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Perché Trump continua a confondere le spese militari degli Usa con le quote Nato 

Il presidente Usa chiede più risorse agli stati membri della Nato, con dati e affermazioni che abbiamo controllato

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lo scorso 9 luglio, ha scritto su Twitter due messaggi in cui si è occupato delle spese degli Stati europei per la NATO, criticando quello che a suo parere sarebbe un impegno finanziario insufficiente.

Trump ha scritto: “Gli Usa spendono per la NATO molto più di qualsiasi altro Paese. Questo non è giusto e non è accettabile. Anche se questi Paesi stanno aumentando i loro contributi da quando sono stato eletto, devono fare molto di più. La Germania è all’1%, gli Stati Uniti sono al 4%, e la NATO serve all’Europa molto più di quanto non serva agli Usa. Secondo alcune stime, gli Usa pagano il 90% della Nato, con molti Paesi che non sono nemmeno vicini a rispettare l’impegno del 2%”.

Si tratta di un’affermazione fuorviante, che contiene alcune informazioni esatte e altre imprecise.

L’affermazione di Trump è fuorviante

La formulazione del tweet di Trump è piuttosto confusa.

Le percentuali che ha ricordato Trump per Germania e Stati Uniti (1% e 4%) si riferiscono alle spese militari complessive sostenute dai vari Stati. Da come pone la questione Trump – parlando di “spese per la NATO” e “contributi” – sembra che la percentuale del Pil impiegata per le spese militari serva integralmente a pagare i conti dell’Alleanza. Non è così, naturalmente.

Gli Stati Uniti, in quanto unica superpotenza militare globale, proiettano i propri interessi strategici in varie aree del mondo, spesso senza che la NATO venga coinvolta. Si pensi ad esempio alla competizione con la Cina nell’Oceano Pacifico, dove è operativa – con un significativo impiego di risorse – la flotta americana.

Dunque le spese militari statunitensi sono, per una legittima scelta politica dei vari presidenti americani, molto alte e hanno sostenuto sforzi bellici talvolta addirittura contrastati da diversi membri europei dell’Alleanza, come l’invasione dell’Iraq nel 2003).

I finanziamenti diretti alla NATO

I finanziamenti diretti alla NATO – per i vari capitoli del budget civile, militare e del Programma di investimenti in sicurezza (Nsip) – ammontano, per il 2018, ad appena 2,27 miliardi di euro (circa 2,65 miliardi di dollari).

Se rapportati al totale delle spese per la difesa dei vari Paesi dell’Alleanza (nel 2017 poco più di 917 miliardi di dollari), rappresentano meno dello 0,3%.

Il loro peso viene ripartito tra gli Alleati in base ai rispettivi Pil, per cui gli Usa pagano il 22% del totale, la Germania quasi il 15%, la Francia e il Regno Unito il 10,5%, l’Italia l’8%, il Canada il 6% e gli altri Stati a scendere.

Quindi, con riferimento alle spese dirette per la NATO, in senso stretto, non è vero che gli Usa spendano molto di più di qualsiasi altro Paese. Le spese sono ripartite in proporzione e in base alla dimensione delle rispettive economie.

Diverso il discorso se si guarda alla spesa militare dei vari Stati dell’Alleanza.

La regola del 2% e lo squilibrio con gli Usa

Come si legge sul sito della NATO, nella sezione dedicata al suo finanziamento, l’impegno a dedicare il 2% del Pil alle spese al capitolo militare è stato assunto nel 2006 dai ministri della Difesa degli Stati membri. “Questa linea guida – spiega la NATO – serve principalmente quale indicatore della volontà politica degli Stati a contribuire agli sforzi comuni dell’Alleanza per la difesa”.

Lo squilibrio tra le spese militari degli Usa e quelle degli altri alleati è evidente e risale indietro nel tempo. Prosegue infatti la NATO: “La ricchezza combinata degli Alleati tranne gli Usa, misurata in Pil, è superiore a quella degli Usa. Tuttavia gli Alleati, al netto degli Usa, spendono tutti insieme meno della metà di quello che spendono gli Stati Uniti per la difesa. Questo squilibrio è stato costante, con oscillazioni, attraverso tutta la storia dell’Alleanza, e ancor di più dopo i tragici eventi dell’11 settembre 2001, dopo i quali gli Usa hanno significativamente aumentato le spese per la difesa”.

Le percentuali di spesa dei vari Stati membri NATO

Trump ha quindi ragione nel dire che gli Usa spendono molto di più degli altri Alleati – lo ribadiamo, per la propria difesa, non per la NATO – ma vediamo di quanto.

Il comunicato NATO del 15 marzo 2018, relativo alle spese militari nei Paesi dell’Alleanza, contiene una tabella con tutte le percentuali degli ultimi anni.

Nel 2017, secondo le stime (a prezzi del 2010), gli Usa hanno speso il 3,57% del Pil per la Difesa. Seguono la Grecia, col 2,32% del Pil, il Regno Unito (2,12%) e l’Estonia (2,08%). Sono gli unici Stati che superano la soglia del 2%, con la Polonia che si ferma all’1,99%.

Tra i grandi Paesi della Ue la Francia arriva all’1,79%, la Germania all’1,24%, l’Italia all’1,12% e la Spagna allo 0,92%. Il Canada arriva all’1,29% e la Turchia all’1,48%.

Considerate le dimensioni dell’economia americana, la percentuale del 3,6% di Pil comporta ovviamente anche una spesa in valore assoluto molto superiore a quella di qualsiasi altro Paese. A prezzi del 2010, gli Usa risultano infatti aver speso nel 2017 poco meno di 620 miliardi di dollari per la Difesa.

