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I numeri con cui Draghi ha spiegato perché le troppe parole del governo hanno fatto danni 

Il presidente della Banca centrale europea è tornato a dirsi preoccupato da un dibattito che ha un impatto notevole sui mercati finanziari e quindi sul costo del debito per imprese e famiglie. I numeri 

Prestiti alle piccole e medie imprese più cari di 20 punti base, costi cresciuti di almeno 64 punti base per le emissioni obbligazionarie delle grandi società, credito al consumo delle famiglie aumentato di altri 20 punti. Mentre a Roma la maggioranza è alle prese con la messa a punto della manovra, Mario Draghi interviene al Parlamento europeo e mette in fila il conto pagato fino a oggi dagli italiani per colpa delle parole in libertà della politica.

Un conto che ha impoverito le famiglie e che è pesato sulla competitività del sistema Italia, visto che, sottolinea Draghi, “negli altri Paesi si continuano a pagare gli stessi tassi di prima, o forse anche più bassi”. Il presidente della Bce premette che “le politiche di bilancio in diversi Paesi dell’area dell’euro potrebbero essere meno neutrali di quanto ci aspettassimo qualche tempo fa” e poco dopo, rispondendo alle domande dei parlamentari proprio sull’Italia, chiarisce: “Aspettiamo i fatti, la presentazione del disegno di legge di bilancio e la discussione parlamentare. Entrambi sono importanti e delicati”, dice Draghi, tornando a chiedere un freno alle dichiarazioni che hanno pesato non poco sul portafoglio di imprese e famiglie italiane.

La reazione delle banche

“L’evidenza che noi abbiamo è che le banche sui nuovi prestiti hanno, da aprile in poi, aumentato di 20 punti base i prestiti soprattutto alle piccole e medie imprese – dice il presidente della Bce – mentre per le grandi imprese che emettono titoli obbligazionari i costi sono andati più su, molto più su. Si parla di 64 punti base sulle emissioni obbligazionarie”. E non sono solo i tassi a pesare, ma anche “le condizioni relative alle garanzie e alle clausole contrattuali che sono diventate più esigenti”.

Per le famiglie invece “è soprattutto nel credito al consumo, cioè per i piccoli prestiti, che i tassi sono aumentati di circa 20 punti base. Forse anche qualcosa di più. Per quanto riguarda i mutui invece il processo è più lento”, conclude Draghi facendo intendere che prima a o poi il peso dello spread si sentirà anche sui prestiti immobiliari. “Questa è la situazione – prosegue Draghi – mentre le imprese degli altri Paesi continuano a pagare tassi che erano quelli di prima, forse anche più bassi”.

“Nessun privilegio nei confronti di un Paese”

Il presidente della Bce difende l’azione di Francoforte, ripete che la crescita di Eurolandia rimane “ampia” anche se le “minacce provenienti da protezionismo, vulnerabilità nei mercati emergenti e volatilità dei mercati finanziari siano diventate più “importanti” e ribadisce che anche se il Qe è in dirittura d’arrivo la politica monetaria continuerà a essere “accomodante”.

Infine, risponde a muso duro a chi gli chiede se l’Italia ha ottenuto qualche vantaggio da parte dell’Eurotower: “Non è assolutamente vero che la Bce ha offerto all’Italia dei prestiti, la Bce ha comprato dei titoli sovrani e dei titoli di società in ogni Paese a secondo del suo capitale di riferimento. Non c’è alcun privilegio nei confronti di un Paese. Noi facciamo la politica monetaria per tutti i Paesi, vogliamo la stabilità dei prezzi in tutta l’Europa non in un Paese o in un altro”.

Sorgente: I numeri con cui Draghi ha spiegato perché le troppe parole del governo hanno fatto danni 

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