Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

GAZA. Tregua, negoziati in corso Israele-Hamas

Tel Aviv dovrebbe decidere tra alcuni giorni, Hamas ha già accettato l’accordo proposto da Onu ed Egitto. Si tratterà di un cessate il fuoco in più fasi: fine della Marcia del Ritorno, riapertura dei valichi, aiuti umanitari. Ma le chiavi della “prigione a cielo aperto” resteranno in mano al Cairo e a Tel Aviv

AGGIORNAMENTO ore 10.00 

Gaza resta in attesa: la leadership di Hamas ha fatto sapere, via stampa, di aver accettato il cessate il fuoco graduale, a più fasi, con Israele mediato dall’Onu e dall’Egitto, ma da Tel Aviv non ci sono ancora conferme. Ieri sera il gabinetto della sicurezza israeliano si è incontrato ma non sono state rilasciate dichiarazioni chiare. Secondo uno dei membri del gabinetto, citato dal quotidiano Haaretz, la decisione sarà presa tra pochi giorni.

Dalla riunione è uscito un comunicato scarno e laconico che non fa riferimento al cessate il fuoco ma che si limita a far sapere che l’esercito è comunque pronto a qualsiasi eventualità. Poco prima il ministro dell’Intelligence, Israel Katz, aveva indicato le due possibili opzioni: “Un accordo o la guerra”. Non mancano le tensioni nemmeno tra le fazioni palestinesi, che dovranno are tutte il via libera alla tregua, ha fatto sapere Hamas. Fatah, partito del presidente dell’Anp Abu Mazen, ha definito l’accordo “un dono gratuito” a Israele, ricevendo in cambio la stizza di Hamas che si è detto – con il portavoce Sami Abu Zuhri – “disgustato”.

Intanto ieri alcuni palloncini incendiari sono stati lanciati da Gaza verso Israele, la cui interruzione è precondizione per Israele alla tregua. L’esercito ha risposto con un bombardamento: quattro palestinesi sono rimasti feriti. Ha invece perso la vita Ahmad Jihad al-Aydi, 17 anni, ferito durante le manifestazioni della Marcia del Ritorno.

——————————————————————————————————-

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 6 agosto 2018, Nena News – Muaz al Souri, 15 anni, è stato colpito venerdì verso le 19, quando si stavano ‎concludendo le manifestazioni per la Grande Marcia del Ritorno. Un colpo ‎sparato da un tiratore scelto israeliano che non gli ha dato scampo. I medici hanno ‎tentato l’impossibile per salvarlo, superando le difficili condizioni in cui operano ‎ormai da anni gli ospedali di Gaza. Muaz è spirato ieri all’alba.

Il giorno prima ‎sotto il fuoco israeliano era caduto Yahya Ahmed Yaghi, un 25 enne. A seguire ‎quanto accadeva lungo le linee di demarcazione con Israele venerdì c’erano anche ‎Hussam Badran e Izzat Resheq, due esponenti di primo piano di Hamas giunti ‎dall’estero per partecipare a una riunione a Gaza con pochi precedenti – l’ultimo ‎risale al 2012 dopo l’offensiva israeliana Colonna di Fumo – dell’intera leadership ‎del movimento islamico.

Al meeting hanno preso parte anche Musa Abu Marzouk ‎e Saleh Aruri, quest’ultimo rappresentante all’estero delle Brigate Ezzedin al ‎Qassam, l’ala militare, e dirigente di Hamas più ricercato da Israele. Aruri vive in ‎Libano e non era mai stato prima a Gaza. Il governo israeliano si è impegnato con ‎l’Egitto a non assassinarlo con un attacco aereo. “Generosità” legata alla ragione ‎del vertice a Gaza presieduto dal capo dell’ufficio politico Ismail Haniyeh. I leader ‎di Hamas si sono riuniti per dare una risposta definitiva al testo di un possibile ‎accordo di tregua di lunga durata con Israele, mediato dall’Egitto e dall’inviato ‎delle Nazioni Unite Nikolay Mladenov.

