1, http://pewhispanic.org.

12 Patrick Oakford, Administrative Action on Immigration Reform: The Fiscal Benefits of Temporary Work Permits (Washington, D.C.: Center for American Progress, 2014), 14–17, http://cdn.americanprogress.org; Francisco L. Rivera-Batiz, “Undocumented Workers in the Labor Market: An Analysis of the Earnings of Legal and Illegal Immigrants in the U.S.”, Journal of Population Economics12, no. 1 (1999): 91–116.

13 Jeffrey S. Passel, “The Size and Characteristics of the Unauthorized Migrant Population in the U.S.: Estimates Based on the March 2005 Current Population Survey”, Pew Hispanic Center, March 7, 2006, http://pewhispanic.org.

14 Douglas S. Massey e Kerstin Gentsch, “Undocumented Migration to the United States and the Wages of Mexican Immigrants,”International Migration Review48, no. 2 (2014): 482–99.

15 Teófilo Reyes, “AFL-CIO, in Dramatic Turnaround, Endorses Amnesty for Undocumented Immigrants”, Labor Notes, 1 aprile 2000; David Bacon, “The AFL-CIO reverses course on immigration”, LaborNet Newsline, 17 ottobre 1999.

16 Moshe Adler, “The Effect of Immigration on Wages: A Review of the Literature and Some New Data”, Empire State College, May 1, 2008, http://esc.edu; “Pitting Worker Against Worker”, TruthDig, 30 aprile 2010, http://truthdig.com.

17 Gli attivisti per i diritti degli immigrati dovrebbero anche notare che Peri supporta programmi di forte sfruttamento di “guest worker” (lavoratore straniero con permesso per un tempo limitato), e ha anche proposto che il governo federale metta all’asta visti di lavoro per le aziende, una pratica che “suona come mettere all’asta schiavi”, secondo il vice-direttore di Le Monde diplomatique Benoît Bréville. Vedi Giovanni Peri, “The Economic Windfall of Immigration Reform”, Wall Street Journal, February 12, 2013; e Benoît Bréville, “Getting In and Getting On,”Le Monde diplomatique, July 2013.

18 Dignity Campaign, “The Dignity Campaign Proposal”, http://dignitycampaign.net; “A Fair and Humane Immigration Policy”, http://berniesanders.com; Movement for Black Lives, “End the War on Black People”, http://policy.m4bl.org.

Fonte: Marx on Immigration Workers, Wages, and Legal Status

Sorgente: Marx: Il nemico non è l’immigrato ma il capitale – STACHANOV BLOG

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