Roma, 11 luglio 2018 – Si è sbloccata un po’ a sorpresa, in tarda mattinata, la situazione per la nave Diciotti della Guardia costiera che ha a bordo 67 migranti recuperati dal rimorchiatore Vos Thalassa su un barchino che stava affondando di fronte alle coste libiche. La nave della Guardia Costiera arriverà nel primo pomeriggio di oggi nel porto di Trapani. Fino a poco prima il ministro dell’interno Matteo Salvini, aveva usato toni bellicosi, annunciando: “Non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che delinquenti che hanno dirottato una nave con violenza, finiscano per qualche tempo in galera e poi riportati nel loro Paese”. Da parte sua Di Maio in tv assicurava: “non è immaginabile chiudere i porti a una nave italiana”. “Noi non siamo nel gruppo di Visegrad – puntualizza poi il ministro degli Esteri Moavero –  neanche un po’. Neppure nella percezione e nella linea politica del ministro degli Interni”.

SALVINI – Dopo l’incontro-lampo con il premier Conte, il ministro dell’Interno Salvini aveva alzato la voce: “Se su quella nave c’è gente che ha minacciato e aggredito, non saranno persone che finiranno in albergo ma in galera: quindi non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che delinquenti, perché non sono profughi, che hanno dirottato una nave con violenza, finiscano per qualche tempo in galera e poi riportati nel loro Paese”. Quanto ai tempi, “conto di andare a Innsbruck questa sera avendo risolto il problema”, assicura.

Salvini poi nega screzi all’interno del governo che, assicura, “lavora in maniera compatta”. Quanto al ministro dei Trasporti, “sento più Toninelli e Di Maio dei miei genitori – scherza il leader leghista – Leggo sui giornali cose divertenti ma parlano i numeri”. Anche con il premier Conte “c’è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini cittadini italiani, ponendo al centro del dibattito europeo il fatto che non possiamo essere lasciati soli”, puntualizza il vicepremier, che poi s’intesta una vittoria sul fronte immigrazione: “Grazie al lavoro fatto, da quando sono ministro, ci sono dati buoni sugli sbarchi: 21 mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma non mi accontento, voglio fare ancora meglio”.

Sempre sul vertice di Innsbruck, il ministro dell’Interno spiega: “Ho già chiaro in mente cosa andare a chiedere e cose ottenere. Disponibile a parlare col collega tedesco, collega austriaco, collega francese, ma nell’esclusivo interesse nazionale. Quindi il mio obiettivo è che entri in Italia una persona in meno rispetto a quelle che devono uscire”. Parlando dell’Italia “il mio obiettivo è un’immigrazione controllata e qualificata, come negli altri Paesi del mondo. L’immigrazione alla Renzi e alla Mare Nostrum alla 600 mila sbarchi, porta alle tendopoli di San Ferdinando dove c’è la giungla e l’illegalità. Questa non è l’Italia che ho in testa. Controllare l’immigrazione e ridurre il numero dei morti è il mio obiettivo”.

DI MAIO – Sul tema in mattinata era intervenuto anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che a Omnibus su La7 dichiara: “Non vorrei un altro titolo contro ministro dell’interno. Non è immaginabile che noi chiudiamo i porti a una nave italiana, ma condivido tutte le perpelssità di quanto accade nel Mediterraneo”. E specifica: “In questo caso se si tratta di una nave italiana, intervenuta in una situazione da chiarire, bisogna farla sbarcare”.
Secondo Di Maio bisogna seguire “un ragionamento logico: prima viene la guardia libica e poi interveniamo noi con la missione europea, ma visto che è europea i migranti vanno portati in tutti i porti europei”. E puntualizza: “I nostri porti non sono chiusi ma lo sono per quelle Ong che non rispettano regole”.
Sempre in tema migranti, Di Maio sottolinea: “Quelli di prima si vantavano dei numeri degli sbarchi che calavano ma il problema è la percezione dell’immigrazione che oggi in Italia è fuori controllo”.  “Gli enti che fanno accoglienza devono rendicontare i soldi spesi – aggiunge – e così si potrà ridurre di oltre 1 miliardo i soldi che spendiamo perché sono sprecati”.

TRENTA – “Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo – dice ad Avvenire la ministra della Difesa del M5S Elisabetta Trenta – L`apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità”. La vicenda della Lifeline racconta un`altra storia”, prosegue il ministro, e ha dimostrato che “serviva dare una scossa all`Europa. E la forzatura ha avuto un senso, una sua forza, ma nessuno ha mai abbandonato i migranti. La nostra Guardia costiera è sempre stata vicina a quegli uomini e a quelle donne e a quei bambini. L`Italia non si gira dall`altra parte. Non l`ha fatto e non lo farà”, conclude Trenta.

E oggi su Facebook Trenta avverte: “Qualcuno si diletta a strumentalizzare le mie parole” sull’accoglienza dei migranti “nel tentativo di metterci l`uno contro l`altro. Mi dispiace deludervi: non ci riuscirete! All`interno di questo governo, come è naturale che sia, possono esserci sensibilità diverse, ma remiamo tutti nella stessa direzione. Sulla questione migratoria rispetto dei diritti umani e legalità!”.

ATTIVISTI INCATENATI – Intanto da stamattina all’alba più di 50 attivisti della rete #RestiamoUmani si sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in via Nomentana a Roma, per protestare “in modo pacifico e nonviolento contro le politiche dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee”. Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno inoltre aperto uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”. Non c’è comunque un blocco degli accessi dei dipendenti del dicastero agli uffici. L’area è presidiata da forze dell’ordine, ma non si segnalano incidenti né tensioni.