Li segue, a grandissima distanza, il Regno Unito con circa 60 miliardi di dollari, davanti alla Francia (51 miliardi) e alla Germania (48 miliardi). La somma di tutte le spese per la Difesa degli Alleati ammonta a poco più di 917 miliardi di dollari.

Dunque Trump ha ragione nel dire che molti Paesi non sono nemmeno vicini a rispettare la linea del 2%. È poi leggermente impreciso nel sostenere che gli Usa spendano il 4% e la Germania l’1%: il presidente Usa arrotonda infatti per eccesso la spesa americana e per difetto quella tedesca.

I numeri sulle spese in valore assoluto – come si legge ancora sul sito della NATO – mostrano che in termini reali Washington spende poco più dei due terzi delle spese militari totali (67,3%) degli Stati dell’Alleanza, non i nove decimi.

Che percentuale delle spese NATO sono degli USA?

Trump potrebbe far riferimento però a una stima dai contorni più sfumati e più complessa da definire: e cioè quanto sia il peso complessivo, per gli Stati Uniti, della partecipazione alle missioni militari compiute sotto l’egida della NATO.

Al di là delle spese dirette per il funzionamento dell’Alleanza, i singoli Paesi sostengono poi i costi di partecipazione alle varie missioni. Senza dubbio il ruolo degli USA è stato molto spesso importante, anche se non siamo stati in grado di ritrovare le “stime” citate dal presidente USA che porrebbero il rapporto sbilanciato in favore degli Stati Uniti addirittura fino al 90 per cento.

Se guardiamo alle singole missioni militari condotte sotto l’egida della NATO, la situazione cambia significativamente da caso a caso. Ad esempio, nell’invasione dell’Afghanistan, un’operazione nata sotto il comando Usa nel 2001 e poi passata nel 2003 sotto quello dell’Alleanza, gli Stati Uniti hanno sopportato un costo molto probabilmente anche superiore al 90% del totale.

Si pensi solo che, secondo le stime, Washington avrebbe speso oltre 1.000 miliardi di dollari mentre Londra, che aveva il secondo contingente durante il picco di presenza di truppe nel 2009-2011, ha speso (al 2014) poco più di 20 miliardi di sterline (per l’Italia il costo è stato di oltre 5 miliardi).

In Libia, al contrario, il carico dell’operazione potrebbe essere stato più equamente diviso tra gli Alleati. Non abbiamo studi omogenei sul costo economico sopportato dai vari Stati coinvolti, ma si può desumere da alcuni indicatori militari. Secondo il Guardian a maggio 2011, più di due mesi dopo l’avvio delle operazioni, gli Usa contribuivano con il 66% del personale militare, poco meno del 50% dei velivoli e il 34% circa degli strike.

Gli altri Alleati hanno aumentato le proprie spese?

Infine, vediamo la questione dell’aumento delle spese militari. Tramite i dati forniti dalla NATO possiamo verificare se e quanto siano cresciute in percentuale del Pil dopo l’elezione di Trump, come rivendica il presidente Usa.

Dei 29 Stati membri dell’Alleanza non prendiamo in considerazione l’Islanda, che non ha un esercito ma fa parte della NATO per la sua posizione geograficamente strategica, e il Montenegro, che è entrato solo nel 2017.

Degli altri 27 Stati – confrontando i dati del 2016 (quando, a novembre, è stato eletto Trump) con quelli più recenti relativi al 2017 – risulta che sedici hanno aumentato la propria spesa per la Difesa in percentuale del Pil, sei l’hanno diminuita e cinque, tra cui l’Italia e la Francia, l’hanno mantenuta identica.

Tra i sedici che hanno aumentato la percentuale di Pil dedicata alle spese militari solo quattro Paesi, tutti dell’Est Europa, hanno fatto registrare un incremento superiore allo 0,2%. Si tratta di Bulgaria (passata dall’1,26% all’1,53%), Romania (da 1,41% a 1,8%), Lettonia (da 1,46% a 1,75%) e Lituania (da 1,49% a 1,73%).

La Germania, ad esempio, ha aumentato la percentuale dall’1,2% all’1,24%.

Non è dunque vero che tutti i Paesi dell’Alleanza abbiano aumentato la propria spesa percentuale del Pil per le spese militari da quando è stato eletto Trump, ma è vero che lo ha fatto – seppur in misura spesso ridotta – la maggioranza degli Stati.

Conclusione

Trump fa un’affermazione espressa male e fuorviante, che sembra equiparare le spese militari dei vari Stati ai contributi all’Alleanza. Se guardiamo ai contributi diretti alla NATO, gli Usa non pagano molto più degli altri Stati, e soprattutto le quote percentuali dei versamenti sono regolate da un calcolo basato sul Pil dei vari Paesi membri.

Diverso il discorso delle spese militari in generale. In questo ambito gli Usa sono di stacco al primo posto rispetto agli altri Alleati, anche se non è vero che da soli raggiungano il 90% delle spese militari di tutti i membri dell’Alleanza.

È invece vero che molti Paesi non raggiungano la soglia del 2% del Pil e che, arrotondando, gli Usa siano vicini al 4% mentre la Germania all’1%. Infine è corretto dire, come fa Trump, che le percentuali del Pil dedicate alle spese militari siano salite in molti Stati della NATO nel 2017 rispetto al 2016, anche se non in tutti e spesso in misura poco significativa.

Sorgente: Perché Trump continua a confondere le spese militari degli Usa con le quote Nato 

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