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Il futuro di Alitalia

Da ex compagnia di bandiera a compagnia degli italiani, quotata in Borsa. A quanto apprende l’Adkronos, tra le diverse ipotesi, legate al futuro di Alitalia, ci sarebbe quella di puntare su un nuovo piano industriale, coinvolgendo in prima battuta soggetti come Cdp, Ferrovie e Poste che, insieme a un fondo internazionale e un alleato abile nel low cost, sia in grado di rilanciare la compagnia secondo logiche di mercato, permettendole il successivo approdo a Piazza Affari così da farla diventare una public company a trazione tricolore.Un piano da inserire in una cornice più ampia di riordino del trasporto aereo, intervenendo anche su intese che hanno permesso alle low cost di crescere e proliferare, accordi che alcuni giudicano contrari alla concorrenza e li definiscono asimmetrie: i contributi versati dagli aeroporti secondari alle compagnie spesso giustificati come iniziative di promozione territoriale.

Tra i vettori low cost potenziali partner ci potrebbe essere non solo Easy jet, pronta a giocarsi un ruolo in un eventuale consorzio. Si cercano compagnie che offrano capacità di carico. Nel mirino potrebbe esserci la Norwegian airlines che ha aperto le rotte a lungo raggio, firmando un modello vincente. Una mossa che permetterebbe di calmierare gli investimenti sulla flotta, dove Alitalia ha due terzi degli aerei in leasing.

E tra i soggetti finanziari internazionali da coinvolgere potrebbe giocare un ruolo attivo Cerberus, il fondo americano di Private equity e Buyout che ha alle spalle sul fronte del trasporto aereo il risanamento di Air Canada e ha già presentato un’offerta per Alitalia con EasyJet capofila non ritenuta però congrua.

Dalla società a stelle e strisce non si commentano voci e ipotesi, ma secondo Ugo Arrigo, docente di Economia Politica e Finanza Pubblica alla Bicocca di Milano, ed esperto di Alitalia un piano simile ”sarebbe una soluzione ottimale. Se l’azienda tornasse a essere remunerativa e sostenibile lo firmerei. ”Certo prima si devono interrompere le perdite, chiudere le falle, cambiare business e strategia, servirebbero almeno cinque anni, ma non sarebbe male”. Perché alla fine ”la compagnia ha un problema industriale molto semplice: ha proventi per passeggero/chilometri a livello di low cost, ma con costi da vettore tradizionale”.

Al momento si starebbe lavorando sulla possibile natura della newco e sugli investimenti necessari, con il ruolo da immaginare per Cdp che rispetti lo statuto e per Ferrovie e Poste. Per l’azienda timonata da Gianfranco Battisti si dovrebbe evitare poi di incorrere in possibili osservazioni dell’antitrust sulla direttrice Milano-Roma mentre per l’azienda guidatata da Matteo Del Fante, quotata in Borsa, potrebbe rivelarsi utile e sinergico far convergere la Mistral, compagnia che fino ad oggi ha fatto perdere soldi e ora votata al cargo.

Sorgente: Il futuro di Alitalia

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