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Def 2019, cosa cambia per prestiti alle imprese, mutui e risparmi

Roma, 29 settembre 2018 – Giuseppe Conte cerca di rassicurare i mercati che fibrillano il giorno dopo l’approvazione di un Def 2019 che spinge il rapporto Deficit/Pil al 2,4% e che prefigura una manovra di spesa per finanziare alcuni dei punti fondamentali del programma del governo giallo-verde. Ma dal Quirinale trapela tutta la preoccupazione del presidente della Repubblica per la tenuta dei conti pubblici.

Il Def 2019 spaventa i mercati e lo spread sale. Ecco perché

Salvini e Di Maio rivendicano le scelte compiute e replicano con forza ai primi timidi dubbi della Ue. Ci pensa Conte a usare toni più pacati. Le dimissioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dice il presidente del Consiglio, “non sono mai state sul tavolo” e se lo spread sale “è chiaro che al presidente del Consiglio non fa piacere”, “ma bisogna tenere conto che non c’è stata la possibilità di illustrare ai mercati” i dettagli della linea economica del Governo. Ma il rapporto deficit/Pil al 2,4% tocca sicuramente le nostre tasche e ha conseguenze sui prestiti alle imprese, mutui e risparmi. Vediamo nel dettaglio.

Schede a cura di ACHILLE PEREGO

LO STATO PAGHERA’ PIU’ INTERESSI – I più colpiti dal rialzo dello spread sono i titoli di stato italiani e quindi il costo per finanziare il nostro debito pubblico. Quando sale lo spread, il Tesoro è costretto infatti a collocare alle aste a tassi più alti i suo titoli (Bot, Cct, Btp) perché aumenta per gli investitori il rischio Italia. Questa estate, quando lo spread era già vicino a 300 punti, Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici alla Cattolica aveva calcolato un maggior esborso per il Tesoro di 1 miliardo quest’anno e 5 il prossimo. Ma potrebbe andare peggio, sottraendo risorse anche per la nuova manovra. E il peggio, avverte Andrea Delitala, Head of Investment advisory di Pictet Asset Management, potrebbe venire se ci fosse una retrocessione del voto sul nostro debito da parte delle agenzie di rating che provocherebbe l’esclusione dell’Italia dai più importanti indici obbligazionari mondiali, scatenando la liquidazione forzata di titoli da parte di molti investitori esteri, che già questa estate hanno dismesso 70 miliardi.

ORA CI VUOLE PRUDENZA SUI BTP – Prudenza italiane che hanno in portafogli dei Btp, il rialzo dello spread non è una buona notizia. Perché quando sale, aumentano i tassi dei Btp (con il rendimento del decennale vicino al 3,3%) e scende il valore nominale. Quindi, chi avesse acquistato due anni fa 1000 euro di Btp decennali, oggi accuserebbe una perdita se dovessi venderli prima della scadenza. Di fronte a uno scenario così incerto per l’andamento dei bond italiani, spiega Angelo Drusiani, esperto di Reddito fisso di Banca Albertini Syz, non è il momento di essere troppo esposti sui Btp. Solo chi avesse patrimoni rilevanti e una buona propensione al rischio potrebbe approfittare della caduta delle quotazioni di questi giorni oppure investire nelle obbligazioni subordinate di banche e società che rendono anche il 7-8% lordo. Prudenza anche verso la Borsa, consiglia Mauro Vicini, responsabile operativo Websim.it, che sta scontando l’effetto spread: bisogna fare attenzione ai titoli finanziari, i più colpiti dalla speculazione.

BANCHE E IMPRESE SOTTO PRESSIONE – Il rialzo dello spread non fa bene neppure a imprese e banche. Se lo spread dovesse rimanere alto e continuare a salire, il costo del denaro per le imprese aumenterà e questo ridurrà ancora di più la competitività delle nostre aziende, a cominciare dal confronto con quelle dell’altro, e primo, grande esportatore europeo, la Germania. Una prospettiva pericolosa soprattutto all’interno di un contesto che vede rallentare la spinta della ripresa. La febbre dello spread avrà conseguenze negative anche sulle banche italiane. La caduta in Borsa dei titoli bancari infatti, spiega Antonio Ruggeri, gestore del fondo Oyster European Corporate Bondsdi Syz Asset Management, è collegata all’enorme quantità di titoli del debito sovrano nei portafogli dei nostri istituti di credito.

STANGATA PER CHI CHIEDE IL MUTUO – Il rialzo dello spread non ha alcun effetto immediato sui mutui già in essere, sia fissi sia variabili. Il tasso di riferimento dei mutui variabili è l’Euribor, ancora sotto lo zero. Lo spread fissato dalle banche al momento della stipula non può cambiare. Non è un caso che in questi mesi in cui lo spread Btp-Bund tedesco era già risalito, ricorda Roberto Anedda, direttore marketing del gruppo MutuiOnline, il costo dei mutui sia sceso ai minimi storici (0,6% e 1,5% circa per i migliori prodotti variabili e fissi). Certo, aggiunge Anedda, se lo spread dovesse restare elevato o salire ulteriormente allora chi stipulerà in futuro un nuovo mutuo potrebbe pagarlo più caro sapendo che un punto in più di tasso su 100mila euro di finanziamento può incidere fino a 60 euro in più al mese sulla rata di rimborso.

Sorgente: Def 2019, cosa cambia per prestiti alle imprese, mutui e risparmi

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