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L’Ideologia Socialista – Riflessioni sul sistema

di Giandiego Marigo

Perchè siamo dove siamo? Nonostante anni ruggenti e conquiste sociali (oggettivamente in fortissimo e costante regresso), Come si è potuto arrivare ad un “sentire comune” in cui i diritti (anche i propri stessi, se applicati ad altri) sono considerati al pari di privilegi e vizi?

Nonostante il Partito Comunista più forte d’Europa, stabile e di peso, per moltissimi anni, nonostante l’epopea della contestazione e gli anni di piombo. Come può essere successo? Cosa si è rotto nella coscienza collettiva di un popolo che ci abbia condotti a questa spiaggia di paura diffusa, xenofobia e razzismo consapevole e no, di egoismo diffuso di cosciente e cieco relativismo?

Come può avvenire che una nazione che il 21 giugno 1976 portò il proprio Partito Comunista al 34,37% a soli 4 punti percentuali dalla Balena Bianca DC, foraggiata e sostenuta dagli States, oggi si impantani fra destra xenofoba ed un qualunquismo moralisteggiante e tendenzialmente destrorso? Si badi che questo quasi 35% avvenne con un’affluenza alle urne del 93% e con la prima volta del voto ai diciottenni … e non con un 72% che fa urlare alla “partecipazione di successo” come alle nostre ultime elezioni. Come può essere?

Non bastano le contorsioni drammatiche e grottesche dello Stesso PCI trasformista e degenerante che prima si trasforma i PDS poi in PD e dopo ancora chissà? Dicevamo non bastano queste involuzioni a giustificare, non sono sufficienti anni di autolesionismo idiota a motivare … c’è qualche cosa di più.

Una carenza ideale, un vuoto delle motivazioni, un’omissione di premesse, grave e fondamentale. Già presente, forzatamente, il quel 34,37%. Se vizi “laterali e di fondo” come Xenofobia, Razzismo, Nazionalismo deteriore assumono una tale importanza da determinare gli schieramenti politici in campo questo può avvenire soltanto in un vuoto, preoccupante e costante, di postulati e di motivazioni profonde.

Non basta nemmeno l’attentato alle sovranità e alle identità delle etnie, perpetrato da un’Europa Franco-Pangermanica e fortemente finanziaria a motivare la debacle di civiltà che stiamo attraversando pur con tutti gli accenti moraleggianti, pseudogiacobini e Savonaroleschi che oggi infarciscono il linguaggio politico. Pur con l’inganno partecipativo che sta minando la nostra democrazia nei suoi fondamenti. Nulla di tutto questo è sufficiente a motivare la carenza di “umanità”, l’egoismo, la paura dell’altro e del diverso, il perbenismo del nulla, la recrudescenza di logiche medievali, il risorgere di vocazioni crociate, la rinascita di squadracce (anche se le soprannominiamo ronde) Il terrore del progresso e del reale cambiamento che si rifugia in illusioni autarchiche, in pretese difese dei confini, città, paesi, quartieri e spiagge, in patriottismi pretestuosi ed inutili … in proclami di appartenenze incrociate e di difese etniche e razziali.

Tutto questo era già presente in embrione in quel 34,37% ed anche prima, quando si fondava sull’economicismo l’avanzata tutta presunta di quella che chiamammo sinistra. Avanzata senza sostanza spirituale e filosofico-culturale, però; che, non a caso, segnò i primi accenni di crisi profonda di fronte al femminismo, al personale è politico, alle richieste dei “senza diritti”. Presunta e cosiddetta, sinistra, che poi naufragò e naufraga di fronte alla “Società dei Consumi” ed alla compulsione indotta, alla modificazione della figura del Proletario, all’avanzata degli interessi personali negli atti pubblici e solidali. Alla crisi ideale del Sindacato e del Movimento Cooperativo corrotti dal gioco del danaro e dal suo flusso, dall’idea del Mercato e della competizione (libera concorrenza?). All’incapacità di comprendere le ragioni di questa crisi ideale e morale che deriva proprio dall’omissione iniziale della discussione sui principi, sui motivi e sulla “natura dell’uomo nuovo”.

L’assenza delle pratiche d’alternativa a livello personale, la mancata attuazione nel quotidiano delle “dichiarazioni di principio” ha facilitato i presupposti per i quali le Strutture organizzate andassero in crisi d’umanità di fronte proprio al “vizio umano di fondo”, esponendo l’intero movimento a quelle critiche sull’incoerenza, sul radicalismo chic, degli interessi privati in atto pubblico, della corruttela, dell’incoerenza ed in ultima analisi di quello che si suole definire “buonismo” o “ipocrisia di sinistra”.

Le critiche dell’avversario, non nascono dal nulla e spesso fanno più male quando hanno uno sfondo di verità. Ho spesso dichiarato che sinchè quelli che definiamo “Intellettuali di Sinistra” saranno affascinati da vizi d’agio borghese tipici di questo sistema nulla potrà davvero avvenire a livello di pensiero ed il cinismo di destra che vede l’uomo come culla di ogni bruttura avrà sempre ragione, lasciando a “supposti” cavalieri avaloniani senza macchia la guida della società. Così come ho spesso detto che senza l’uomo nuovo nulla si fa.

Il socialismo è altro da questo sistema deve essere chiaro, deve essere quindi arricchito e compenetrato dalla conquista dell’uomo nuovo altrimenti è carente d’una sua componente fondamentale.

Avere una visione umana, non competitiva, aperta e capace di tolleranza e condivisione, orizzontale e circolare, in qualche modo femminile e gilanica non è la cosa più semplice da farsi e nemmeno da dirsi. Se essa viene “espressa” nella sua completezza urta “frontalmente e rumorosamente” con questo sistema creando preoccupazioni, reazione ed allarme nel potere … perchè ne discute i presupposti. Non sarà affatto facile esserne portatori, ma questo è il socialismo, questa è la frontiera dell’uomo nuovo, la sua scommessa più grande. Sta a noi raccoglierne il peso … se vorremo.

 

Sorgente: L’Ideologia Socialista – Riflessioni sul sistema

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