‎ «E la risposta è stata positiva. Hamas ha accettato», assicurava ieri S.K. un ‎giornalista con buone fonti nel gruppo dirigente di Hamas che ci ha chiesto di ‎rimanere anonimo. «Non sono mancate forti resistenze all’intesa – ha aggiunto – ‎soprattutto del braccio armato e l’intervento di Saleh Aruri è stato decisivo per ‎convincere i comandanti di Ezzedin al Qassam. D’altronde la direzione politica ‎non aveva scelta. La situazione economica ed umanitaria a Gaza è insostenibile e ‎la popolazione vuole gli aiuti umanitari e non un altro attacco israeliano».Le altre ‎fazioni palestinesi, ha aggiunto, «seguiranno Hamas, come è sempre avvenuto in ‎passato. Si aspetta ora la risposta di Israele».

Risposta che potrebbe arrivare già ‎stasera (ieri) al termine della riunione del governo israeliano o nei prossimi due-tre ‎giorni. E che l’appuntamento sia di grande importanza lo testimonia la decisione ‎del primo ministro Netanyahu di rinviare la sua visita ufficiale in Colombia. E ci ‎sono voci di una partenza segreta per Doha di inviati israeliani. Il Qatar da anni è ‎il principale sponsor finanziario di Hamas ma dietro le quinte ha rapporti con Tel ‎Aviv. ‎«A questo punto dipende solo da Netanyahu e i suoi ministri perché tutti gli ‎altri sono d’accordo: Egitto, Onu e Hamas. Israele non deve insistere con la ‎restituzione dei due militari morti e dei due prigionieri altrimenti salta tutto», ci ‎spiegava S.K. riferendosi ai corpi di due soldati caduti nel 2014 a Gaza e a due ‎cittadini israeliani (un ebreo etiope e un beduino) nelle manio di Hamas.

‎ A Gaza ne sono tutti consapevoli. Sul tavolo c’è un accordo di tregua ‎largamente favorevole Israele poiché che non è destinato a mutare la “status”di ‎Gaza quale “prigione a cielo aperto” per oltre due milioni di palestinesi. Il blocco ‎israeliano, terrestre e navale, si allenterà ma non sarà revocato. Secondo quanto si ‎è saputo l’accordo prevede un cessate il fuoco in più fasi – la prima è la fine delle ‎manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno lungo le linee tra Gaza e Israele e ‎del lancio di palloni incendiari – che, se tutto andrà bene, porterà a una tregua di ‎‎5-10 anni. Israele da parte sua riaprirà il valico di Kerem Shalom (Karem Abu ‎Salem) e altrettanto farà l’Egitto con il transito di confine di Rafah, tra Gaza e il ‎Sinai‏.‏‎

Saranno inviati aiuti umanitari e costruite infrastrutture essenziali a Gaza ‎sulla base di progetti gestiti dall’Onu. A disposizione dei palestinesi saranno messi ‎nel Sinai egiziano un aeroporto e un porto marittimo. È evidente che le chiavi di ‎Gaza sono e resteranno saldamente nelle mani di Israele e anche dell’Egitto. ‎‎‎«Dopo anni di assedio gli israeliani ci hanno preso per fame. Hamas in questi anni ‎ci promesso vittorie militari e libertà. Ma avremo solo un po’ di pane e qualche ora ‎di elettricità in più. E non possiamo rifiutarli», commentava ieri con amarezza ‎Yasser T., un insegnante.

‎ L’accordo prevede anche la riconciliazione tra Hamas e Fatah, il partito del ‎presidente dell’Anp Abu Mazen. Il movimento islamico dovrebbe cedere ‎defintivamente il controllo di Gaza, che mantiene dal 2007, al governo dell’Anp. ‎Le due parti organizzeranno elezioni entro sei mesi. Lo scetticismo tra i palestinesi ‎è forte. ‎

Sorgente: GAZA. Tregua, negoziati in corso Israele-Hamas

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.