Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

Pd, Renzi all’Assemblea nazionale: «Non me ne vado». E Zingaretti attacca: «Non si mette mai in ascolto» | Il retroscena sul Congresso

Martina eletto segretario. L’ex premier: «M5S ha inquinato la democrazia, qualcuno ha combattuto il Matteo sbagliato». Il governatore del Lazio si candida e sfida l’ex segretario: «Renzi non si predispone mai all’ascolto, grande limite»

di Franco Stefanoni

Maurizio Martina è stato eletto segretario del Pd a maggioranza con sette voti contrari e 13 astenuti. « Nel lavoro di ricostruzione del Pd dobbiamo metterci profondità perché non bastano i tweet», ha detto intervenendo all’assemblea nazionale. « Se ci sono democratici che non sono nel Pd cosa facciamo? Li teniamo fuori? Io sono pronto ad aprirgli porte e finestre», ha aggiunto il neo segretario sottolineando: «Sarà un percorso lungo, perché la portata del cambiamento che abbiamo subito il 4 non ci consente di raccontare scorciatoie». Nel frattempo, Nicola Zingaretti guarda al futuro. Si candiderà segretario? «Io sarò in campo, l’ho sempre detto». Così il governatore del Lazio, a margine dell’assemblea del Pd a Roma. «Dell’intervento di Renzi mi ha colpito e mi è dispiaciuto il fatto che alla fine non si predispone mai all’ascolto degli altri, che per un leader è un grande limite». In precedenza, era stato Matteo Renzi a dominare la scena. «Mi hanno chiesto: perché non hai fatto una cosa tua dopo» il 41% alle europee del 2014 e «non sei andato a votare? Perché io credo e continuo a credere che sia il Pd l’argine al populismo. Non sono andato via quando mi conveniva, non vado via ora». L’ex premier torna a parlare all’Assemblea nazionale del Pd. E lo fa con un intervento destinato a causare scosse all’interno di un partito che non ha ancora pienamente metabolizzato la sconfitta alle elezioni Politiche, e il tracollo che ne è seguito.

«Noi argine al populismo»

Proprio dalle ragioni di quella sconfitta ha preso le mosse Renzi: «Quanta banalità nei commenti dei giorni dopo. Nessun partito ha avuto il potere di quello che abbiamo avuto noi. Siamo stati establishment. Noi abbiamo perso alle elezioni ma per quattro anni siamo stati argine del populismo in Italia», ha affermato. «Chi in questi quattro anni ha cercato di demolire il Pd ha distrutto la possibilità di una alternativa al populismo, ha picchiato dentro l’argine, dentro il partito con delle divisioni assurde», ha spiegato. «L’alternativa al Pd non erano i compagni di Leu ma la destra che è una tra le più pericolose in Europa. La ripartenza non può essere ricostruire un simil-Ds», ha osservato Renzi. «L’obiettivo di questo governo non è il cambiamento ma l’egemonia». «Ora abbassiamo i toni delle tifoserie e facciamo una riflessione. In politica paga uno per tutti, io mi assumo le responsabilità. Ci siamo fatti imporre l’agenda da altri». E rivolto alla minoranza del partito che lo critica: «State segando l’albero sul quale siete seduti. Continuate pure». Ed ancora: «Ci rivedremo al congresso. Riperderete il congresso e il giorno dopo ricomincerete a contestare chi ha vinto».

«Il problema è cosa succede dopo il congresso»

«Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto», ha detto Renzi nel suo intervento, replicando ad alcuni esponenti della minoranza che lo hanno attaccato dalla platea. «Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare, mica per tutti…». E poi ai suoi: «Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni». «Se fai le primarie, non è pensabile che 200 appartenenti a una corrente mettano in discussione quello che hanno deciso 2 milioni di persone. Lo dico per il dopo, non per il passato». «Il problema non è quando si fa il congresso, ma che cosa succede dopo il congresso», ha sottolineato l’ex premier.

«Il Vaffa day si è fermato a Pontida»

L’ex premier ha parlato del mancato accordo con M5S: «Avremmo avuto una seria ferita istituzionale. Rispetto dal profondo del cuore chi dice che M5s è la nuova sinistra ma io penso che M5s sia la nuova destra», afferma l’ex segretario dem. «M5s ha trasformato lo scontro in Italia in una zuffa personale, ha inquinato le falde della democrazia. Chi non se ne accorge fa un danno a se stesso. Una componente di sinistra nel Movimento? Si nasconde bene. Sono una corrente della Lega. Il Vaffa day si è fermato a Pontida»

Cuperlo: «Avrò detto cazzate, ma non puoi calpestarmi»

«Non c’è in platea Matteo Renzi? Vorrei dirgli che in questi anni posso aver detto un sacco di cose sbagliate e fatto un sacco di errori. Posso aver detto un sacco di cazzate ma non si può calpestare la mia piccola storia, coerenza e dignità». Lo dice Gianni Cuperlo replicando all’intervento di Matteo Renzi all’assemblea del Pd. «Non si può sostituire `Bandiera rossa´ con `Uno su mille ce la fa´!», aggiunge. «Io non mi sono candidato alle elezioni anche per il modo in cui si sono concepite le liste ma dal giorno dopo ho fatto la campagna elettorale pancia a terra. Sono andato a parlare bene di te, Matteo, nel tuo collegio», prosegue. «Abbiamo perso per colpa di Gentiloni, Zanda, Ezio Mauro… ma qualche colpa l’avremo anche noi?», conclude. «L’unanimismo non può essere garanzia del potere».

Il documento

L’elezione di Maurizio Martina segretario, l’avvio da subito della fase congressuale, inclusi i congressi regionali, e primarie nel 2019, prima delle elezioni europee. Sono questi i punti principali del documento che dovrebbe essere messo ai voti oggi nell’assemblea nazionale del Pd. Il testo traduce i punti di un’intesa raggiunta ieri sera tardi al Nazareno e che al momento sembra avere il consenso della maggioranza delle aree del partito.

Renziani, giovani turchi, area dem. Come si divide l’assemblea nazionale del Pd
Area dem
Martina: «A ottobre grande appuntamento»

«Se questa assemblea lo vorrà, mi rendo disponibile a fare il segretario di un partito che costruisce una fase di riprogettazione, una pagina nuova sul progetto e poi sulle persone, sui può fare di qui ai prossimi mesi, tutti insieme. Non ho paura della pluralità. Penso che si possa e si debba fare. Questo partito deve tornare a fare un lavoro vero di ricerca, aprirsi». «Propongo che il partito avvii un percorso congressuale straordinario da qui a prima delle europee che ci porti a elaborare idee, persone, strumenti nuovi. Dobbiamo riorganizzare tutto». Lo propone Maurizio Martina al Pd, candidandosi a essere eletto segretario. «Pur essendo un partito nato dieci anni siamo apparsi vecchi. Ci siamo fermati nella capacità di innovare, nel modo in cui fare comunità politica». «Bisogna avere il coraggio di fare una battaglia con idee nuove, perché nessuno basta a se stesso. Abbiamo un gigantesco bisogno di trovare idee nuove». «In autunno terremo i congressi territoriali, perché nei territori il partito è collassato». E poi a ottobre «un grande appuntamento che si rivolga al Paese. Chiedo di poter fare un lavoro ricostruttivo e rifondativo: in ballo ci sono le ragioni fondative del Pd».

Sorgente: Corriere della Sera

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

adwersing