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La nave italiana Vos Thalassa salva 66 migranti. Il Viminale: «No allo sbarco»

Dopo Ong, mercantili e navi militari straniere, stavolta il braccio di ferro vede protagonista un’unità che batte bandiera tricolore che lavora per una piattaforma petrolifera e intervenuta per un Sos in acque libiche

di Claudio Del Frate

Dopo le navi delle Ong, i mercantili stranieri, le navi militari Ue, l’Italia prova a sbarrare la strada anche a imbarcazioni private che battono bandiera italiana che salvano migranti. Il Viminale ha confermato il no all’attracco a porti italiani a una nave, la Vos Thalassa, che ha raccolto 66 migranti alla deriva al largo delle coste della Libia. La Von Thalassa batte bandiera italiana e lavora come nave rifornimento per una piattaforma petrolifera della Total nel Mediterraneo. Già a metà giugno la Vos Thalassa era stata protagonista del salvataggio di 212 migranti, in seguito affidati all’unità militare italiana Diciotti.

La nave, secondo quanto fa sapere lo stesso Viminale «ha anticipato l’intervento della guardia costiera libica che era già stata allertata». Il ministro dell’Interno Salvini quindi non autorizzerà l’imbarcazione ad avvicinarsi ai nostri porti. «La Vos Thalassa è un rimorchiatore a servizio delle piattaforme petrolifere. Ha lasciato i migranti a una nave della guardia costiera italiana, la Diciotti (che pure era più lontana dei libici che stavano entrando in azione). La posizione del ministro dell’Interno non cambia. Sono stato informati della situazione, oltre al premier Conte, anche i ministri Di Maio e Toninelli» comunica lo stesso Viminale.

Dopo il no ai porti italiani, tutte le navi con i migranti rimaste in mare
  • Dopo il no ai porti italiani, tutte le navi con i migranti rimaste in mare
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Il «braccio di ferro» internazionale

Secondo una prima ricostruzione la Vos Thalassa nella serata di lunedì ha raccolto l’Sos per un barcone in difficoltà nella zona Sar (ricerca e soccorso) di competenza della Libia. La Guardia Costiera di Tripoli è stata allertata e stava per intervenire ma sul punto in cui si trovava il barcone in difficoltà è arrivata per prima la nave italiana che ha portato a bordo 66 persone. Ora la Vos Thalassa resta in attesa di sapere dove portare i naufraghi e a questo punto, come accade da quando si è insediato il nuovo governo Lega-Cinquestelle parte il braccio di ferro: Salvini non intende indicare un porto di sbarco, poiché ritiene che la competenza spetti alla Libia. Quest’ultima, tuttavia, non è considerata «porto sicuro» in base ai trattati internazionali dal momento che non garantirebbe un trattamento rispettoso ai migranti.

Questa volta, tuttavia, il quadro è complicato dal fatto che la nave al centro della disputa batte bandiera italiana. Negli ultimi casi Salvini e Toninelli avevano negato assistenza a navi delle Ong sostenendo che non avessero i documenti in regola per operazioni di salvataggio; poi era toccato alla portacontainer danese Maersk rimanere ferma in mare per giorni prima che le fosse consentito l’attracco a Pozzallo . L’ultimo braccio di ferro, poche ore fa ha avuto per protagonista la nave militare irlandese «Samuel Beckett» che partecipa alla missione internazionale della Ue Sophia: il ministro dell’interno ha tentato di negare l’accesso a un porto italiano ma alla fine si è dovuto piegare al dettato degli accordi internazionali. Accordi che Salvini avrebbe voluto rimettere in discussione già nel vertice previsto giovedì a innsbruck, venendo però immediatamente stoppato.

 

Sorgente: Corriere della Sera

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