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RAGAZZI NELLA GROTTA IN THAILANDIA/ L’esperto: portarli fuori è impossibile, ecco perché

Soccorritori in corsa contro il tempo (LaPresse)

LEONARDO D’IMPORZANO, tra i massimi esperti di immersioni subacquei in grotte, ci dice tutte el difficoltà che incontreranno i 12 ragazzini per uscire dalla trappola sotterranea

Ragazzi chiusi nella grotta. Ogni minuto che passa cambia qualcosa: al momento di scrivere queste righe, dopo notizie sconfortanti in seguito alla morte di un ufficiale della Navy Seal che stava riemergendo dai cunicoli delle grotte, giunge una notizia positiva. Sarebbe infatti stato trovato nella grotta di Tham Luang un cunicolo largo circa un metro che porterebbe fino a circa 200 metri dove si trovano intrappolati i ragazzi e il loro istruttore, anche se questa ipotesi poi è tramontata: “Le possibilità di avvicinarsi sono parecchio alte”, ha detto Thanes Weerasiri, presidente degli ingegneri tailandesi. Questo però, come ci ha detto Leonardo D’Imporzano, uno dei massimi esperti subacquei e speleologi italiano, Tridente d’Oro dell’Accademia Internazionale di Scienze Subacquee, non vuol dire che portare i ragazzi in superficie sia semplice: “Le progressioni in grotta, anche per una persona addestrata, sono le più difficili in assoluto, perché ci si trova in ambienti ostili. Figuriamoci cosa voglia dire per dei ragazzini alcuni dei quali non sanno neanche nuotare”. I tempi per accompagnare ognuno di loro in superficie potranno essere molto lunghi, la speranza è che ce la facciano tutti.

D’Imporzano, l’ossigeno a disposizione nella grotta è sceso al 15%, cosa significa dal punto di vista della sopravvivenza?

Tenendo conto che la percentuale di ossigeno che respiriamo nell’aria è del 21%, le condizioni sono ancora accettabili. Ma ovviamente continua a scendere, come era prevedibile essendo un ambiente completamente chiuso. Nella grotta non ci sono sicuramente dei collegamenti minimi verso l’esterno, perché spesso capita ci siano invece dei soffioni e dei punti da cui giunge aria dall’esterno.

Dunque l’ossigeno calerà ancora?

Essendo quello dove si trovano un ambiente molto piccolo, inevitabilmente questo è uno dei primi imprevisti. La progressione in grotta dal punto di vista delle immersioni è è una delle più difficili in assoluto, anche perché  ci si viene a trovare in un ambiente assolutamente ostile.

In che senso?

Nel senso che l’ambiente va a mettere a rischio la gestione stessa dell’immersione. Spesso si trascura che in questo tipo di progressioni non c’è la possibilità di emergere dove si vuole, come succede nell’immersione classica, per cui il tempo di progressione va sempre calcolato insieme al tempo di rientro, va calcolata esattamente tutta la riserva di aria necessaria nelle bombole.

In questo caso, trovandoci a che fare con ragazzini inesperti, è impossibile fare questo tipo di calcoli, è così? Il fatto che un sub professionista dei Navy Seal sia morto mentre cercava di riemergere è indicativo del livello altissimo di difficoltà o è stato un caso?

Bisognerebbe sapere esattamente le cause della morte, non è detto che sia morto per la mancanza di aria nelle bombole, ma piuttosto per lo stress psicofisico a cui era sottoposto. Queste persone sono lì da giorni, non stanno facendo i giusti tempi di riposo per questo tipo di attività, bisognerebbe capire se in realtà si è trattato di arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress psicofisico. Si trattava di un giovane marine pensionato, non sappiamo se sia deceduto magari per problemi fisici. Ma visto questo caso, osiamo immaginarci quanto sarà difficile riemergere per i ragazzi.

Alcuni dei quali non sanno neanche nuotare…

Infatti. L’immersione necessita di un corso di addestramento adeguato, ha dei tempi precisi, non sappiamo se queste ragazzi soffrono di claustrofobia, alcuni non sanno nuotare. Lì sotto sappiamo che ci sono dei passaggi molto ristretti in cui bisogna spostarsi. E’ davvero una situazione molto complicata.

E’ giusto ipotizzare che un sub professionista accompagnerà ogni singolo ragazzino nell’emersione?

Sarà la cosa più probabile ma bisogna vedere com’è questo condotto, di solito si portano corde fisse, bombole di assistenza da sistemare lungo il percorso per avere un sistema di riserva d’aria in caso di emergenza, e poi il problema sono i tempi che si dilatano molto. Un ragazzo potrà essere portato fuori in modo più o meno veloce, per un altro ci potranno volere tempi molto lunghi. C’è da gestire il passaggio di ogni singolo ragazzo.

Si era detto, e ancora si dice, di lasciarli nella grotta per 4 o 5 mesi in attesa che finisca la stagione delle piogge. Ci potrebbe essere un modo per far arrivare ossigeno in qualche modo per tutto quel tempo? 

Ci sono tanti fattori da considerare ma personalmente considero una permanenza così lunga impossibile. Sono ragazzi, sono al buio, la grotta non è attrezzata con i viveri necessari, la logistica è quasi impossibile da far giungere visto che i condotti sono così stretti che in alcuni casi fa fatica a passare un sub con le bombole.

Eppure si era detto che erano stati portati giù i viveri per quattro mesi, sono balle delle autorità thailandesi per calmare i familiari?

Portare là sotto la logistica necessaria per sopravvivere 4 mesi non credo proprio sia possibile. Teniamo conto che da qualche anno gli astronauti per le missioni spaziali, proprio per abituarli alle difficilissime condizioni dello spazio, vengono tenuti chiusi per due mesi in delle grotte e pur essendo professionisti super preparati riscontrano delle difficoltà. Immaginiamoci cosa sia stare 4 mesi là sotto per un ragazzino di 12 anni.

Non è bello parlare di percentuali quando si tratta di vita o di morte, ma secondo lei quante ne hanno di uscire tutti vivi?

Impossibile fare dei conti. Già il fatto di averli trovati vivi quando tutti dicevano che ormai erano morti è stata una sorpresa bellissima. Ma sbilanciarsi in una situazione del genere che cambia ogni minuto è davvero impossibile. Possiamo solo sperare.

Sorgente: RAGAZZI NELLA GROTTA IN THAILANDIA/ L’esperto: portarli fuori è impossibile, ecco perché

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